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Venerdì 26 ottobre 2108 Librinfestival, in occasione dell’apertura della quarta stagione della maratona letteraria che premia i mestieri del libro, ha ospitato il “LIBRO DEI FULMINI” di Matteo Trevisani,  Edizioni di Atlantide presso Grafica Campioli

Interventi dell’editore Simone Caltabellota e della relatrice Silvia Di Tosti 

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Matteo Trevisani così si racconta e racconta il suo libro.

Quello che cerco di raccontare nel Libro dei fulmini è quello che ho visto arrivando a Roma per la prima volta. Sono marchigiano, sono venuto a Roma per frequentare l’Università e poi ci sono rimasto. Il mio amore per Roma non è nato subito, proprio perché Roma è una città strana, sicuramente accogliente, una città comoda, filosoficamente comoda.

Quando comincio a guardare la città come se fosse la prima volta, inizio a scrivere dei reportage sull’«Internazionale», inizio ad accorgermi di certe chiese, di certi ponti, di certe collezioni, di certi musei che non avevo mai visto.

È nata così l’idea di scrivere una storia che riguardasse l’aldilà, e dovevo metterci la magia e l’esoterismo, che era il mio campo di interessi e di studi, ma di cui mi vergognavo tantissimo, lo consideravo soltanto un hobby perché poteva mettermi in cattiva luce come storico della filosofia.

La mia storia di scrittore parte da quando ero molto giovane e avevo scritto cose che non erano piaciute a nessuno, per cui avevo deciso di smettere. Poi mi imbatto casualmente in questa lastra del fulmine di cui parlo nel libro, incontro Simone Caltabellota che mi chiama e mi chiede di quello che sto scrivendo. A quel punto decido di fregarmene della vergogna perché ho trovato un lettore, ma soprattutto un editore. che capisce e si appassiona a questi temi controversi. In questo libro c’è la rivalsa molto forte di affrontare questo mostro della vergogna, ma anche il desiderio di restituire un nuovo punto di vista su Roma, di come si vede un paesaggio, di essere iniziato a un nuovo sguardo, a una nuova visione.

A Roma il punto di vista è tutto, ti accorgi degli ordini sparsi, delle cose che ci sono dentro, ed è quello che è successo a me, ogni punto di vista sulla città ti restituisce una città diversa e quindi diverse storie che io provo a raccontare, raccontando anche l’iniziazione di un personaggio, naturalmente distaccato da me che, scavando dentro Roma e dentro se stesso, trova quello che nel libro viene chiamato un “destino”. Attraverso tutte le pagine del libro Matteo, il protagonista, cerca di portare a termine le prove che questo destino gli mette davanti per fare in modo che lui diventi uomo.

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Titolo: Libro dei Fulmini

Autore: Matteo Trevisani

Prezzo: € 20.00

Pagine: 176

Formato: 150×220 brossura


ANTEPRIMA

 

Matteo, un giovane filosofo, scopre casualmente, in alcuni siti archeologici romani, la presenza di un certo numero di tombe di fulmini che consentono il passaggio dal regno dei vivi al regno dei morti. Le lastre tombali riportano la scritta FCS ovvero Fulgor conditum summanium : “qui è stato seppellito un fulmine di Summano” divinità infernale che presiedeva ai fenomeni atmosferici della notte. Aiutano Matteo nella ricerca Silvia, una ragazza che si occupa di beni archeologici, e il suo vecchio professore universitario. Per liberarsi di ombre e fantasmi Matteo inizia un viaggio di formazione oltre che esoterico, viaggio nel corso del quale rischia di perdersi.

A domande Matteo Trevisani risponde

Matteo Trevisani, Libro dei fulmini, Edizioni di Atlantide, #Librinfestival

Nel libro citi il Liber fulguralis della tradizione latina. Si potrebbe definire il tuo Libro dei fulmini non un romanzo, ma più precisamente un Libro in forma di romanzo, ossia ” Libro” come raccolta: raccolta di ricerche, di scoperte, di esperienze, di viaggi iniziatici, di morte e rinascita, di incursioni nel passato, di esoterismo? Quanto c’è di raccolta saggistica e quanto di romanzato?

Il libro è volutamente un ibrido da autofiction e saggio: può essere letto anche come un piccolo manuale di storia dell’esoterismo e come guida alternativa alle bellezze di Roma. Ma forse la definizione più giusta è quella di “romanzo iniziatico” perché se da una parte è un esordio, e quindi un’iniziazione, dall’altra il protagonista si trova a vivere esperienze che gli faranno abbandonare il normale status, compito di ogni iniziazione.

