Archivio per la categoria ‘in libreria’

Sempre puntuale Maria Civita d’Auria ci propone i suoi consigli di lettura.

L’imperdibile suggerimento di oggi riguarda il romanzo Vicolo dell’Immaginario di Simona Baldelli, autrice che abbiamo già ospitato in questo spazio in occasione di tre sue precedenti pubblicazioni Evelina e le fate, Il tempo bambino, La vita a rovescio.

Vicolo dell’Immaginario, un romanzo commovente che reinventa, con una scrittura formidabile, le atmosfere del realismo magico e degli anni Settanta: gli anni in cui sembrava che tutto stesse per cambiare per sempre.

Vicolo dell'immaginario, Simona Baldelli, Sellerio Editore, #mestierelibro e

Simona Baldelli

Vicolo dell’Immaginario

2019

Il contesto n. 94

248 pagine

EAN 9788838938900

Libro 16,00 euro
E-book 9,99 euro

CLELIA E AMALIA

Le protagoniste di questo romanzo, Clelia e Amalia, non sono altro che la stessa persona, perché a un certo punto della storia, per varie vicissitudini, Clelia diventerà Amalia. Così il lettore si trova di fronte un doppio romanzo dove, a capitoli alterni, si narra la vita di questa donna.

Clelia è una ragazza di poco più di vent’anni che vive nella provincia emiliana e lavora in una fabbrica di giostre. Questo lavoro le permette di sostenere la famiglia: una madre vedova, triste, inasprita, che non perde occasione per rimproverarla, e la sorella Marisa affetta da poliomelite.

IN FABBRICA

In fabbrica nasce una simpatia con Dario, il caporeparto di Clelia, che la porta a ballare ogni sabato sera. Dopo qualche tempo, in una sera di quelle, Dario la chiede in moglie. Clelia accetta e lo invita a frequentare la sua casa. Una volta diventato l’ospite abituale accade un fatto sorprendente perché Marisa si innamora di Dario e Clelia anche se lo ama gli chiede di scegliere Marisa come fidanzata.

I SENSI DI COLPA

Questa decisione è dettata da un profondo senso di colpa che Clelia sente nei confronti della sorella perché quando Marisa era una bambina, per un suo capriccio, come quello di comprarsi un abito vezzoso per la cresima, lei e la madre sottovalutarono la febbre di Marisa e il dottore arrivò tardi per diagnosticare la poliomelite che l’avrebbe resa invalida per tutta la vita. Adesso, quindi, è arrivato per Clelia il momento di riscattarsi e rendere felice la sorella. Dario accetta la proposta di Clelia, ma a una condizione. Loro due devono restare amanti perché lui non prova nessuna attrazione fisica per Marisa, ma nonostante tutto accetta la volontà di Clelia e sposa Marisa.

PIAZZA FONTANA

Clelia e Dario, però, riescono a ritagliarsi degli spazi propri e insieme organizzano anche un viaggio a Milano dove vanno in albergo per fare l’amore. Sulla via del ritorno si trovano a vivere il dramma della strage di Piazza Fontana. La storia, difatti, si svolge tra gli anni sessanta e settanta, sono gli anni di piombo e l’eco degli scioperi arriva anche nella fabbrica dove lavora Clelia. Quando i due amanti tornano, difatti, non si parla d’altro e anche a casa non fanno caso alla loro fuga d’amore perché la madre è sconvolta per via dell’attentato alla banca di Piazza Fontana.

Dopo qualche tempo viene approvata la legge sul divorzio e Clelia ne approfitta e chiede a Dario di divorziare. Lui non fa altro che rimandare, ora con una scusa, ora con un’altra, perché l’ostacolo maggiore è Marisa. Dario diventa matto all’idea di darle un dispiacere così grande. Quando finalmente si decide a chiedere il divorzio, per alcuni eventi Clelia perde il suo amore.

A LISBONA

Per superare la sofferenza e cambiare vita Clelia decide di andare in Portogallo. I sentimenti da cui è invasa, come la rabbia, il disprezzo e il dolore prendono la forma di una piccola ombra che la segue ovunque e la sostiene e la sorregge, avendo una volontà propria, indipendente da Clelia.

