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Maria Civita D’Auria, fedele lettrice, ci propone la sua recensione del libro Il senno di noi di Maria Castaldo e Michele Gardoni pubblicato da David And Matthaus e in concorso alla seconda edizione della maratona letteraria #Librinfestival

Il senno di noi

di Maria Castaldo e Michele Gardoni

David And Matthaus

settembre 2016

Pagg. 278

Euro 16,90

Era facile giudicarle diverse, banale considerarle uguali, impossibile vederle rassegnate.

Si tratta di Silvietta e Linda, due storie vere, due donne vittime di una violenza sessuale che entrambe superano con grande forza e determinazione.

Silvietta è molto sola. Non ha conosciuto il padre, figlia di una ragazza madre non ha amici e parenti. Così la madre, è l’unica figura accogliente e premurosa con la quale ha un rapporto idilliaco. Presto però, quest’ultima, si ammala di una forma di poliomelite che le crea una grave insufficienza polmonare per cui nel giro di poco tempo muore. Silvietta per reagire al dolore inizia a frequentare come volontaria un’associazione che aiuta le donne in difficoltà. Ma quando tutto sembra essersi risolto, Silvietta viene stuprata nella strada buia del parco che percorre ogni sera per raggiungere l’associazione. Nel giro di poco tempo si rende conto di essere incinta, ma anche se questo figlio è frutto di un atto violento, decide coraggiosamente di portare avanti la gravidanza sfidando atteggiamenti pietistici e giudizi negativi espressi dal suo contesto sociale.

Linda ha una famiglia borghese. Il padre è un tecnico che lavora in un’azienda elettronica. La madre invece è un’impiegata stimatissima dell’ufficio amministrativo di un’importante casa di moda. È una famiglia molto all’antica. Il padre si è sempre guardato bene dal girare svestito in casa, anche quando Linda era molto piccola. La madre crede che il sesso si debba concedere solo al proprio marito. Così Linda, crescendo, sviluppa un carattere molto introverso che le crea difficoltà di integrazione soprattutto a scuola, anche se è molto studiosa. Durante una gita scolastica, stanca di sentirsi “diversa”, cede alla corte di Riccardo, il bello della scuola, che però la prende con violenza. E dopo averla usata la getta via come se lei fosse uno straccetto. Dopo poco tempo, Linda si rende conto che quell’unica “pazzia” ha avuto un caro prezzo: è incinta.

Questo libro scritto a quattro mani da Maria Castaldo e Michele Gardoni, compagno dell’autrice non solo nella stesura del romanzo, ma anche nella vita, vuole essere una denuncia nei confronti di una società che, nel caso di una violenza sessuale, è pronta solo a commiserare e a puntare il dito contro la vittima.

Silvietta o Linda, e le donne in generale, in un modo o nell’altro più che vittime sono considerate colpevoli di aver dato l’opporrtunità e il diritto all’uomo di usare violenza e di abusare del loro corpo. Si dice: se la sono cercata.

Occorre invece un’educazione al ripetto verso l’altro per cambiare questa mentalità, anche se è un percorso difficile che va a toccare convenzioni, radicate nel contesto storico, sociale e familiare. Silvietta e Linda sono la testimonianza che la violenza sulle donne si deve fronteggiare, attaccare e sconfiggere perché le donne hanno il diritto di sperare in un futuro migliore.

Maria Civita D’Auria

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IL SUPERFESTIVAL UNISCE L’ITALIA DELLA CULTURA

67 FESTIVAL DA 18 REGIONI PER LA KERMESSE AL SALONE DEL LIBRO

Il Superfestival è consultabile all’indirizzo http://www.superfestival.it

#LIBRINFESTIVAL
il festival che premia i mestierei del libro
al SUPERFESTIVAL del SalTo17

Continua l’appuntamento con le recensioni di Maria Civita. Oggi tocca al romanzo La rabbia che rimane di Paolo Di Reda, Edizioni Fahrenheit 451, che ha aperto la seconda edizione di #Librinfestival, la maratona letteraria che prema i mestieri del libro.

la rabbia che rimane, Paolo Di Reda

La rabbia che rimane

Paolo Di Reda

Edizioni Fahrenheit 451

Pagg.389

Euro 11,50

Giorgia, la protagonista di questo romanzo, è vittima di uno stupro a soli 17 anni. Dopo la vergogna e l’umiliazione, si accorge di aspettare un figlio dall’uomo che l’ha violentata.

