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IL SEGRETO DEL FIGLIO

Pubblicato: 19 agosto 2017 in News

libriallospecchio

Mai nessun tempo come il nostro ha dedicato tanta attenzione premurosa al rapporto tra genitori e figli.
Il figlio assomiglia sempre pi a un principe al quale la famiglia offre i suoi innumerevoli servizi.
Il rischio che questa premura inedita giustifichi un’alterazione della differenza simbolica che distingue i figli dai genitori…

Un figlio non precisamente un punto di differenza, di resistenza, di insorgenza incontenibile della vita?
Non la sua vita, un segreto indecifrabile che deve essere rispettato come tale?

Il rispetto per il segreto del figlio non indica forse che la genitorialit non mai un’esperienza di acquisizione, di appropriazione, ma di decentramento di s?

L’amore non empatico, non si fonda sulla comprensione reciproca, sulla condivisione, ma rispetto per il segreto assoluto dell’Altro, della sua solitudine; l’amore si fonda sulla lontananza della differenza, sull’incondivisibile…
Ci vale nel rapporto fra genitori e figli e ancor pi in ogni legame d’amore.

Inizia…

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Maria Civita D’Auria, fedele lettrice, ci propone la sua recensione del libro Il senno di noi di Maria Castaldo e Michele Gardoni pubblicato da David And Matthaus e in concorso alla seconda edizione della maratona letteraria #Librinfestival

Il senno di noi

di Maria Castaldo e Michele Gardoni

David And Matthaus

settembre 2016

Pagg. 278

Euro 16,90

Era facile giudicarle diverse, banale considerarle uguali, impossibile vederle rassegnate.

Si tratta di Silvietta e Linda, due storie vere, due donne vittime di una violenza sessuale che entrambe superano con grande forza e determinazione.

Silvietta è molto sola. Non ha conosciuto il padre, figlia di una ragazza madre non ha amici e parenti. Così la madre, è l’unica figura accogliente e premurosa con la quale ha un rapporto idilliaco. Presto però, quest’ultima, si ammala di una forma di poliomelite che le crea una grave insufficienza polmonare per cui nel giro di poco tempo muore. Silvietta per reagire al dolore inizia a frequentare come volontaria un’associazione che aiuta le donne in difficoltà. Ma quando tutto sembra essersi risolto, Silvietta viene stuprata nella strada buia del parco che percorre ogni sera per raggiungere l’associazione. Nel giro di poco tempo si rende conto di essere incinta, ma anche se questo figlio è frutto di un atto violento, decide coraggiosamente di portare avanti la gravidanza sfidando atteggiamenti pietistici e giudizi negativi espressi dal suo contesto sociale.

Linda ha una famiglia borghese. Il padre è un tecnico che lavora in un’azienda elettronica. La madre invece è un’impiegata stimatissima dell’ufficio amministrativo di un’importante casa di moda. È una famiglia molto all’antica. Il padre si è sempre guardato bene dal girare svestito in casa, anche quando Linda era molto piccola. La madre crede che il sesso si debba concedere solo al proprio marito. Così Linda, crescendo, sviluppa un carattere molto introverso che le crea difficoltà di integrazione soprattutto a scuola, anche se è molto studiosa. Durante una gita scolastica, stanca di sentirsi “diversa”, cede alla corte di Riccardo, il bello della scuola, che però la prende con violenza. E dopo averla usata la getta via come se lei fosse uno straccetto. Dopo poco tempo, Linda si rende conto che quell’unica “pazzia” ha avuto un caro prezzo: è incinta.

Questo libro scritto a quattro mani da Maria Castaldo e Michele Gardoni, compagno dell’autrice non solo nella stesura del romanzo, ma anche nella vita, vuole essere una denuncia nei confronti di una società che, nel caso di una violenza sessuale, è pronta solo a commiserare e a puntare il dito contro la vittima.

Silvietta o Linda, e le donne in generale, in un modo o nell’altro più che vittime sono considerate colpevoli di aver dato l’opporrtunità e il diritto all’uomo di usare violenza e di abusare del loro corpo. Si dice: se la sono cercata.

Occorre invece un’educazione al ripetto verso l’altro per cambiare questa mentalità, anche se è un percorso difficile che va a toccare convenzioni, radicate nel contesto storico, sociale e familiare. Silvietta e Linda sono la testimonianza che la violenza sulle donne si deve fronteggiare, attaccare e sconfiggere perché le donne hanno il diritto di sperare in un futuro migliore.