A Lisbona, all’inizio degli anni ’70 Clelia diventa Amalia e trova lavoro presso un’anziana e ricca signora di nome Francisca Josefa che attende ancora il ritorno di Sebastiano I, il re condottiero scomparso alla fine del XVI secolo. Ma a Lisbona Amalia lavora anche come sarta e proprio una cliente le trova un’altra occupazione presso una trattoria nel vicolo dell’immaginario, una strada piccola e stretta in cui i mondi tendono a mischiarsi, persino quello dei vivi e quello dei morti. Lì Amalia incontra Antonio, un ragazzo sui vent’anni che porta sempre un garofano all’occhiello e che fornisce di pesce il ristorante. Antonio però insieme ai suoi amici è anche un appassionato di letteratura e politica. I due si amano e Amalia dopo aver fatto i conti con il proprio passato, piano piano ritrova se stessa.

Simona Baldelli, Vicolo dell'immaginario, Sellerio Editore, #mestierelibro

Simona Baldelli legge alcuni brani di Vicolo dell’immaginario per la chiusura della IV edizione #librinfestival

Consiglio di leggere questo libro perché la trama – come in tutte le opere di Simona Baldelli, da Evelina e le Fate a La Vita a rovescio – è originale e appassionante e la scrittura è eccellente. Bellissimo anche il contrasto tra il realismo di Clelia e l’aura magica da cui è circondata Amalia. Nei capitoli dedicati a questo personaggio, difatti, sono bellissime anche le descrizioni minuziose dei paesaggi avvolti dalla nebbia che fanno sognare il lettore pur essendo un libro di formazione che avvia con i fatti che vi si raccontano al superamento del dolore e del senso di colpa. Per arrivare ad accettare, finalmente, la propria identità.

L’autrice

Simona Baldelli è nata a Pesaro e vive a Roma. Il suo primo romanzo, Evelina e le fate, pubblicato nel 2013 per Giunti Editore, è stato finalista al Premio Italo Calvino e vincitore del Premio Letterario John Fante 2013. Il tempo bambino del 2014 è stato finalista al Premio Letterario Città di Gubbio. Nel 2016 ha pubblicato La vita a rovescio, Premio Caffè Corretto- Città di Cave 2017, ispirato alla storia vera di Caterina Vizzani (1735) – una donna che per otto anni vestì abiti da uomo – e nel 2018, per Piemme, L’ultimo spartito di Rossini.

Recensione di Maria Civita D’Auria

Foto mestierelibro

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Monterotondo, venerdì 24 maggio 2019, ore 19,00 presso Tsopela Pub,

#Librinfestival, il Festival che premia i #mestieridellibro, ha chiuso  la sua 4°edizione con il dodicesimo e ultimo  libro in concorso:

NEL NOSTRO FUOCO di Maura Chiulli, Hacca Edizioni

Ha dialogato con l’autrice Mariangela Vitali di Olio Vitali Sabina Dop

Maria Civita D’Auria, che segue #Librinfestival sempre partecipe, questa volta ha voluto dedicare il suo consiglio di lettura a un libro #Librinfestival

Maura Chiulli, Hacca edizioni, #mestierelibro, #Librinfestival, Olio Vitali dop

 

Nel nostro fuoco

di Maura Chiulli

Hacca

Pagg. 186

Euro 15,00

 

 

Tommaso, il protagonista del romanzo Nel nostro fuoco, è cresciuto in una famiglia molto severa che gli ha impartito un’educazione rigida, fatta di regole e imposizioni da seguire in religioso silenzio. Tommaso, pur desiderando l’affetto dei suoi cari, da loro non ha mai ricevuto un gesto affettuoso. Forse per questo, adesso, conduce una vita abitudinaria:

Si sveglia sempre alla stessa ora, compie gesti ordinati, puliti. Ha nelle mani la misura degli spazi e del tempo. Disprezza il caos, o meglio lo teme, come tutto ciò che non può controllare.

A un certo punto tutto cambia. Una sera d’estate, in una piazzetta a Torre dell’Orso nel Salento, assiste a uno spettacolo di una mangiafuoco giovane, bravissima e bellissima. Tommaso ne rimane incantato e a fine serata, riesce ad avvicinarla. Lei contraccambia il suo interesse e, dopo pochi giorni, fanno l’amore nella tenda di Elena. I due si innamorano, anche se Elena è completamente diversa da Tommaso. Lui è un uomo grigio mentre Elena è solare, attaccata alla vita, realista e appassionata. Insieme mettono al mondo Nina, una bambina invalida, colpita da un grave disturbo autistico, che Tommaso rifiuta appena nata. Nina cresce lentamente, ma anche quando ormai è un po’ più grande, i sentimenti del padre nei suoi confronti non cambiano. Tommaso non sopporta l’aspetto fisico di Nina con i suoi occhi neri e vicinissimi, quella bocca troppo grande, quei piedi troppo piatti e quell’andatura scollegata, non riesce a tollerare le sue abitudini come quella di bere solo da un bicchiere trasparente o di mangiare solo mezze maniche in bianco senza olio e sale. Elena, invece, grazie al suo carattere positivo riesce a gestire meglio la disabilità della figlia. Ora sta a Tommaso decidere se abbandonare le due donne o restare con loro e affrontare insieme ogni difficoltà. Poi Tommaso si ammala, sta quasi per morire e, quando inaspettatamente si riprende, tutto cambia.