L’epigrafe, tratta dal testo di Peter KinsgleyIn the Dark Places of Wisdom” rimanda alle parole di Parmenide:

“Se siete fortunati, a un certo punto della vostra vita vi troverete in un vicolo cieco. Vi accorgerete che il sentiero di sinistra conduce all’inferno, il sentiero di destra conduce all’inferno, quello di fronte conduce all’inferno e, nel caso tentaste di tornare indietro, finireste in un inferno ancora peggiore.”

Quanto ritieni fondamentale questa citazione, per il lettore e per lo sviluppo interpretativo del viaggio iniziatico di Matteo?

L’incontro con Kinglsey è stato fondamentale. In quella citazione c’è la necessità di andare per forza dentro se stessi per trovare il materiale adatto per crescere. Un uomo alle corde non ha nessuna via d’uscita se non verso se stesso.

Il protagonista ha il tuo stesso nome e cognome, così come un personaggio del libro, secondario ma fondamentale, che si chiama appunto Matteo: un gioco di specchi e di doppi che riflette anche il rapporto vita/morte, sotto/sopra, esoterico/razionale. Quanto ha a che fare il tuo vissuto con questo esordio?

Molto e molto poco. Il mio nome è la più potente delle maschere. Il protagonista vive una vita tutta sua che è in qualche modo solo un riflesso di alcune cose che ho vissuto.

Matteo attraversa Roma in scooter. Muoversi in scooter in una città come Roma può rimandare alla libertà e al movimento, in stretto rapporto con gli elementi della natura, “fulmini” compresi?

Non me lo sono chiesto. Matteo usa un motorino perché è il mio mezzo privilegiato per muovermi a Roma. Anche da un lato di tecnica narrativa e di ritmo, raggiungere certi posti in motorino invece che in macchina o con i mezzi mi ha permesso di accelerare molto, sempre considerando che si tratta di una città come Roma, che cerca di fossilizzarti nella sua stessa immobilità.

Leggendo il libro, viene subito in mente, per chi lo ha visto all’epoca, lo sceneggiato Il segno del comando. Tu lo inserisci in un’intervista fra le tue fonti. In che percentuale sono importanti le fonti storiche, quelle architettoniche, di autori contemporanei, le fonti filmiche o visive, e quanto spazio dai all’immaginario?

Sono assolutamente importanti. Senza di esse il libro stesso non esisterebbe. Mi sono avvalso di più esperti perché volevo verificare che ogni fonte fosse giusta e che ogni rapporto con la storia fosse verosimile. Anche dove la narrazione arriva a essere più fantasiosa qualcosa di vero, anche solo un’ipotesi, esiste.

L’incontro fra i due protagonistiSilvia e Matteo, si risolve in un rapporto utilitaristico più che affettivo e la dinamica delle loro unioni sessuali diviene strumento rituale finalizzato a oltrepassare la soglia fra conscio e inconscio. Quanto è funzionale il rito e a quali tradizioni esoteriche fai riferimento rispetto al sesso?

Faccio riferimento al buddhismo tantrico, alla magia sexualis e all’arte del sogno. I due ragazzi ci arrivano per motivi differenti: Matteo vuole andare oltre, Silvia ne è in,  qualche modo dipendente. Ora che ci penso sono i due approcci classici alla spiritualità contemporanea, soprattutto da parte degli occidentali.
l’idea che attraverso la sessualità si sprigioni una qualche tipo di energia di forza che poi può essere usata per acceder a dimensioni altre, interiori, stati di coscienza straordinaria, la storia delle religioni la spiritualità è piena di esempi del genere più che ritualizzare il sesso si tratta di erotizzare un rituale. Questo è il vero confine tra un vero maestro tantrico e uno no. Matteo e Silvia, i protagonosti utilizzano questo potere, che scoprono uno nell’altro, ma lo utilizzano male perché ne diventano dipendenti. Matteo ne esce perché ha un destino da compiere a cui deve arrivare con l’aiuto di Silvia, lei invece diventa schiava di questo potere perché lo usa per per altro.

Il tema, anzi il filo conduttore è quello del rapporto uomo/morte e la sua non accettazione nei termini che conosciamo e che porta, come conseguenza, alla ricerca esotreica e non solo. Non pensi di aver inserito troppi rimandi storici, fiosofici, religiosi, che potrebbero confondere nella lettura. Quali suggerimenti daresti al lettore per orientarsi?