Maria Civita D’Auria

SCRIGNI SEGRETI

di Giusi Radicchio ∗

Feltrinelli Editore propone nella Universale Economica  la ristampa del romanzo memoriale di Elsa de’ Giorgi, Ho visto partire il tuo treno, in libreria nel mese di giugno 2017. Per riportare alla luce un’opera dimenticata e far rivivere i personaggi che animarono i dibattiti politici, le pagine culturali, le piazze, le sale cinematografiche, i teatri, i premi letterari degli anni Cinquanta del Novecento.

Ho visto partire il tuo treno, Elsa de' GiorgiHo visto partire il tuo treno

di Elsa de’ Giorgi

Feltrinelli Editore

Giugno, 2017

Universale Economica

Pagine: 304 – Prezzo: € 9,50

ISBN: 9788807889530

Prefatore: Roberto Deidier

Elsa de’ Giorgi il 7 dicembre 1992, presso la storica libreria Seeber di Firenze, presentava due sue opere appena uscite da Leonardo: la riproposta del libro I coetanei, già pubblicato da Einaudi nel 1955 e la novità Ho visto partire il tuo treno. Quest’ultimo volume voleva essere, nelle intenzioni dell’autrice, un racconto concreto e fedele sulla traccia di stralci della corrispondenza, tenuta con Italo Calvino, un dialogo non solo amoroso nato negli ambienti culturali degli anni ’50.

Ho visto partirte il tuo treno, Elsa de'Giorgi, Leonardo, 1992

Ho visto partire il tuo treno, Leonardo, 1992

I COETANEI, Einaudi, 1955, disegno di copertina di Carlo Levi

 

I Coetanei, era nato dall’interesse verso un brano della De’ Giorgi intitolato Un partigiano torna Firenze, pubblicato sulla rivista «Il Ponte» diretta da Piero Calamandrei.

Ho visto partire il tuo treno inizia con il racconto di questo episodio e il conseguente incontro con Elio Vittorini e quello più rilevante con Italo Calvino, entrambi referenti della casa editrice Einaudi. Il nuovo memoriale riprende, nella sua struttura, l’opera precedente con un asse temporale spostato di circa dieci anni: ne I Coetanei la narrazione era centrata sulla dichiarazione di guerra del giugno 1940, proseguiva con l’occupazione tedesca, la liberazione e le speranze di un nuovo futuro di libertà.

Dieci anni dopo, a risaltare sono di fatto le aspettative disattese, la presa di coscienza, il volgersi al passato per riuscire a superarlo. Elsa de’ Giorgi non fissa esclusivamente lo sguardo sulla sua storia sentimentale con Italo Calvino, va oltre. Spiazza il lettore e servendosi del suo sguardo personale, con un egocentrismo neanche tanto velato, anzi quasi esibito, racconta la dialettica, la genesi e l’inventiva della produzione calviniana, si sofferma con esattezza e garbo su Carlo Levi, Pasolini, Renato Simoni, Anna Magnani, Savinio, Montale, Palazzeschi, sulle donne e gli uomini che gravitavano intorno a lei e al suo salotto. Con tono confidenziale senza sfiorare l’indiscrezione, parla di società, letteratura, politica, in una polifonia di voci che include gli ambienti culturali di quella stagione italiana, la crisi della rivolta ungherese del 1956, l’uscita di Calvino dal Pci. E non ultimo la scoperta di sentimenti nuovi da parte di quel giovane scrittore che si scopre fragile e innamorato.

Era il guizzo per il piacere di un incontro, il ricordo di un gesto, di una parola. Da qui, mano mano prese il via il Calvino ottimista, più adorabile, femminilmente indimenticabile, che pochissimi sospettano in lui: il Calvino del gioco, dell’umorismo sapiente, zavattiano, tofanesco, chagalliano, innocente, che scriveva disegnando avvenimenti e stati d’animo con una grazia che è un delitto non poter portare a conoscenza dei lettori.

Elsa chiamava la sua intera raccolta epistolare “cassaforte del mio spirito”, come racconta la studiosa Maria Corti in Ombre dal fondo. Nel libro postumo poi, I vuoti del tempo, definisce le lettere di Calvino «L’epistolario d’amore forse più suggestivo del Novecento», un carteggio che lei riuscì a depositare al Fondo Manoscritti di Pavia e che le servì, come afferma, «per mettere a fuoco le strategie dello stile» dello scrittore. Racconta inoltre la studiosa: «Ecco Calvino benedire due oggetti odiati nel passato il treno e il telefono, capaci di superare per lui la distanza dall’amata.»
Le lettere sono la testimonianza del confronto fra un uomo e una donna, letterati e artisti entrambi, calati nella comunità intellettuale dell’epoca, opposti di carattere, ma stretti in un incantesimo, in un abbandonarsi e ritrovarsi per quel breve arco di tempo che durò la loro intesa. Preponderante e sovrastante in Ho visto partire il tuo treno appare la figura di lei, la voce narrante sempre in primo piano.