Consiglio di leggere questo libro perché nonostante affronti un argomento molto doloroso, l’autrice lo fa con grazia e delicatezza. Mi ha emozionato molto il personaggio di Nina perché l’autrice ha dimostrato di sentirlo molto vicino, così come ha sentito il dolore dei due genitori tanto che il lettore non può non versare qualche lacrima anche se la lettura è godibilissima e scorrevole.

Maria Civita D’Auria

Maura Chiulli, Nel nostro fuoco, Hacca, #Librinfestival, #mestierelibro  ro

Maura Chiulli è nata a Pescara nel 1981. Scrittrice, mangiafuoco. Si interessa di body art e arte performativa. Esordisce con il romanzo Piacere Maria (Editrice Socialmente, Bologna, 2010) cui sono seguiti i saggi Maledetti froci e maledette lesbiche (Edizioni Aliberti Castelvecchi, Roma 2011) e Out. La discriminazione degli omosessuali (Editori Internazionali Riuniti, Roma, 2012) e il romanzo Dieci giorni (Hacca 2013)

da sinistra Mariangela Vitali e Maura Chiulli

foto ©mestierelibro

CONSIGLI DI LETTURA PER L’ESTATE per prepararsi a un autunno strategico

direttamente dal più grande divulgatore filosofico italiano, Ermanno Bencivenga, BUR RIZZOLI

«L’arte della guerra consiste nello sconfiggere il nemico senza
doverlo affrontare.» – Sun-tzu, L’arte della guerra

L'arte della guerra per cavarsela nella vita, ERmanno Bencivenga, Bur Rizzoli, #mestierelibro

ERMANNO BENCIVENGA
L’ARTE DELLA GUERRA
PER CAVARSELA NELLA VITA
Come imparare ad arrangiarsi in ogni situazione
seguendo le orme dei più grandi condottieri
e strateghi militari.

BROSSURA CON ALETTE 14 x 21,5 CM

PP 160

€ 13

√ EBOOK € 7,99

La guerra da sempre accompagna, e definisce, la storia umana, e nei secoli gli uomini hanno fatto dello scontro una riserva di strategie, conoscenze, tecniche. Allora perché non prendere la guerra come una fonte di conoscenze, utili anche agli altri ambiti della vita?
È quel che Bencivenga fa in questo libro: a partire da fatti storici e seguendo un filo logico e lineare, il più grande divulgatore filosofico italiano ci mostra come le strategie che hanno condotto ai grandi successi militari possono esserci d’aiuto in condizioni di pace, magari per preparare al meglio un discorso o per comprendere le dinamiche aziendali.
E così da Cesare apprendiamo che la rapidità può fare la differenza, anche nel rapporto con nostro figlio o nella crescita della nostra carriera; da Carlo Magno che l’organizzazione ci
consente di cogliere le occasioni al momento giusto; da Federico il Grande che la miglior difesa è l’attacco, ancora di più se lo intendiamo come iniziativa.
Basta metter da parte l’aspetto violento e utilizzare lo straordinario potenziale della strategia bellica per ottenere continue conquiste nelle nostre battaglie quotidiane.

ERMANNO BENCIVENGA
(Reggio Calabria, 1950) è un filosofo e saggista italiano. Dopo la laurea in filosofia a Milano, si è trasferito prima in Canada per gli studi di dottorato e poi negli Stati Uniti, dove ha intrapreso la sua carriera accademica insegnando, dal 1979, all’Università della California a Irvine. È autore di La stupidità del male. Storie di uomini molto cattivi e di bestseller come La filosofia in ottantadue favole.

A giugno cade il solstizio d’estate, il giorno più magico e lungo dell’anno, ma giugno è anche il mese delle scelte e decisioni importanti per lo Strega, il premio letterario più significativo per il mercato editoriale italiano.

L’11 giugno 2019 il Premio Strega Giovani, è stato assegnato a Marco Missiroli con il romanzo Fedeltà, pubblicato da Einaudi, inoltre il 13 giugno l’autore è entrato nella cinquina dei finalisti del Premio Strega 2019 insieme a Antonio Scurati, Benedetta Cibrario, Claudia Durastanti e Nadia Terranova.