La ragazza decide comunque di portare avanti la gravidanza, anche se il padre e la matrigna, per paura di uno scandalo, la cacciano fuori di casa. Giorgia si rifugia da Agnese, la nonna materna.

Quando nascerà Andrea, il bambino sarà la prima cosa al mondo completamente sua, ma il dolore per la violenza subita, rimarrà incancellabile. Nella casa di via Corsica a Roma, Giorgia pensa spesso a sua madre, morta mentre le sta dando la luce. La nonna, con le sue attenzioni, riesce a farle superare i sensi di colpa. Agnese, difatti, diventa l’unico punto di riferimento della giovane nipote. La protegge, l’appoggia e la sostiene, soprattutto quando Giorgia manifesta la sua voglia di studiare.

Così Giorgia prende il diploma e a dispetto di quello che pensa il padre delle donne che, in quanto tali, possono fare solo le maestre, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza. Per mantenersi agli studi lavora prima in una salumeria, poi in una fabbrica come operaia. Qui inizia la militanza al sindacato. A questo punto entra in scena Corrado, un giovane avvocato, che simpatizza con le idee dei sindacalisti perché anche lui odia il mondo borghese del padre, ma non riesce a pensare a un’alternativa che lo liberi dall’influenza paterna.

Corrado incontra Giorgia a una manifestazione ed è subito attratto da lei e dal suo bambino. Quando Giorgia, a causa delle sue idee, ha problemi con la giustizia e finisce in galera, Corrado va in suo soccorso. Tra i due nasce una profonda amicizia, anche grazie ad Andrea che si lega molto a Corrado. Così presto, tutti insieme, costruiscono un’insolita famiglia.

Ma intorno a Giorgia, Andrea e Corrado, ruotano le vite di altri personaggi che, insieme a loro, vivono le vicende che hanno contraddistinto gli anni tra il ’50 e il ’90 come la violenza, le stragi, il terrorismo, l’eroina, il femminismo e le battaglie per i diritti.

La rabbia che rimane è un libro che consiglio di leggere perché Paolo Di Reda, con una scrittura chiara e coinvolgente ha saputo descrivere quegli anni di piombo, che molti di noi, come l’autore, hanno vissuto in prima persona, provando oggi un po’ di nostalgia per alcuni ideali che li hanno caratterizzati, anche se spesso sono rimasti tali e la violenza li ha distrutti portandoseli via.

Maria Civita D’Auria

PRIMA PARTE

#LIBRINFESTIVAL MINUTO PER MINUTO 2

SFOGLIANDO LE PAGINE DI “STAGIONINCITTÀ”, LA CARRELLATA DEGLI INCONTRI DI #LIBRINFESTIVAL CONTINUA CON I LIBRI PRESENTATI NELL’AMBITO DELLA MARATONA LETTERARIA NEI MESI DI NOVEMBRE, DICEMBRE 2015, GENNAIO 2016

#Librinfestival, mestierelibro

#lIBRINFESTIVAL, MESTIERELIBRO

Sorgente: #Librinfestival minuto per minuto

Agosto, tempo di relax! 

Mentre la giuria di #Librinfestival, ligia al regolamento, approfitta del periodo di riposo per portare a termine la lettura dei tredici testi in concorso, ai blocchi di partenza si preparano autori, editori e libri in concorso per la Seconda Edizione di questa entusiasmante maratona letteraria.

Per gli assenti e per ricordare quanto fatto nella prima edizione, passiamo la parola a «StagionInCittà», progetto di rivista nato dai laboratori di editoria e scrittura di Mestierelibro, piccola scuola del libro, con articoli e racconti firmati dagli allievi dei corsi.

L’inserto, firmato da Silvia Di Tosti, propone una carrellata degli incontri che, nei primi nove mesi di vita di #Librinfestival, hanno visto protagonisti: libri, autori, editori, pubblico e giuria!

Si inizia con il mese di ottobre 2015: anteprima e primi due libri in concorso:

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Sorgente: StagionInCittà

#StagionIncittà numero 0: Un piccolo sogno di carta, testimonianza di un anno di impegno, libri, letture, allegria, amicizia e fiumi di té (offerti da Silvia Di Tosti) a cura di #mestierelibro e dei laboratori di editoria e scrittura.

