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Maria Civita D'auria ci propone oggi la lettura de La vita nascosta di Sara Ficocelli.

La vita nascosta, Sara Ficocelli, MdS Editore, #Librinfestival, #mestierelibro

La vita nascosta
Editore:MdS Editore
Collana:Cattive strade
Anno edizione:2016
In commercio dal:27/05/2016
Pagine:180 p., Brossura

 

Recensione a cura di Maria Civita D'Auria

Quando si parla della città di Roma vengono subito in mente le sue bellezze artistiche come le chiese e i palazzi, le fontane, le strade e le piazze. Ma in questo romanzo, Sara Ficocelli, attraverso i suoi personaggi parla di una Roma nascosta, ben più semplice e popolare. Tutto ruota intorno al personaggio di Iris, una transessuale che si prostituisce nei quartieri alti di Roma, anche se vorrebbe fare un lavoro normale. Iris è alta, bionda, colta e ha una relazione con Roberto che gestisce un bar a Ponte Milvio insieme a Mauro, un giovane del Quadraro che sta per diventare padre. Anche Roberto ha un figlio, Biagio, ma ha un pessimo rapporto con la sua ex moglie e il cognato che è di destra. Dalla loro realtà, molto lontana dagli ambienti della borghesia romana, Iris si sente tagliata fuori e il desiderio di farne parte è tale che la donna si riduce spesso a spiare le giornate di Roberto dalla vetrina di un locale di fronte, bevendo un Negroni dietro l’altro. Ad un certo punto entra in scena Aneta, una giovane Sinti trovata seduta in stato confusionale su una panchina della piazza, in seguito a una violenza subita da due ragazzi della Roma bene. Iris che ha tanta voglia di compagnia decide di ospitarla. Ma Roberto non accetta questa situazione perché ha paura che quelli del campo, i familiari di Aneta, gli vadano a sfasciare il bar. Roberto si convince che il rapporto con Iris gli ha creato solo problemi. E pensare che anche lui ha sempre desiderato una vita normale. Così decide di lasciarla. Iris è combattuta. Vorrebbe tornare con Roberto ma vuole anche aiutare la ragazza. A un certo punto decide di vendicare Aneta. Così inizia a indagare su una storia di soprusi e violenze fatte da persone insospettabili che la porterà a scoprire il torbido che la città riesce a nascondere.
In questo romanzo d’esordio Sara Ficocelli, giornalista della Repubblica e autrice di inchieste su donne e welfare, affronta il tema dell’emarginazione, della diversità e della solitudine con uno stile di scrittura piuttosto incalzante che coinvolge il lettore dalla prima all’ultima pagina.

 

Il romanzo è stato presentato  il 13 marzo 2018 nel corso della maratona letteraria #Librinfestival


L'Autrice

Sara Ficocelli è nata a Pisa ma vive e lavora a Roma, dove collabora dal 2007 per Repubblica e altre testate del Gruppo Espresso. Ha ricevuto il premio Sodalitas e il premio Paidoss per le sue inchieste e una menzione speciale al premio Tonino Carino per un reportage sull’Australia. Ama viaggiare e andare in bicicletta. “La vita nascosta” è il suo primo romanzo.

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24 ottobre ore 15,30 Centenario della disfatta di Caporetto.

Una storia al di qua dei campi di guerra.

di Vanna D’Amato

Forse fu la sua voglia di mangiare a favorirne il destino. Doveva essere una bambina che aveva sempre fame, era stata nutrita col latte di sua madre fino a quattro anni, e adesso che ne aveva sette non le bastava mai il piatto, e questo, unito al fatto che era femmina, ancora troppo piccola per dare una mano in casa, ma abbastanza grande rispetto all’ultima nata, dovette essere decisivo perché la scelta di allontanarla ricadesse su di lei.
Non fu nemmeno la madre ad accompagnarla, fu la zia ricca, che le aveva promesso una bambola alta quanto lei se avesse accettato “veramente”di andare via, all’orfanotrofio per orfani di guerra. Come se avesse avuto sul serio la possibilità di rifiutarsi!