Ringrazio l’amica Germana Recchia che mi ha inviato questa recensione profonda e precisa, capace di darci una visone d’insieme del libro, del rapporto che abbiamo con la “Fedeltà” e di cosa sia o non sia

Ecco, è un presagio, un anatema, un nome che non sai se vuole l’interrogativo dopo o l’esclamativo o se magari è un’affermazione risoluta.

Marco Missiroli, Fedeltà, Einaudi Editore, Premio Strega giovani 2019

Marco Missiroli

Fedeltà

Einaudi Supercoralli

In commercio dal12 febbraio 2019

232 p.,

Rilegato

EAN: 9788806240172

ANTEPRIMA DEL LIBRO

Una storia affollata di personaggi e di vicende private e familiari, quella raccontata da Missiroli, vicende che si incrociano, si incontrano e poi si tengono per mano dall’inizio alla fine. Margherita e Carlo, coppia giovane e felicemente sposata, sembrano dapprima i protagonisti principali del racconto e l’interesse si concentra, inevitabile, sul banale sospetto di un tradimento da parte di lui. Il sospetto arriva come una tempesta tra di loro, per poi acquietarsi silente come un coinquilino di cui non puoi più fare a meno. L’ipotesi che Carlo abbia tradito la moglie con la sua giovane studentessa, Sofia, diventa ‘il malinteso’ che segna il confine tra il prima e il dopo. Basta il dubbio a scalfire tutte le certezze, ma anche a permettere trasgressioni di ‘ripicca’. Il dubbio scoperchia il vaso sano delle certezze date per scontate, della bontà, della verità, anche quella dei familiari, degli amici, di tutti. Perché le certezze non esistono, forse, come non esiste la Fedeltà, a meno che non venga scelta, pensata, ragionata, ma non per questo meno minata all’interno da desideri e passioni che incarnano il male, ma sono in ogni uomo. Forse Carlo non ha tradito davvero con Sofia, ma ora anche sua moglie si sente autorizzata a riconoscere e a consumare il suo desiderio per Andrea, il fisioterapista che le cura il problema alla gamba e che starà con lei avendo già una fidanzata e rivelandosi alla fine gay. Chi tradisce, allora? E chi e cosa si tradisce?
Sofia resterà un tarlo sottile e costante dentro Carlo che per ripicca o per consolazione, forse solo per rabbia, si concederà altre storielle fugaci. Sembra la storia più vecchia del mondo: il matrimonio resta sacro a tutti i costi e la moglie è insostituibile.
Ogni personaggio vive la sua storia personale e familiare tra le righe di questo romanzo, polifonico, che in più modi e con più voci sembra mostrare l’impossibilità per gli uomini di essere fedeli, se non a caro prezzo. Il prezzo di una lealtà violata, di una rinuncia ai veri desideri e sentimenti. Che non coincidono con il grande appartamento di famiglia per cui impegnare ogni risparmio e ogni risorsa, tanto per dire. Perché poi, “Quel che si pensa si può modificare, quel che si sente no!”. E se non assecondi ciò che senti, in nome della fedeltà, del matrimonio, della famiglia, comunque, quel sentimento lavorerà dentro e cambierà i connotati della vita e della storia. E detterà il prezzo dell’infedeltà, inevitabile. La Fedeltà chiede il coraggio di tradire perché lo si vuole e se ne accolgono le conseguenze. La Fedeltà sta al di sopra dei cliché, dei cartomanti che predicono il futuro, dei miseri nascondimenti, dei ragionamenti che rimettono tutto al loro posto, di un figlio che sani la ferita di due ‘malintesi’ adulti, degli adattamenti alla realtà come libertà possibile o unica.
E Fedeltà, il titolo del libro, sembra stare lì di guardia, come un nome sul citofono, che tu lo leggi e dici: sarà questo, come sarà di persona? Ecco, è un presagio, un anatema, un nome che non sai se vuole l’interrogativo dopo o l’esclamativo o se magari è un’affermazione risoluta. Leggi la storia che Missiroli racconta in cerca di questa risposta. E se l’intreccio della storia si rivela complicato e perfino affannoso, forse è perché affannosa è la Fedeltà non meno dell’infedeltà, entrambe tarpano le ali del sogno e dell’amore ridotti a sentimenti tristi, a un ritrovo consolatorio, curativo, che non è poco ma nemmeno abbastanza.
È un romanzo che, dalla copertina e dal titolo, si pone come forte, innovativo quasi a rompere un tabù, ma poi, è intessuto anche di routine, di pensieri e di luoghi comuni che attraversano la vita di uomini e donne da sempre. Quasi nulla di nuovo sotto la luce del sole. La Fedeltà si conferma una padrona, magari di bell’aspetto e desiderabile agli occhi di tutti, dalla quale dopo un po’ nessuno vuole essere comandato o consigliato; eppure, nessuno vuole esserne abbandonato. La Fedeltà è un cammino fatto di patti stretti ma violati, ogni istante. E che peso, questa Fedeltà!
Che sia un invito a tenersi lontani da lei, quello dell’Autore? D’altronde