Ma chi era Elsa de’ Giorgi, nome d’arte di Elsa Giorgi Alberti?

T'amerò sempre, Elsa de' Giorgi

Nel 1933 all’età di diciotto anni Elsa, umbra di origine, bellissima, debutta nel film di Mario Camerini T’amerò sempre ottenendo un successo che la porta in poco tempo a diventare una delle attrici più amate e seguite degli anni Trenta.

Negli studi della Cines, conosce Alberto Moravia, Carlo Levi, Mario Soldati e lo stesso Emilio Cecchi.
Risale a questi primi anni di vita romana l’incontro con Anna Magnani alla quale Elsa rimarrà legata per la vita da profonda amicizia. All’amica, l’Elsa scrittrice dedicherà un intero capitolo in Ho visto partire il tuo treno, così come farà per Pasolini che conosce nella metà degli anni Cinquanta.

Il mistero alchemico di Pier Paolo è forse tutto là. In quelle ore oscure cariche di tensione, di rischio vitale, di cui decantava la violenza il giorno successivo all’azione poetica, in quella civile del vivere.

Nel 1942 Elsa accantona il cinema per dedicarsi al teatro. È scritturata dalle più importanti compagnie teatrali e affianca attori del calibro di Andreina Pagnani e Renzo Ricci. Nel giugno del 1949, un anno dopo il matrimonio con il conte Sandrino Contini Bonacossi, interpreta Elena di Troia nell’indimenticabile allestimento del Troilo e Cressida di Shakespeare, per la regia di Luchino Visconti nei Giardini di Boboli.
Il 27 luglio del 1955 Sandrino Contini Bonacossi scompare senza una spiegazione. Elsa è distrutta, intraprende una infinita ed estenuante battaglia legale con la famiglia del marito. Il legame con Italo Calvino, che aveva curato l’editing de I coetanei, diviene più stretto.

Fiabe Italiane, Italo Calvino, Einaudi

 

La vita di Elsa prosegue tragica, densa ed esaltante allo stesso tempo. Calvino le dedica Le fiabe italiane e Il barone rampante, ma già nel 1959 il rapporto fra i due si poteva dire concluso.

Italo Calvino, Il barone rampante

Nei primi anni Novanta la pubblicazione del memoriale Ho visto partire il tuo treno, suscita scalpore, interesse, pettegolezzi e divieti in ambito letterario, giornalistico ed editoriale, ma altri scandali subentrano a scavalcarne l’importanza e il libro viene presto dimenticato, (dimenticanza voluta?) nonostante il suo valore letterario e storico.

Il titolo del libro riprende la frase di una lettera inviata da Calvino a Elsa.

Ho visto partire il tuo treno, tu al finestrino, t’ho salutato non visto, dal finestrino di coda del mio treno, bellissima.

La narrazione si apre con due dichiarazioni dell’autrice, il cui senso include intenzioni e memoria. «Conobbi Calvino nel ’55. Un anno che fu poi fatale per me.»
La memoria riguarda quanto avvenne in quel lontano 1955. L’intenzione è di narrare la testimonianza diretta di chi la storia l’aveva vissuta, per spegnere le polemiche nate intorno alla pubblicazione di quelle lettere di Calvino, fino ad allora rimaste segrete.

Le polemiche avevano preso il via nel 1988 con la pubblicazione da parte di Elsa del saggio-testimonianza L’eredità Contini Bonacossi: l’ambiguo rigore del vero, incentrato sulla vicenda che ruota intorno alla scomparsa del marito. Il libro contiene tra l’altro riferimenti precisi rispetto alla relazione sentimentale e a una fitta corrispondenza fra l’autrice e il giovane Italo Calvino. Elsa scrive che quel periodo era stato il più fecondo della scrittura del grande autore:

Da quel momento, Calvino prese a starmi vicino con lettere che mi raggiungevano quotidianamente e sfidavano il riserbo e la solitudine entro cui, avvocati a parte, vivevo quel crudele momento.
L’intreccio epistolare si snodava in misteriosa armonia che riusciva a entrambi stimolante. Fu il periodo più fecondo del lavoro di Calvino, dalle Fiabe, nella cui prefazione, in chiave fabulistica, descrisse la storia straordinaria di sparizioni e metamorfosi che io stessa vivevo e che mi dedicò chiamandomi Raggio di Sole; al Barone rampante, dedicatomi col nome di Paloma; ai Racconti e al Sogno di un poeta, fino al Cavaliere inesistente, che in sostanza descriveva il mio amore ostinato per un cavaliere che non c’è, eppure è più presente della concretezza nella sua armatura.