Vanna D'Amato, mestierelibro, Una storia al di qua dei campi di guerra, CaporettoI fratelli l’avevano guardata con timore al mattino, quando l’avevano vista infagottata in un giacchettino fornito da una cugina della madre, smesso da una delle sue bambine e tinto di nero: era un giacchettino al posto dello scialletto nero che di solito copriva la testa e le spalle nelle giornate di freddo, e che non avrebbe portato con sé nello strano posto dove stava per andare. La zia ricca aveva detto che l’avrebbero vestita da capo a piedi, in quel posto, perciò lo scialletto era meglio che restasse a casa, dove poteva servire magari a qualcun’altra. Voleva farle lasciare pure la bambola di stracci che le aveva fatto comare Rosaria, nei giorni che aveva dormito da lei, dopo che la madre era caduta dalle scale quando era arrivato l’uomo del telegramma; ma lei si era ostinata a portarla con sé e per tutto il viaggio in treno, durante il quale non aveva visto quasi niente delle cose che le indicava la zia fuori dal finestrino, l’aveva tenuta stretta al petto facendo sì sì con la testa. Non era per rispondere alla zia, come quella pensava, ma perché continuava a ripetere nella testa – sì sì, stai con me tu, non ti lascio – e si sentiva consolata e fortificata in quello sforzo che non si interruppe mai per tutto il viaggio, continuando per le strade affollate e scure di quel luogo sconosciuto che era la città, lo sforzo di rassicurare la pupa di pezza.

La signora che l’accolse in una grande sala piena di quadri, con il pavimento coperto di tappeti, aveva un sorriso garbato e distante, e profumava di rosa. Si aggrappò a quell’odore tenue che aveva il nome della madre, e decise che la signora doveva essere per forza buona come lei, la madre che l’aveva mandata via in un posto dove sarebbe stata meglio – le aveva detto – e dove avrebbe mangiato più dei fratelli che restavano a casa e senza di lei avrebbero avuto solo un poco di latte in più. Decise che sarebbe stata buonissima per ricompensare la signora e per farsi volere bene, come aveva detto la nonna quando era andata a salutarla – fa’ la brava e fatti volere bene – ma intanto le faceva male la pancia e aveva una voglia improvvisa di fare la cacca, di cui si vergognava terribilmente.

La signora era seduta accanto al fuoco, un fuoco era altissimo e allegro, che scintillava dentro un camino bianco come non aveva mai visto. Al suo paese il rosso del fuoco si combinava col nero delle fornacelle o dei forni in cui si cuoceva il pane, e intorno al fuoco, i mattoni, il pavimento e il muro in cui si apriva la grotta buia che raccoglieva la legna e le braci, tutto era nero di fuliggine e carbone. Non aveva mai visto un fuoco così ricco e circondato da tanto splendore di bianco. Sulla parete in alto c’era un grande quadro che rappresentava una dama con un vestito giallo, il collo e le spalle scoperti, e intorno al collo un filo di perle scure sulla pelle chiara. Aveva i capelli raccolti dietro la nuca, come li portava sua madre, ma erano biondi e si intravedeva, essendo il viso atteggiato lievemente di profilo, una retina luccicante che incorniciava il “tuppo” biondo.

Quasi nulla registrò invece, in quel primo incontro, della signora in carne e ossa, a parte il profumo di rosa. Del resto sarebbe stata la stessa cosa anche in seguito: c’era in lei qualcosa che teneva a distanza, quasi una preghiera di non essere sfiorati nemmeno con lo sguardo dalla miseria degli altri. Teresina pensò che il grande quadro fosse il ritratto della signora, ma non era affatto così. Ci vollero mesi perché mettesse a fuoco la differenza tra le spalle nude della donna del quadro e gli abiti accollati e scuri della signora accanto al fuoco, tra lo splendore malinconico del viso sopra il camino e le labbra sottili e smorte, il naso che piegava leggermente all’in giù, della signora seduta sotto il quadro. La voce con cui le chiese – come ti chiami – non aveva il punto interrogativo, come se non le importasse veramente saperlo, e il cenno del capo che inclinava verso il fuoco era un altro segnale misterioso che poteva volere dire – che scocciatura – oppure – benvenuta – allo stesso modo, lei non sapeva decifrarlo. Comunque disse il suo nome con un filo di voce, malgrado la mancanza del punto interrogativo, e le sembrò che la sua voce fosse assorbita dai tappeti e dalle tende della stanza.