La fedeltà è per la vita sentimentale ciò che la coerenza è per la vita intellettuale: semplicemente la confessione di un fallimento.

Ecco, lo diceva già Oscar Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray.

 

L’autrice della recensione

Germana Recchia è nata a Roma dove vive e lavora. Dopo la laurea in Lettere, in Storia della critica letteraria, si è laureata in Filosofia, Pedagogia generale, con una tesi su Maria Montessori, che ha vinto il premio “Maria Jervolino” bandito dall’Opera Nazionale Montessori, con la quale ha collaborato a lungo scrivendo anche per la rivista “Vita dell’infanzia”. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Metodologia della ricerca educativa all’Università degli Studi di Salerno e pubblicato articoli e saggi in riviste universitarie di Pedagogia e Filosofia. Ha poi ultimato un Master in Comunicazione istituzionale, organizzazione e servizi digitali ed è iscritta all’Albo dei giornalisti pubblicisti. Amante dei libri, della scrittura e delle parole usate con cura e sapienza, ha scritto negli ultimi anni per il sito turboarte.it Dopo l’incontro con Giusi Radicchio a un seminario di scrittura tenuto da Paolo Cognetti è iniziata la saltuaria collaborazione con il blog mestierelibro.
Quando non lavora non scrive non legge… corre, prediligendo allenamenti anche solitari e gare sulla distanza classica della maratona.

I consigli di lettura di Maria Civita d’Auria oggi ci regalano un libro inserito nella dozzina del Pemio Strega 2019. Una lettura degna di essere segnalata a quanti amano la riflessione, l’introspezione e l’onirico chiamati a fare i conti con il reale

 

Avevo sempre l’impressione che noialtri fossimo una strana famiglia di gente né ricca né povera, molto piú ricchi dei poveri e molto piú poveri dei ricchi, con un giardino che era una cosa da gente ricca, ma con un cesso buio dove ci crescevano i funghi.

NATALIA GINZBURG, Infanzia.

 

ADDIO FANTASMI

di NADIA TERRANOVA

Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Stile libero big
Anno edizione:2018
Pagine: 208, Brossura
Euro 17,00
EAN: 9788806237455
54° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana – Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

Leggi un estratto

Un giorno Ida, la protagonista di questo romanzo, riceve la chiamata di sua madre che la invita a raggiungerla a Messina, dove è nata, perché si deve ristrutturare l’appartamento di famiglia per poi metterlo in vendita. Inizialmente Ida è stupita che la madre chiami ancora “nostra” quella casa perché ormai lei se ne sente tagliata fuori. Attualmente Ida è sposata da oltre dieci anni anche se il suo matrimonio è un po’ stanco. Vive a Roma dove ha messo radici, anche se la capitale non è la sua città natale. Lavora per una radio, per la quale inventa storie di personaggi che non esistono. E da questo lavoro trae grandi soddisfazioni. Della richiesta di sua madre ne parla con il marito e riflettendoci un po’ decide di raggiungere Messina. Ma una volta in quella casa, mentre sceglie gli oggetti da tenere e cosa buttare, viene invasa dai ricordi del passato e non può ignorare il dolore che prova ancora per la perdita del padre, anche se non è morto. Ventitré anni prima, difatti, dopo una lunga depressione il professore Sebastiano Laquidara si alza alle sei e sedici ed esce di casa per non tornarvi più. L’unica traccia del marito che la moglie trova tornando dal proprio lavoro al museo, è lo spazzolino blu del marito poggiato sul lavabo ancora sporco di dentifricio. Ida non se ne fa una ragione dal momento che ha anche assistito il padre giorno dopo giorno durante la sua malattia.

Se ne addolora ancora di più perché dopo la scomparsa del caro genitore il rapporto di Ida con la madre diventa molto problematico e piano piano lei diventa una donna piena di ansie e paure e solo nel marito trova un’ancora di salvezza. Ma ora, nella casa di Messina, ripercorrendo tutta la sua storia riesce ad abbattere il fantasma del padre che finalmente esce di scena.