Non credo siano troppi! Pensa che molti li abbiamo tolti in fase di editing: sono rimasti solo i necessari. Gli direi di farsi meravigliare da ciò che può scoprire, di usare il libro come un grimaldello.

Libro dei fulmini è il tuo libro di esordio. Alla luce della tua esperienza lo riscriveresti così o cambieresti qualcosa? Se si cosa cambieresti e se no perché?

Niente, il libro va bene così perché cristallizza un momento importantissimo della mia carriera. Anche gli errori e le lungaggini e le cose che tra qualche anno mi stoneranno saranno lì a ricordarmi da dove sono partito. In qualche modo gliene sarò per sempre grato, qualche che sarà la mia carriera da qui in avanti.

Matteo Trevisani, Simone Caltabellota, #Librinfestival, Edizioni di Atlantide, Silvia Di Tosti, Grafica Campioli

 

 

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Venerdì 26 ottobre 2108 Librinfestival ha inaugurato a Monterotondo la quarta stagione della maratona letteraria che premia i mestieri del libro con Edizioni di Atlantide e il “LIBRO DEI FULMINI” di Matteo Trevisaniall’insegna di talenti esordienti sostenuti da un’editoria di qualità, sempre più interessata al progetto.

Accompagnava Matteo Trevisani l’editore Simone Caltabellota che ha raccontato la sua storia editoriale e quella delle Edizioni di Atlantide

Un nuovo modello editoriale e culturale. Fuori dal tempo, fuori dai format, fuori dalle convenzioni

Simone Caltabellota, Matteo Trevisani, Libro dei fulmini, Edizioni di Atlantide

Ho cominciato molto giovane a fare questo mestiere legato all’editoria. Ho cominciato con le riviste letterarie, dove il lavoro è un po’ diverso, ma le tappe sono le stesse: lavorare sui testi. Ho avuto la fortuna di vivere in un periodo particolare per la cultura e l’editoria italiana, che sono stati gli anni Novanta, quando nascevano editori come Fazi, Castelvecchi, Minimum fax, Voland, Donzelli.

Poi quella stagione è finita. Tutt’intorno era cambiato un contesto, perché un libro non si fa unicamente per venderlo. L’obiettivo ultimo è riuscire a fare delle cose che ti piacciono e riuscire a venderle, vendere un libro che emoziona e che racconta delle cose che non ti aspettavi, che condivide con te la tua visione del mondo e, in un certo modo, va oltre la tua visione del mondo.

Fare l’editore può esser una vocazione, ma è fondamentale sapere che è un mestiere, per cui devi conoscerne le basi. Come il muratore non può costruire la casa se non parte dalle fondamenta, così l’editore deve saper fare la correzione di bozze, deve saper leggere, lavorare sul testo con l’autore, immaginare il libro, dare la visione della linea della casa editrice, del suo progetto. L’editore di realtà piccole e medie, non è un finanziatore, ma lavora con un gruppo di persone: una casa editrice non si fa mai da soli.

Dagli ani 90 a oggi sono successe tante cose e un certo tipo di modello editoriale è finito. Si è esaurita quella libertà di ricerca, di sperimentazione, di sfrontatezza, se vogliamo. In quegli anni eravamo dei corsari, anche quando si vendevano un milione di copie, contro le immensità delle major dell’editoria del nord, perché l’editoria di Roma era storicamente fatta da case editrici indipendenti, piccole e medie.

A un certo punto ho avuto voglia di riscoprire il valore di leggere per cui ho fatto altre cose, una casa discografica, ad esempio, ma continuavo a collaborare con case editrici come consulente esterno, suggerivo un libro, un autore straniero. Ritrovandomi con degli amici che avevano anche loro un percorso editoriale storico alle spalle, abbiamo deciso che era arrivato il momento di creare un nuovo modello editoriale. Con me c’erano Francesco Pedicini, Gianni Miraglia e Flavia Piccinni. Ci siamo detti facciamo una casa editrice nostra, facciamoci conoscere, sapevamo cosa potevamo dare.