Dall’altro lato del camino bianco era seduto un signore più anziano, con i baffi girati in su e gli occhi vispi sotto folte sopracciglia grigie striate di scuro. I capelli invece erano tutti bianchi, e il sorriso con cui la guardava era pieno di comprensione. Sembrava sapesse perfettamente che le faceva male la pancia e che aveva una paura tremenda, ma pareva volesse dirle che sapeva anche che sarebbe andato tutto a posto tra un poco. Si limitò a dire alla signorina che l’aveva accompagnata di occuparsi di tutto quello di cui la bambina avesse bisogno in quel momento, e soprattutto di darle una bella tazza di latte zuccherato – nel dire questo le strizzava allegramente un occhio – e poi assicurarsi che avesse vestiti puliti e un letto caldo. Avrebbero fatto amicizia il giorno dopo, disse, e la congedò senza toccarla. Mentre usciva con la mano nella mano della signorina, la bambina non aveva più mal di pancia e pensava al latte caldo zuccherato, ma sapeva anche di avere le mutandine sporche, adesso, e si chiedeva come avrebbe fatto a nasconderle. La signorina la portò dritto in una stanza da bagno, con una grande vasca coi piedi di animale, e senza parlare aprì i rubinetti da dove usciva zampillando acqua calda e fredda, poi si volse a lei mentre la vasca si riempiva e cominciò a spogliarla, sempre in silenzio. Degnò appena di uno sguardo le mutandine striate di marrone e fece un mucchio in un angolo di tutti i suoi vestiti, tenendo da parte solo il giacchettino nero tinto, poi la invitò ad entrare nella vasca e cominciò a lavarla. Soltanto allora, quando sentì la carezza dell’acqua tiepida sul corpicino rattrappito nella tensione gelata delle ultime ore, e una corrente benevola le scese dalla testa sulla nuca e lungo la schiena, sulla vergogna della pelle sporca e macchiata di cacca, coperta di puntini come quando aveva tanto freddo e faceva la “pelle di gallina”, soltanto allora arrivarono le lacrime.

Quando la lunghissima notte in cui Teresina pianse fino a sfinirsi, con la testa sotto il cuscino, per non farsi sentire dalle compagne della camerata, dopo che la signorina l’aveva asciugata, consolata in maniera spiccia, dicendole di piantarla che tanto domani le sarebbe passato tutto, dopo che ebbe ingollato con avidità il latte caldo zuccherato ricavandone una grande consolazione per il corpo, come prima lo era stata l’acqua calda, ma una specie di inasprimento della pena del cuore, dopo che ebbe pensato punto per punto tutto quello che in quel momento stava accadendo laggiù nella vecchia casa accanto al fuoco rosso e nero della cucina, i fratelli che si accapigliavano, la sorella maggiore che tagliava il pane in pezzi piccoli perché sembrasse di più, la mamma (oh, la mamma) che cullava la piccola per farla addormentare, la piccola che sentiva quella sera di odiare con tutte le sue forze, dopo che la sua bambola di pezza fu talmente zuppa delle sue lacrime che sembrava avesse pianto con lei, e finalmente si erano addormentate insieme, quando la notte finì e la luce opaca di un giorno di novembre illuminò un lungo tavolo di facce di bambini e tazze di latte fumante, Teresina decise di chiudere nel più profondo del cuore il ricordo di quei primi momenti, e non aprire mai più quel cassetto, fino a quando non si fosse ripulito di tutto il dolore.

Con un pizzico di brio, in linea con lo spirito del libro, oggi vi propongo Anche i fiammiferi costano, di Ermenegildo Corsini, Scatole Parlanti Edizioni, una novità che ho letto in anteprima, appena uscita in libreria,  a cui tengo in modo particolare per il suo spirito giocoso, il taglio ironico, lo slancio poetico conclusivo.

 

 

Il libro sarà presentato al pubblico sabato 24 febbraio 2018, ore 18,00 presso la Sala Pio XXII, sede della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”.

 

 

 

 

La luce del mattino che ha rotto definitivamente il corso della notte entra trionfante ad annunciare il nuovo giorno qualsiasi cosa sia accaduta, al di là degli eventi. E la stanza vuota respira, respira e ascolta. Ascolta il rumore del mondo.

Questa, che potrebbe sembrare una raccolta di racconti, se ne differenzia per la sua anomalia intrinseca, per la singolare visuale del mondo che ci circonda, che a volte ci sovrasta, ma spesso ci ridimensiona.