Consiglio la lettura di questo romanzo non solo perché la trama è avvincente, ma anche perché l’autrice ha una grande sensibilità che riversa nella sua scrittura chiara e precisa tanto da non stancare mai il lettore.

Maria Civita D’Auria

 

L’AUTRICE

Nadia Terranova, Addio fantasmi, Einaudi, Einaudi stile libero big, Premio Strega 2019

Nadia Terranova, nata a Messina nel 1978 vive a Roma. Per Einaudi Stile Libero ha scritto il romanzo Gli anni al contrario (2015, vincitore di numerosi premi tra cui il Bagutta Opera Prima, il Brancati e l’americano The Brdge Book Award). Ha scritto anche diversi libri per ragazzi, tra cui Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo 2012) e Casca il mondo (Mondadori 2016). E’ tradotta in francese, spagnolo, polacco, lituano. Collabora con la Repubblica e altre testate.

Mai banali gli incontri con l’autore Franco Piol e non è stata da meno la presentazione del 24 febbraio presso la libreria Feltrinelli, Galleria Alberto Sordi di Roma.

TEATRO MONELLO

Teatro monello, Franco Piol, Edizioni Corsare, #mestierelibro,

Testi e pretesti teatrali – Il teatro come approccio all’universo bambino

Franco Piol

Edizioni Corsare

€ 12,00 Spese di spedizione incluse, pagine 150

ISBN 978-88-99136-04-8

 

Sulla scena romana degli anni ‘70, Franco Piol con il Gruppo del Sole si dedicò interamente al teatro ragazzi in un’attività polivalente decentrata, in stretto rapporto con le strutture, le istanze e le esigenze del territorio. Al centro di tutto questo, i bambini. Soprattutto quelli della vasta periferia romana.

Come scrive Marco Baliani nella nota introduttiva al libro:
“Furono anni di sperimentazione totale… e per il teatro furono anni fecondi, di nascita di gruppi di base, diffusione di idee e pratiche, lavoro nelle scuole, coi ragazzi, uso sociale del teatro, teatro di strada, nuovi linguaggi scenici e tutto accadeva sotto gli occhi di tutti, c’era un livello di confronto e condivisone che non si è mai più ripetuto da allora.”

Franco Piol, Teatro Monello, Paola Rotella,

La giornalista e poetessa Daniela Cecchini ha presentato questa nuova pubblicazione di Franco Piol tutta dedicata al Teatro dei monelli.

Le due Madrine Simonetta Centi e Paola Rotella hanno ricordato la splendida avventura del “Gruppo del Sole”.

Hanno collaborato Sacha Piol e Rara Piol

Ospiti speciali l’attrice e scrittrice Martine Brochard e il poeta Giorgio Linguaglossa!

 

 

La raccolta Teatro Monello unisce al suo interno sette testi teatrali fra quelli di maggior successo, scritti diretti e interpretati dallo stesso Franco Piol, dove, sotto forma di gioco teatrale si alternano canzoni, filastrocche, dove si coinvolge un pubblico composto maggiormente di bambini e dove tanta parte la fa l’improvvisazione.
Il tema ricorrente, il filo che unisce tutti i testi è la ribellione, uscire dagli schemi e liberare la fantasia. Non a caso i protagonisti delle rappresentazioni il più delle volte sono i burattini, metafora dei bambini, opposti a un burattinaio che li vuole sempre uguali e obbedienti, non rispettando né cogliendo quelle che sono le esigenze di crescere liberi e scegliere il proprio percorso.
E allora La rivolta dei manichini ci restituisce questa aspirazione alla libertà mentre in Alice si rivendica lo “spazio” e il “verde” che non deve mai mancare a nessuno. Ritroviamo poi il magico mondo della musica in Sconcertino e il diabolico e perverso inganno dei soldi in Che bolle in pentola.
Un vecchio asino opposto al padrone che vuole farlo fuori per ricavarci qualche soldo è il protagonista di E per finire musica maestro e qui l’autore affronta il tema della vecchiaia.
Big Beng! è ambientato invece nel mondo incantato della favola e della fantasia e per chiuder la carrellata Bit al lampone, dove il piccolo Nicola va alla ricerca dei genitori ideali.

Un saggio, una testimonianza, un documento, per quanti sono interessati a questa esperienza pionieristica, iniziata in anni in cui non si avevano riscontri precedenti.