Francesco Pedicini, ex direttore di produzione è la persona che si occupa dei rapporti con la tipografia e di tutto ciò che concerne la produzione materiale del libro, dalla carta alla foliazione, all’impaginazione. Ha lavorato prima con Fanucci poi con Fazi e ha collaborato con varie case editrici. Gianni Miraglia è un autore, un creativo, un artista, ex pubblicitario. Flavia Piccinni, scrittrice giornalista

Quando nasce un’impresa devi dargli una particolarità, e noi dovevamo fare una casa editrice diversa dalle altre, soprattutto seguendo una visione radicata alla contemporaneità, ma allo stesso tempo che guardasse indietro, a un modello culturale, ma anche commerciale e distributivo, che risaliva agli anni trenta, in un momento in cui l’Italia si formava come la conosciamo nell’editoria Moderna.

In quegli anni c’erano le case editrici storiche come Laterza o Mondadori e poi nascevano nuove realtà. Il modello era di case editrici che pubblicavano pochi titoli e non avevano distributori. Oggi il distributore che va in libreria non distribuisce una sola casa editrice, ma centinaia, e la maggior parte dei librai presta attenzione il più delle volte solo ai titoli che spiccano più facilmente.

Con la nostra nuova casa editrice volevamo creare una rete di librerie fiduciarie. Siamo partiti con 40/50 librerie perché essere legati a un distributore ti costringe a pubblicare un minimo di titoli ogni anno, noi volevamo farne solo 8-10, curatissimi, su carta di pregio, di ogni tiratura 999 copie numerate, Abbiamo iniziato con titoli bellissimi: Filosofi antichi di Adriano Tilgher, filosofo degli anni Venti, poi Ritratto di Jennie di Robert Nathan, autore degli anni Trenta poco conosciuto, e un volume grafico, Tomaso, di Vittorio Accornero, pittore e illustratore degli anni Quaranta-Cinquanta.

La novità è piaciuta molto, e i lettori si sono accorti che questo progetto editoriale era differente. Quello che era l’obiettivo iniziale delle 999 copie, che poi in Italia non sono poche, ora è diventato la partenza, perché le prime mille copie stampate finiscono subito, per cui facciamo subito una seconda edizione, a volte in contemporanea con la prima, con una copertina leggermente differente. Il libro di Matteo Trevisani, di cui sta per andare in stampa la quarta edizione, avrà una copia unica per ogni lettore, non esiste una copia uguale all’altra.

Leonida, Nada Malanima

 

 

All’inizio ad aprire molte porte è stata Nada Malanima con il suo libro Leonida. In precedenza questa artista aveva pubblicato per Fazi e Bompiani ed era già al suo quarto libro. Nada è un personaggio straordinario, una scrittrice originale, così come una cantautrice bravissima, è molto gioiosa, e presentare il suo libro è una cosa nuova per lei, è una sfida. Siamo stati anche fortunati perché sei mesi dopo l’uscita del libro, il regista Paolo Sorrentino ha scelto la canzone di Nada “Senza un perché” per la serie tv “The Young Pope” che è stato fra i brani rock più venduti da iTunes e così il libro è andato in tutto il mondo.

 

 

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Nada però non è un autrice esordiente. Noi di Atlantide stavamo cercando un libro che fosse bello, di un autore esordiente italiano, innanzitutto un libro che fosse qualcosa di differente da quelle che sono le modalità ormai assodate della narrativa italiana e contemporanea. Quando ho letto le prime pagine del Libro dei fulmini ho pensato subito che Matteo Trevisani era proprio l’autore che volevo pubblicare e devo dire che è andata molto bene, grazie anche al passaparola: leggi un libro, ti piace, ti innamori e lo consigli, lo regali, cerchi di diffonderlo perché diventa una cosa tua e quando questo succede con un autore italiano è ancora più bello.

Volevo inoltre sottolineare che un libro esiste perché c’è un editore che lo pubblica, la funzione dell’editore rimane fondamentale e non vuol dire che non ci siano libri autopubblicati belli, ma l’incontro autore ed editore somiglia all’innamoramento. Quando questo incontro funziona nascono le condizioni per creare qualcosa di bello, autore ed editore danno il meglio e i lettori lo percepiscono.

Sta succedendo poi che i lettori, incuriositi a tal punto del tema del libro, vanno a cercare i luoghi raccontati. Si stanno creando dei “tour dei fulmini”, iniziativa nata da un articolo di Matteo Lucci, un ottimo scrittore e bravissimo giornalista che pochi mesi fa ha pubblicato quattro pagine sul settimanale «Venerdì» raccontando una Roma sconosciuta agli stessi romani, come può fare soltanto una persona della sensibilità, dell’intelligenza, della cultura di Lucci e che come Matteo Trevisani viene da fuori Roma.