Scrive Pessoa in uno dei suoi aforismi

Benedetti siano gli istanti, e i millimetri, e le ombre delle piccole cose.

Il titolo che Corsini ha scelto per i suoi scritti, Anche i fiammiferi costano, sottolinea l’importanza delle piccole cose, quelle che procurano gioia, quelle che ci fanno riflettere, quelle legate al momento contingente o a un ricordo che, senza scomodare troppo Proust, recupera il passato, si materializza nel presente e ne coglie l’essenza. Un titolo dunque che rivela e rileva la dimensione del tema, ma anche la misura ironica dell’autore.

Ermenegildo Corsini torna in libreria con questa seconda fatica letteraria che conferma l’intelligenza evocativa del suo sguardo, il gusto di cogliere i particolari, assaporarne la sintesi dimostrandosi capace di trasmettere vizi e virtù di una società in perenne bilico, fra una contraddizione e un nervo scoperto, senza mai perdere di vista la Speranza.

All’ironia di questi “pensieri inconsueti” come li definisce lui stesso, Corsini affianca il surreale, coniuga la storia con il fiabesco consegnando all’arte visiva la sua massima espressione, fino a immergere nel presente il nobile condottiero Guidoriccio da Fogliano, personaggio storico affrescato su una parete della Sala del Mappamondo del Palazzo Pubblico di Siena.

Circondati dal Mondo di cui siamo parte ne ascoltiamo la voce attraverso molteplici canali, ma soprattutto attraverso segni, simboli e piccoli gesti quotidiani. Allo stesso modo la dimensione del Tempo, nel suo trascorrere non disdegna l’azzardo e punta al massimo della posta. Guidoriccio, immortalato nel suo procedere verso Montemassi, si ribellerà all’immobilità metafisica cui è stato costretto dall’arte e sfiderà il Tempo, capovolgendo quel Mondo da cui è rimasto escluso per secoli.

La prima raccolta della miscellanea, dal titolo Dieci racconti a nervo scoperto, include al suo interno la visione di una personale esperienza di vita che porta l’autore a confrontarsi con il Mondo, sull’onda delle circostanze momentanee. Lo scenario si apre con l’inquadratura di una finestra che si spalanca su Mondo e Tempo, nella veste di due personaggi provocatori e dispettosi.

La luce del giorno illumina il mondo, il suo respiro dà vita alle cose che lo abitano, le due categorie del Mondo e del Tempo passano sugli oggetti, le persone, gli avvenimenti, le azioni, l’uno attraverso l’alternarsi continuo del giorno alla notte, l’altro attraverso le singole azioni, per dominare luci e ombre, rumore e silenzio.

Gli uomini con la loro arroganza pensano di governare il Mondo e appropriarsi del Tempo, ma Mondo e Tempo se la ridono degli uomini. Sarà solo la melodia del canto a commuoverli e riportarli nella loro dimensione naturale.

L’allegoria Mondo-Tempo diventerà poi il desiderio di uno spazio proprio, la casa immaginata, costruita sulla misura di fantasie improbabili e proprio per questo desiderabili. Il trascorrere del tempo diverrà oggetto di studio e ogni attimo vissuto sarà un attimo di Mondo ricongiunto al Tempo, nella totalità del proprio essere.

Lo spazio narrato si condensa anche nella solidità architettonica, quella di Oxford per la precisione, con il celebre Trinity College o quello della Basilica di Santa Cecilia nel romanissimo quartiere di Trastevere, dove sorge appartata in un luogo ancora incontaminato. La narrazione si scioglie infine nei paesaggi dedicati alla città di Roma, lungo le vie urbane attraversate a piedi, in un misto di esasperazione e meraviglia.

L’importanza delle piccole cose si riflette ancora nella meticolosità dei gesti, nella ricerca inasprita di particolari insignificanti che esplodono in irritazioni e insofferenza nel momento in cui il nervo esce allo scoperto. Sorprendiamo l’autore ad ammirare l’amata terra toscana, il paesaggio familiare di Forte dei Marmi, luogo bellissimo, contemplato con gli occhi antichi ma con un cuore nuovo arricchito dalla saggezza maturata nel tempo. Davanti alla realtà l’uomo ormai adulto chiede al Mondo quelle risposte che non può o non vuole dare.