E qui la contesa viene accolta e trova ampio spazio sulle pagine della stampa.
Pietro Citati su «La Repubblica» del 17 luglio 1990 smentisce le parole della de’ Giorgi con un pungente articolo sulle “false contesse” colpevoli di guai e pene d’amore del primo Calvino, un Calvino che a suo dire può considerarsi “minore”. Elsa non manca di rispondergli su «Epoca» del 26 settembre 1990, con un articolo titolato “Il mio Calvino”, armata di penna, intelligente ironia e documenti, primi fra tutti quelle lettere di Calvino, rimaste segrete per trent’anni, lettere che parlano d’amore, di filosofia, di letteratura, di teatro, di politica. Elsa divulga alcuni stralci del carteggio, ma le polemiche si concludono con il divieto da parte di Esther Calvino, vedova dello scrittore, di pubblicazione delle lettere.
Elsa deve adeguarsi alla legge ma il suo carattere energico e combattivo la porta a decidere di raccontare la sua versione dei fatti, usando la scrittura.
Si è voluto insinuare come Elsa dimostri di ricordare fin troppo bene vicende molto lontane nel tempo, perché quando scrive ha più di settant’anni anni e ne sono passati circa quaranta dagli avvenimenti. La donna che racconta però è una donna intelligente, attenta, ben consapevole di quanto vuole o non vuole dire, e una autobiografia non sarà mai del tutto aderente alla realtà.
Inoltre, nel momento in cui nel libro si sofferma sul racconto della notte trascorsa ad ascoltare Calvino leggerle la prima stesura del Barone, è lei stessa a ricordare che gli anni avrebbero potuto cancellare i ricordi un tempo vividi «Quante ore durò? Devo ricordarmene. Fino a poco tempo fa lo ricordavo. Ora non più.»

E poi prosegue

Per questo non ho voluto rinviare queste note, il recupero di un tempo non perduto, ma vissuto in una storia che non è soltanto d’amore. Una storia che dovevo consegnare alla memoria di altri prima che una mano ignara e presuntuosa ne profanasse la verità.

Quelle lettere, conservate per tanti anni e da cui tutto era iniziato, testimoniavano una storia breve e intensa, “un involontario romanzo d’amore” come sottotitolava l’articolo dell’Europeo. Come tante storie d’amore si consumò in breve tempo e poco importa se i protagonisti furono una diva del cinema – attrice di teatro, memorialista – e un giovane scrittore impegnato politicamente e intento a costruirsi il suo personale profilo letterario che lo avrebbe portato a valicare confini molto vasti.

Il cavaliere inesistente, Einaudi, 1959

Il cavaliere inesitente, Einaudi, novembre 1959

La storia d’amore si concluse con la partenza dello scrittore per New York quasi preannunciata in quel futuro da conquistare che si prefigura nella chiusura de Il cavaliere inesistente, ultimo capitolo che chiude la trilogia degli Antenati e quel periodo fiabesco che aveva caratterizzato la produzione calviniana del decennio che si lasciava alle spalle.
Calvino si sarebbe dedicato alle innovative ricerche del processo combinatorio ed Elsa de Giorgi avrebbe continuato a cavalcare il futuro con il cipiglio cavalleresco di Bradamante.
In seguito Italo Calvino non abbandonò del tutto l’immaginario fiabesco, che rileggiamo nitido nelle visionarie Città invisibili, attualmente oggetto di studio e culto proprio in quell’America che lo scrittore visiterà da ottimista e che segnerà per lui l’inizio di una nuova età.

 

∗Le citazioni riferite a Ho visto partire il tuo treno sono tratte dall’edizione Leonardo del 1992.