Proiettati verso 2018
un omaggio ai libri che hanno accompagnato
#LIBRINFESTIVAL nel 2017

 

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LA TRAMA DELL’INVISIBILE di Maria Cristina Mannocchi Edizioni Ensemble

PER ME SCOMPARSO È IL MONDO di Emiliano EreddiaCorrimano Edizioni

CONFORME ALLA GLORIA di Demetrio PaolinVoland Edizioni

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia SukkarIl SirenteAltri Arabi Migrante

IL SENNO DI NOI di Maria Castaldo e Michele GardoniDavid and Matthaus

L’ALTRA METÀ DELLA NOTTE di Fabio MundadoriDamster Edizioni

INSIEME A FELICIA di Gabriella EbanoNavarra Editore

DIETRO L’ARAZZO di Lenny Mcgee traduzione di Riccardo Duranti Coazinzola Press

GIULIA TOFANA di Adriana AssiniScrittura & scritture

LA CRESTA DELL’UPUPA di Daniele BorghiEdizioni Ensemble

IL PESO MINIMO DELLA BELLEZZA di Azzurra De PaolaLiberAria Editrice

STORIA DI CENTO OCCHI di Stefano Tevini Safarà Editore

VARIAZIONI DI LUNA di Patrizia Fiocchetti – Lorusso Editore

 

Maria Civita D’Auria, fedele lettrice, ci propone la sua recensione del libro Il senno di noi di Maria Castaldo e Michele Gardoni pubblicato da David And Matthaus e in concorso alla seconda edizione della maratona letteraria #Librinfestival

Il senno di noi

di Maria Castaldo e Michele Gardoni

David And Matthaus

settembre 2016

Pagg. 278

Euro 16,90

Era facile giudicarle diverse, banale considerarle uguali, impossibile vederle rassegnate.

Si tratta di Silvietta e Linda, due storie vere, due donne vittime di una violenza sessuale che entrambe superano con grande forza e determinazione.

Silvietta è molto sola. Non ha conosciuto il padre, figlia di una ragazza madre non ha amici e parenti. Così la madre, è l’unica figura accogliente e premurosa con la quale ha un rapporto idilliaco. Presto però, quest’ultima, si ammala di una forma di poliomelite che le crea una grave insufficienza polmonare per cui nel giro di poco tempo muore. Silvietta per reagire al dolore inizia a frequentare come volontaria un’associazione che aiuta le donne in difficoltà. Ma quando tutto sembra essersi risolto, Silvietta viene stuprata nella strada buia del parco che percorre ogni sera per raggiungere l’associazione. Nel giro di poco tempo si rende conto di essere incinta, ma anche se questo figlio è frutto di un atto violento, decide coraggiosamente di portare avanti la gravidanza sfidando atteggiamenti pietistici e giudizi negativi espressi dal suo contesto sociale.

Linda ha una famiglia borghese. Il padre è un tecnico che lavora in un’azienda elettronica. La madre invece è un’impiegata stimatissima dell’ufficio amministrativo di un’importante casa di moda. È una famiglia molto all’antica. Il padre si è sempre guardato bene dal girare svestito in casa, anche quando Linda era molto piccola. La madre crede che il sesso si debba concedere solo al proprio marito. Così Linda, crescendo, sviluppa un carattere molto introverso che le crea difficoltà di integrazione soprattutto a scuola, anche se è molto studiosa. Durante una gita scolastica, stanca di sentirsi “diversa”, cede alla corte di Riccardo, il bello della scuola, che però la prende con violenza. E dopo averla usata la getta via come se lei fosse uno straccetto. Dopo poco tempo, Linda si rende conto che quell’unica “pazzia” ha avuto un caro prezzo: è incinta.

Questo libro scritto a quattro mani da Maria Castaldo e Michele Gardoni, compagno dell’autrice non solo nella stesura del romanzo, ma anche nella vita, vuole essere una denuncia nei confronti di una società che, nel caso di una violenza sessuale, è pronta solo a commiserare e a puntare il dito contro la vittima.

Silvietta o Linda, e le donne in generale, in un modo o nell’altro più che vittime sono considerate colpevoli di aver dato l’opporrtunità e il diritto all’uomo di usare violenza e di abusare del loro corpo. Si dice: se la sono cercata.