E ancora il Mondo appare in tutta la sua bellezza, bellezza che non ha eguali, ma che può diventare arrogante quando intimorisce chi la guarda, o essere ostentata quando è simbolo di potere.

Nulla esclude l’autore nella sua carrellata, così anche i nuovi media trovano il loro posto, ma con una sensibilità attutita, più tenera: è la tenerezza di facebook quella delle parole di melassa, dei primi fiori sul balcone di casa, degli angeli custodi, delle foto in bianco e nero. La verità è che si invecchia e la forza di cambiare il mondo può tramandarsi solo alle nuove generazioni.

Corsini conclude la sua galleria di istantanee fotografando un campionario di umanità svariata e straordinaria, quella che incontriamo tutti i giorni, una gamma così vasta ma con tratti comuni che spesso sfuggono all’attenzione dei più distratti, per altri invece sono fonte di riflessione, apprezzamento o fastidio, giudizio o rabbia.

Nella raccolta Persone ad apparire per prima, seduta su un treno metropolitano, è la signora di colore che ha l’aspetto di una statua egizia, divinità inaccessibile, elegante e bellissima a cui fanno da contraltare la ragazza giovane e insignificante e la piccola cinese agghindata di accessori troppo colorati e brillanti. I segni dell’età sul viso di una signora non riescono a spegnere i suoi occhi che luccicano di umanità.

Li distinguiamo tutti. L’uomo che assomiglia a uno dei quattro schiavi incatenati di Livorno, la donna elegante, quella classica, l’uomo mediocre: li riconosciamo dalla voce, la postura, gli abiti, il trucco, scarpe e acconciatura. Una galleria eterogenea, organizzata con sagacia, spirito di osservazione.

L’arte del racconto non appartiene a tutti e Ermenegildo Corsini, forte del suo spirito tutto toscano, musicista, pittore, appassionato d’arte e letteratura, riesce a appropriarsi di un suo stile riconoscibile e personalissimo compresa l’espressione poetica con cui mi piace concludere questo breve exursus.

grazie a una stella

in una notte

si può rompere

il silenzio. 

Anche i fiammiferi costano, Ermenegildo Corsini, Scatole parlanti, mestierelibro

 

Autore Ermenegildo Corsini

Editore Scatole Parlanti

Collana Voci

I edizione: gennaio 2017

Illustrazioni interne di Filippo Santona

Euro 12,00

L’AUTORE

Ermenegildo Corsini, Anche i fiammiferi costano, Scatole Parlanti

Ermenegildo Corsini è nato a Massa (MS). Musicista, compositore, cantante e direttore di coro, ha esordito nella letteratura nel 2016 con l’autobiografia “geografica” Ogni giorno alle quattro piove (Cavinato Editore). Da sempre innamorato dell’Arte, si è dedicato anche alla pittura e alla recitazione.

Parigi è sempre una buona idea

Pubblicato: 9 febbraio 2018 in News

libriallospecchio

Con il tempo il suo interesse per la letteratura contemporanea era diminuito. Preferiva rileggere i classici che lo avevano entusiasmato da giovane e che, era chiaro, avevano ben poco a che fare con i libri che oggi le case editrici annunciavano come “casi letterari”. Chi scriveva più come Hemingway, Víctor Hugo, García Márquez, Sartre, Camus o Elsa Morante?
Chi aveva qualcosa d’interessante da dire? Qualcosa d’intelligente? La vita era sempre più frenetica,  più superficiale…, e anche i libri, a quanto sembrava. I più brutti erano i romanzi. Per i suoi gusti, ormai erano troppi. Il mercato era saturo di banalità.

Leggere queste frasi all’inizio di un romanzo contemporaneo, peraltro molto scontato per stile e argomento, fa un po’ sorridere e lascia sorpresi. Mi chiedo se il pensiero espresso da Max, uno dei protagonisti del libro, sia il punto di vista di Barreau, lo scrittore, o semplicemente un’idea messa in bocca…

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Per le nuove uscite in libreria segnalo agli appassionati del thriller questa novità della RIZZOLI, L’uomo di gesso di C.J. Tudor, in libreria dal 30 gennaio 2018.