 

IL SUPERFESTIVAL UNISCE L’ITALIA DELLA CULTURA

67 FESTIVAL DA 18 REGIONI PER LA KERMESSE AL SALONE DEL LIBRO

Il Superfestival è consultabile all’indirizzo http://www.superfestival.it

#LIBRINFESTIVAL
il festival che premia i mestierei del libro
al SUPERFESTIVAL del SalTo17

Tana libera tutti, un romanzo che il suo autore definisce “Il mio gioiellino” e che del piccolo gioiello ha tutta la luminosità e la grazia. È il gioco dell’infanzia che ci ha visti tutti partecipi, chi più e chi meno.

A dicembre al Palazzo dei Congressi di Roma per la Fiera Più libri più liberi, l’incontro fra alcuni rappresentanti di #Librinfestival e Franco Piol presente con il suo nuovo libro fresco di stampa Tana libera tutti e già in gara alla prima edizione della maratona letteraria che premia i mestieri del libro.

Tana libera tutti, Franco Piol, Paola Rotella, Roberto Stocchi

Sabato 25 febbraio ci siamo dati appuntamento alla Feltrinelli di Roma, Galleria  Alberto Sordi, per assistere alla presentazione del libro, è intervenuta Selene Gagliardi, letture di Paola Rotella e Roberto Stocchi.

Tana libera tutti, Franco Piol, mestierelibro, Feltrinelli

Tana libera tutti

Franco Piol

Augh Edizioni

Euro 13,00

pagine 154

 

Tana libera tutti, Franco Piol, Paola Rotella, Roberto StocchiSelene GagliardiFranco Piol inizia la conta stanando uno ad uno i suoi amici, nascosti fra le pieghe dei ricordi e chiamati a raccolta, invitati a giocare ancora una volta tutti insieme, anche se il fiato si è fatto più corto e le gambe non reggono lo sforzo.
Siamo a Piazza Navona, al calar del sole di una giornata di fine estate, e qui prendono il via i momenti di nostalgia, un affresco della Roma ormai sparita come racconta l’autore, quella del dopoguerra, quella dove la gerarchia si faceva sentire anche fra i bambini orfani, come Alvaro Paolino un orfano privilegiato perché ameno aveva la mamma. Nella gerarchia dell’orfanotrofio erano comprese anche le suore e lo scalino più basso era riservato alle sorelle di serie “c” come suor Gertrude, la suora novantenne con il suo intercalare in stretto dialetto calabrese, custode del terrazzo, addetta al bucato e ai panni stesi, ma non al grande orologio della torre, come aveva immaginato Alvaro.

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È il racconto del primo amore fanciullo, “Amore Maria”, come il titolo della poesia dedicata alla bambina che Alvaro non rivedrà più. E di Nando il sognatore, che insieme all’uomo venuto dal mare scava nella sabbia e trova una grande biglia che sprigiona energia pura e riflette la luce dal mare. E come dimenticare la Sora Cencina amministratrice di un variopinto pensionato o le Madonnare di Rione Ponte che a giugno andavano in processione al Divino Amore e di mestiere si arrangiavano con l’usura spicciola.

Accorrono tutti al richiamo dell’autore, al richiamo della memoria che preesiste sotto forma di testimonianza, inventando qualcosa, trasformandone qualche altra e quei ricordi d’infanzia si scolpiscono indelebili, come il viaggio a Conegliano del piccolo Mattia. Un viaggio che è stato una favola, una grande favola per un bambino che l’ha vissuta da solo, ad appena cinque anni. Da Roma a Conegliano con un cartellino che riportava scritto: “Per Conegliano scendere a Mestre”. Dietro ovviamente c’era tutta una rete protettiva, la Polfer, la mamma che curava la mensa dei ferrovieri, una collega che lavorava nelle ferrovie. E il bambino aveva gli occhi sgranati per la curiosità, rimasto sveglio per l’eccitazione, fino a crollare vinto dal sonno.

Paola Rotella - Roberto Stocchi

Paola Rotella – Roberto Stocchi

“A un certo punto poi ti fermi e fai la raccolta, dice Franco Piol, una raccolta che nasce anche da venticinque anni di teatro per bambini, laddove a largo Spartaco i ragazzini abbandonati si riunivano e raccontavano le loro storie, storie pesanti e noi le raccoglievamo e, con l’onestà dell’autore, dell’attore, della compagnia, le trasformavamo in fiabe e queste fiabe colpivano nei loro temi sociali tanto che ci si innamorava di queste fiabe, incantavano soprattutto gli adulti che magari facevano altre letture. La differenza la facevamo noi, più o meno bene. La vera caratteristica del bambino è teatro puro”.