Occorre invece un’educazione al ripetto verso l’altro per cambiare questa mentalità, anche se è un percorso difficile che va a toccare convenzioni, radicate nel contesto storico, sociale e familiare. Silvietta e Linda sono la testimonianza che la violenza sulle donne si deve fronteggiare, attaccare e sconfiggere perché le donne hanno il diritto di sperare in un futuro migliore.

Maria Civita D’Auria

IL SUPERFESTIVAL UNISCE L’ITALIA DELLA CULTURA

67 FESTIVAL DA 18 REGIONI PER LA KERMESSE AL SALONE DEL LIBRO

Il Superfestival è consultabile all’indirizzo http://www.superfestival.it

#LIBRINFESTIVAL
il festival che premia i mestierei del libro
al SUPERFESTIVAL del SalTo17

Continua l’appuntamento con le recensioni di Maria Civita. Oggi tocca al romanzo La rabbia che rimane di Paolo Di Reda, Edizioni Fahrenheit 451, che ha aperto la seconda edizione di #Librinfestival, la maratona letteraria che prema i mestieri del libro.

la rabbia che rimane, Paolo Di Reda

La rabbia che rimane

Paolo Di Reda

Edizioni Fahrenheit 451

Pagg.389

Euro 11,50

Giorgia, la protagonista di questo romanzo, è vittima di uno stupro a soli 17 anni. Dopo la vergogna e l’umiliazione, si accorge di aspettare un figlio dall’uomo che l’ha violentata.

La ragazza decide comunque di portare avanti la gravidanza, anche se il padre e la matrigna, per paura di uno scandalo, la cacciano fuori di casa. Giorgia si rifugia da Agnese, la nonna materna.

Quando nascerà Andrea, il bambino sarà la prima cosa al mondo completamente sua, ma il dolore per la violenza subita, rimarrà incancellabile. Nella casa di via Corsica a Roma, Giorgia pensa spesso a sua madre, morta mentre le sta dando la luce. La nonna, con le sue attenzioni, riesce a farle superare i sensi di colpa. Agnese, difatti, diventa l’unico punto di riferimento della giovane nipote. La protegge, l’appoggia e la sostiene, soprattutto quando Giorgia manifesta la sua voglia di studiare.

Così Giorgia prende il diploma e a dispetto di quello che pensa il padre delle donne che, in quanto tali, possono fare solo le maestre, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza. Per mantenersi agli studi lavora prima in una salumeria, poi in una fabbrica come operaia. Qui inizia la militanza al sindacato. A questo punto entra in scena Corrado, un giovane avvocato, che simpatizza con le idee dei sindacalisti perché anche lui odia il mondo borghese del padre, ma non riesce a pensare a un’alternativa che lo liberi dall’influenza paterna.

Corrado incontra Giorgia a una manifestazione ed è subito attratto da lei e dal suo bambino. Quando Giorgia, a causa delle sue idee, ha problemi con la giustizia e finisce in galera, Corrado va in suo soccorso. Tra i due nasce una profonda amicizia, anche grazie ad Andrea che si lega molto a Corrado. Così presto, tutti insieme, costruiscono un’insolita famiglia.

Ma intorno a Giorgia, Andrea e Corrado, ruotano le vite di altri personaggi che, insieme a loro, vivono le vicende che hanno contraddistinto gli anni tra il ’50 e il ’90 come la violenza, le stragi, il terrorismo, l’eroina, il femminismo e le battaglie per i diritti.

La rabbia che rimane è un libro che consiglio di leggere perché Paolo Di Reda, con una scrittura chiara e coinvolgente ha saputo descrivere quegli anni di piombo, che molti di noi, come l’autore, hanno vissuto in prima persona, provando oggi un po’ di nostalgia per alcuni ideali che li hanno caratterizzati, anche se spesso sono rimasti tali e la violenza li ha distrutti portandoseli via.

Maria Civita D’Auria

PRIMA PARTE

#LIBRINFESTIVAL MINUTO PER MINUTO 2

SFOGLIANDO LE PAGINE DI “STAGIONINCITTÀ”, LA CARRELLATA DEGLI INCONTRI DI #LIBRINFESTIVAL CONTINUA CON I LIBRI PRESENTATI NELL’AMBITO DELLA MARATONA LETTERARIA NEI MESI DI NOVEMBRE, DICEMBRE 2015, GENNAIO 2016

#Librinfestival, mestierelibro

#lIBRINFESTIVAL, MESTIERELIBRO