Nella cittadina di Anderbury, un insegnante di letteratura inglese, Ed, riceve una lettera da Mickey, un vecchio amico che non vede dai tempi dell’adolescenza.

Perché è ritornato? si chiede Ed, ripensando a quando tutto è iniziato. Tante le domande che cercano una risposta, ma non tutte la troveranno e non sempre i tasselli si andranno a collocare al posto giusto.

Ci sono domande. Molte domande. Forse riesco a ricostruire i come, i dove e i cosa, ma per quanto riguarda i perché, non ho tutte le risposte. Non ci vado nemmeno vicino.

L’uomo di gesso che dà il titolo al romanzo non è il protagonista della vicenda, almeno non tanto quanto lo sono i gessetti che un gruppo di cinque ragazzi utilizza come linguaggio segreto, per incontrarsi senza dare conto agli adulti.

Il racconto procede in un continuo giocare a rimpiattino fra passato e presente, un gioco dove i personaggi si specchiano in quello che erano, quasi a cercare una spiegazione, a sollevare un velo per scoprire segreti nascosti,  chiusi a doppia mandata,  serrati da una chiave persa in quegli avvenimenti che hanno deviato senza speranza la loro esistenza.

I diritti del romanzo sono già stati venduti in 25 paesi e il libro è stato un caso internazionale all’ultima fiera di Francoforte.
«Un romanzo pazzesco. Un thriller intricatissimo e un finale
terrificante. Cinque stelle.» – Sarah Pinborough

CARTONATO CON SOVRACCOPERTA
RizzoliLibri
15,2 x 22,7 CM
PP 350
€ 20
√ EBOOK € 9,99

Qui il book trailer

L'uomo di gesso, C.J. Tudor, Rizzoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

#Librinfestival 2017

Pubblicato: 31 dicembre 2017 in News

mestierelibro

Proiettati verso 2018
un omaggio ai libri che hanno accompagnato
#LIBRINFESTIVAL nel 2017

LA TRAMA DELL’INVISIBILE di Maria Cristina MannocchiEdizioni Ensemble

PER ME SCOMPARSO È IL MONDO di Emiliano EreddiaCorrimano Edizioni

CONFORME ALLA GLORIA di Demetrio PaolinVoland Edizioni

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia SukkarIl SirenteAltri Arabi Migrante

IL SENNO DI NOI di Maria Castaldo e Michele GardoniDavid and Matthaus

L’ALTRA METÀ DELLA NOTTE di Fabio MundadoriDamster Edizioni

INSIEME A FELICIA di Gabriella EbanoNavarra Editore

DIETRO L’ARAZZO di Lenny Mcgee traduzione di Riccardo DurantiCoazinzola Press

GIULIA TOFANA di Adriana AssiniScrittura & scritture

LA CRESTA DELL’UPUPA di Daniele BorghiEdizioni Ensemble

IL PESO MINIMO DELLA BELLEZZA di Azzurra De PaolaLiberAria Editrice

STORIA DI CENTO OCCHI di Stefano Tevini Safarà Editore

VARIAZIONI DI…

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Proiettati verso 2018
un omaggio ai libri che hanno accompagnato
#LIBRINFESTIVAL nel 2017

 

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LA TRAMA DELL’INVISIBILE di Maria Cristina Mannocchi Edizioni Ensemble

PER ME SCOMPARSO È IL MONDO di Emiliano EreddiaCorrimano Edizioni

CONFORME ALLA GLORIA di Demetrio PaolinVoland Edizioni

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia SukkarIl SirenteAltri Arabi Migrante

IL SENNO DI NOI di Maria Castaldo e Michele GardoniDavid and Matthaus

L’ALTRA METÀ DELLA NOTTE di Fabio MundadoriDamster Edizioni

INSIEME A FELICIA di Gabriella EbanoNavarra Editore

DIETRO L’ARAZZO di Lenny Mcgee traduzione di Riccardo Duranti Coazinzola Press

GIULIA TOFANA di Adriana AssiniScrittura & scritture

LA CRESTA DELL’UPUPA di Daniele BorghiEdizioni Ensemble

IL PESO MINIMO DELLA BELLEZZA di Azzurra De PaolaLiberAria Editrice

STORIA DI CENTO OCCHI di Stefano Tevini Safarà Editore

VARIAZIONI DI LUNA di Patrizia Fiocchetti – Lorusso Editore