Daniela Cecchini afferma che Franco Piol con questo libro ci regala una grande opportunità, perché ci dà un assaggio delle esperienze vissute sul palco, accanto ai bambini, con i bambini, con gli adolescenti, a volte anche con adolescenti difficili. Ci sono all’interno del libro dei pezzi di queste rappresentazioni, quindi si ha la possibilità di riuscire ad entrare nella sua ottica per un attimo.

Racconta Franco Piol che l’accoglienza nelle scuole non fu così immediata, si entrava da una porta secondaria – dice – offrendo servizi agli insegnanti e ci sono voluti cinque o sei anni per passare a presentare questa fucina di lavoro straordinario, aprendo un varco impensabile qualche anno prima. Condizione principale è stata soprattutto quella di ascoltare il bambino. E la nostra missione in fondo era di interessarli all’animazione, ai giochi e dai giochi passare alle piccole costruzione di strumenti musicali. Con i calzini facevamo le marionette. Ci impegnavamo in questo modo per attirare la loro attenzione, ma non bastava perché ci chiedevano l’amore di esser ascoltati.

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Il nostro laboratorio terminava alle otto di sera, poi c’erano la pulizia del laboratorio, un panino , in seguito si attaccava con i nostri laboratori, si partiva da Rimbaud, si studiava la storia, O’Neill, per attivare la conoscenza anche degli strumenti da usare, strumenti pedagogici, attraverso il gioco, soprattutto il gioco in senso di formatore e di aggregazione sociale.

Abbiamo soprattutto usato un criterio che all’epoca funzionava benissimo che era quello Brechettiano proprio perché, a parte lo straniamento, era un modo diretto con il quale si poteva parlare con i bambini e loro potevano parlare con noi, infatti era un teatro di interazione. Non ci siamo mai dichiarati attori, ma operatori culturali, abbiamo parlato sì di teatro, ma teatro inteso come insegnamento reciproco, La lezione importante che mi è rimasta è che sono stati i bambini a trasmettermi il loro desiderio di imparare. Noi assorbivamo e loro si nutrivano di questo nostro riscontro.

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Nel suo intervento Simonetta Centi aggiunge: Noi ascoltavamo i bambini, loro ci davano talmente tanto che lì cominciava il gioco e lo scambio. E una altra cosa importantissima da ricordare è che noi abbiamo fatto anche un lavoro con i genitori e non era soltanto un lavoro che avveniva nel laboratorio, in un ambito ristretto, noi uscivamo insieme ai genitori, cucinavamo insieme, andavamo in gita insieme e i bambini sentivano questa sinergia che avveniva in maniera naturale, sentivano che li amavamo.

Paola Rotella racconta altresì il lavoro degli attori che ha l’obiettivo di entrare in comunicazione con il pubblico. “Abbiamo detto cose bellissime rispetto ai bambini, ma il teatro è tanto divertimento, è tanto gioco e consiste veramente nell’entrare in una comunicazione tutta istintiva tra l’attore e il bambino, non dobbiamo dimenticare che c’è un’immediatezza e che ci dobbiamo divertire. Una cosa io come attrice l’ho imparata, come tutti gli attori ero abituata a lavorare su altri testi e Franco come regista era eccezionale, su qualsiasi tipo di testo, a me ha insegnato tantissimo e sono cresciuta accanto a lui. Oggi insegno strategia della comunicazione e sono felice di portare con me il bagaglio del teatro e soprattutto quella ricchezza e quella difficoltà del relazionarsi con i bambini, perché i bambini non ti perdonano niente, devi esser incredibilmente presente, devi essere con loro, per loro, tutto loro, non ti puoi distrarre un secondo. Una ricchezza straordinaria perché il bambino ti segue, ti accompagna, si entusiasma, urla, gioca, sta dentro il gioco del teatro ed è una cosa che si fa tutti quanti insieme e mai mi sono divertita tanto, emozionata tanto come quando c’era una platea di trecento bambini urlanti, ma che ti seguono come se tu fossi il loro piccolo grande eroe e questa è una cosa meravigliosa, perché finalmente la fiaba diventa realtà e anche noi possiamo vivere la nostra porzione di fanciullezza insieme a loro e per questo mi sento di ringraziare Franco.”