Un vero peccato non aver potuto arricchire le pagine di Tana libera tutti dei disegni di Roberto di Costanzo. Sarebbero state quelle illustrazioni un valore aggiunto a una percorso fiabesco, lungo le strade di una città che iniziava a ricucire gli strappi della guerra fra mille difficoltà che ricadevano soprattutto sui bambini.

Il sipario cala nella stessa piazza dove si è aperto, in quella Piazza Navona quando ormai si è fatta alba e il Nostro narratore può finalmente gridare “Tana libera tutti”
Il tocco leggero di Piol nel narrare anche gli episodi più duri è la cifra stilistica di questo autore poeta, animatore, narratore. Aspettiamo allora di leggere una sua nuova fiaba.

Giusi Radicchio

L’amica lettrice Maria Civita D’Auria ci invia la sua recensione al libro Follia di Patrick McGrath ricordandoci così il concorso RiSCRIVI il tuo finale indetto dalla libreria Cartacanta di Monterotondo e abbinato ai corsi di scrittura creativa di #mestierelibro

Follia, Patrick McGrath

Follia (Asylum)

di Patrick McGrath

ADELPHI edizioni

marzo 1998

pp. 294, copertina flessibile

collana Fabula

 

Incipit

Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni.

Siamo nel 1959, Stella è la moglie infelice di Max, vicedirettore del Mental Health Act, un grande manicomio criminale nei pressi di Londra. Lei è bella, florida e un po’ regale. Lui è un uomo cupo, freddo, debole e senza fantasia. Hanno un figlio di dieci anni che si chiama Charlie. Ma il loro è un matrimonio di apparenza. Così quando Stella conosce Edgar se ne sente subito attratta sessualmente. Edgar è uno scultore, un artista, ma è anche un paziente dell’ospedale. Difatti si trova ricoverato in questo manicomio, per aver ucciso sua moglie Ruth perché convinto della sua infedeltà. Essendo un paranoico con violentissime crisi di rabbia, dopo averla uccisa, la fa a pezzi e scava la sua testa come fosse una scultura. Adesso all’ospedale si trova in regime di semi libertà ed è ingaggiato da Max, il marito di Stella, per curare l’orto e la serra della sua casa. E’ qui che Stella e Edgar si conoscono. E’ estate, Stella indossa abiti leggeri che esaltano la sua sensualità e anche Edgar con il suo corpo atletico è molto attraente. Così, tra i due, è inevitabile fare sesso insieme. La prima volta accade nella serra in modo un po’ primitivo, con un misto di smania famelica e di istinto. Gli incontri si ripetono e tra i due scoppia una passione selvaggia e ossessiva che, con il tempo, danneggia la salute mentale di Stella. Amare Edgar in questo modo distrugge la vita della donna e quella dei suoi familiari.

I fatti sono raccontati proprio dal dottor Peter Cleave, psichiatra che ha in cura Edgar e voce narrante di questa storia. Consiglio di leggere “Follia” perché è molto coinvolgente. Il lettore resta incollato dalla prima all’ultima pagina senza mai stancarsi, attratto da una buona scrittura e dal ritmo incalzante. La trama e i personaggi sono forti, complessi, ma il finale non è come ce lo siamo immaginato e ci lascia un po’ amareggiati, anche se ci rendiamo conto che, dati i fatti narrati, l’autore scrive la conclusione più logica.

Maria Civita D’Auria

Westworld, dove tutto è concesso

Pubblicato: 19 febbraio 2017 in News

libriallospecchio

Cos’hanno in comune il romanzo Nebbia di Miguel de Unamuno e la serie televisiva West world? Apparentemente nulla. Il primo è un romanzo breve scritto negli anni ’30 dallo scrittore, saggista e filosofo spagnolo più interessante del XX secolo, la seconda invece è una serie televisiva concepita come una fantasia scientifica con ambientazione Far-West.

Eppure qualcosa in comune c’è! Alla base di entrambi c’è l’idea dell’uomo creatore. Nel romanzo Unamuno crea i suoi personaggi e crede di avere diritto di vita e di morte su di essi. Un parallelo che ricorda la condizione della relazione Dio – uomo. In West world l’uomo crea robot dalle perfette sembianze umane per un parco dei divertimenti e per soddisfare il piacere dei suoi ospiti.

Ma cosa accade quando il protagonista principale del romanzo si ribella e si rifiuta di accettare l’esistenza fittizia del suo creatore? E come reagiscono gli androidi quando prendono coscienza…

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