Teatro monello, Edizioni Corsare, Franco Piol, L’AUTORE

Franco Piol, operatore culturale presso la Regione Lazio, già giovanissimo si dedica alla scrittura; compone diverse raccolte poetiche e racconti brevi. Alla fine degli anni Sessanta inizia la sua avventura nel teatro come regista e attore.
Nel 1968 Piol incontra Roberto Galve, pittore, grafico e regista argentino, col quale nel 1971 fonderà lo storico Gruppo del Sole, prima realtà romana di laboratorio permanente di animazione artistica e teatrale, radicato sul territorio della grande periferia romana.
Il Gruppo del Sole per la prima volta coinvolgerà scuole elementari e medie della realtà romana, del Lazio e intraprenderà un percorso itinerante in molte regioni italiane: Puglie, Sardegna, Sicilia, Toscana, Abruzzi, Umbria.
Dal 1975 Franco Piol diviene autore di tanto teatro per ragazzi, avvalendosi di collaborazioni autorevoli. Celebre allora la trilogia La rivolta dei manichini, Alice e Sconcertino, seguita da Favole al telefono. Verso la fine degli anni Ottanta ancora teatro ragazzi con Bit al lampone e Natale in casa Buffardo, infine il tentativo di mettere in scena poesia, musiche dal vivo e danza con Poetesie in concerto e Macchie nere del racconto. Poi nel 1992, cessano gli incentivi ministeriali e il Gruppo del Sole è costretto a chiudere dopo lo sfratto dal teatro «La scaletta».
Nel 1997 Piol apre nuovi laboratori teatrali con il gruppo «LabTea» che opererà fino al 2007, realizzando saggi di teatro, danza e musica. Dal 2008 si dedica nuovamente alla poesia pubblicando brani sparsi in molte antologie fino a pubblicare nel 2013 Poetesie in concerto per “i tipi” delle Edizioni Libreria Croce, intensificando il settore di racconti brevi editati, anche questi, in molte apposite antologie. Nel dicembre 2016 con Alter Ego Edizioni pubblica Tana libera tutti e nel dicembre 2017 Gente del tempo che verrà. Nel dicembre 2018 Teatro monello, raccolta di testi teatrali dedicati ai bambini.
Per la provincia di Treviso ha curato alcuni testi legati all’attività dell’atletica leggera che culmina con l’ultima pubblicazione del 2019 Protagonisti trevigiani attraverso i numeri dell’atletica, dedicata alla storia dell’atletica trevigiana.
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GIUSI R.

Con un sorriso tra le pagine il consiglio di questa settimana

in libreria dal 9 aprile 2019

L’unico modo per capire le donne è mettersi nei loro panni
Il primo romanzo di Gordon, lo youtuber più amato dalle ragazze.

Gordon, Yuri Sterrore, Rizzoli, youtuber, romanzo

YURI STERRORE

TU CHE MI CAPISCI

RIZZOLI

brossura con sovracoperta
14,2 x 21,7 CM

pp. 284

€ 18 √ EBOOK € 9,99

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Cosa vogliono davvero le donne? È la domanda che frulla nella testa degli uomini ogni volta che le osservano camminare per strada, comprare una borsa, truccarsi allo specchio. La verità è che nessuno di loro sa la risposta. Eppure, basterebbe fare un salto a Lambrate, dal parrucchiere all’angolo, per farsi dare qualche consiglio da Ale. Sì, perché se sei un maschio ma la tua infanzia profuma di balsamo e shampoo invece che di erbetta fresca e spogliatoi, se tua madre fa la parrucchiera e tuo padre è sempre stato assente, se per sbarcare il lunario sei costretto a imparare la differenza tra colpi di sole e shatush… allora ti abitui a vedere il mondo da un’altra prospettiva, e le donne impari a capirle come nessun altro.
Certo, anche Ale ha i suoi problemi. Un conto è dare consigli tra una piega e un taglio, tutt’altra faccenda è conquistare Marta: con la tipa che ti piace, le parole giuste non arrivano mai, soprattutto quando hai la testa piena di pensieri. Nel suo secondo lavoro da copywriter, Ale deve affrontare un boss tiranno che minaccia ogni giorno di licenziarlo, e adesso nella scrivania di fronte alla sua è comparsa Leila, la prima di cui si è innamorato, la prima che gli ha spezzato il cuore. Come uscire da questa situazione senza farsi troppo male? Ale è un ragazzo pieno di risorse, eppure lo sa: nella vita vera, quando una cosa va male può sempre andare peggio…

YURI STERRORE, in arte GORDON, è nato a Segrate nel 1990. Grazie a una parrucca bionda e a una pungente ironia ha subito conquistato il pubblico femminile, con un seguito sui social di oltre 2 milioni di follower, per il 90 % donne. Il suo programma “Il Punto Gordon” è il primo talk show trasmesso in diretta su Facebook. Questo è il suo primo romanzo.