StagionInCittà, mestierelibroLe riviste che prendono vita da un laboratorio hanno sempre un sapore artigianale. #StagionInCittà è appena nata e ha ambizioni artigiane, ma non solo. Partiamo dalla prima ambizione, il titolo: StagionInCittà. La scelta nasce sia dalla raccolta Le stagioni in città di Italo Calvino, sia dai progetti che hanno dato origine alla rivista, uno per ogni stagione.

Si inizia con mestierelibro, piccola scuola del libro, progetto finalizzato a incrementare la lettura e la conoscenza del “prodotto libro”. Riprende le linee guida delle opere di Italo Calvino che esordisce raccontando la guerra con gli occhi di un bambino e mette in scena un mondo fiabesco passato, specchio dei mali della società presente. In seguito Calvino continuerà a esplorare la fiaba, anche quando la ricerca strutturale e combinatoria si fisserà in quel piccolo capolavoro in cui Marco Polo narra all’imperatore Kublai Khan Le città invisibili, in una visione immaginaria e poetica.

Segue il progetto letteratura di carta che ama la letteratura del Novecento, quella dei contemporanei, i sempreverdi e i titoli vintage, una letteratura per ogni stagione. Si entra subito in tema con la nascita di una nuova voce nel coro dell’editoria italiana «La nave di Teseo», casa editrice diretta da Elisabetta Sgarbi fuoruscita dalla Bompiani dopo la fusione Mondadori-Rizzoli e seguita in questo nuovo progetto da un nutrito gruppo di autori.

La rubrica è curata da Emanuele Trovò, che nei fine settimana gestisce Cartacanta, bancarella dell’usato, e dal mese di agosto 2016 trasferirà la sua passione nell’omonima libreria dell’usato in via E. Riva 21, Monterotondo (Rm).

E ancora l’idea di garantire un punto informativo sul panorama dell’offerta culturale alle porte di Roma, stagione dopo stagione. Se ne occupa Silvia Di Tosti animatrice dell’iniziativa Baratto lib(e)ro, scambio di libri usati, e attiva da anni nel mondo del lavoro sociale e del cooperativismo. Il primo appuntamento per la sua rubrica è con La stagione del teatro Ramarini a Monterotondo. Seguono gli incontri con i protagonisti dei luoghi che in questa prima edizione hanno ospitato#Librinfestival.

Per finire la proposta di una guida informale su una sana e consapevole alimentazione, al passo con le stagioni, senza rinunciare al gusto. Ad animare la rubrica M. Cristina Lemmi, attenta lettrice e convinta che il mangiar sano migliori l’umore. In questo caso al nastro di partenza è presente La Pasta Madre: una moda o un ritorno alle tradizioni?

Cuore della rivista sarà un inserto reportage, completamente dedicato a #Librinfestival, maratona letteraria e festival itinerante che premia i mestieri del libro e che ha la durata delle quattro stagioni.

#StagionInCittà ha l’ambizione di voler essere una rivista curata, creativa, utile, leggera, chiara, autentica. Parla di cultura, è ricca di eventi, piena di stimoli, al punto da intrigare il fruitore più attento e partecipe. Si avvale di un gruppo di moderni apprendisti: curiosi, tecnologici, grandi camminatori, sguinzagliati alla scoperta di nuovi e più interessanti incontri culturali. Promuove i racconti degli allievi del corso di scrittura creativa sul tema del tutto casuale dei Non luoghi racconti inseriti in Prospettive.

Un programma dove l’ambizione è la spinta a realizzare un sogno, grazie anche alla partecipazione e alla generosità di quanti ci hanno creduto, seguito e sostenuto con un impegno costante. I laboratori di mestierelibro, partiti nel mese di novembre 2015 con l’entusiasmo dell’esordio, hanno superato autunno e inverno e, con l’arrivo della primavera, si apprestano a dare prova di quanto appreso. L’estate godrà dei frutti del lavoro svolto.

A tutti voi il piacere di leggerci.

Giusi R.

 

Librinfestival, Cronache metropolitane

LIBRINFESTIVAL  I edizione

Con il nuovo anno riprendono gli appuntamenti di Librinfestival con il mondo dell’editoria e dei suoi mestieri.

Il primo incontro venerdì 8 gennaio 2016, ore 18,30 con Cronache metropolitane di Cristiana Bullita, Watson edizioni, presso la Libreria Mondadori di Monterotondo.

Presenta l’autrice Selene Gagliardi

 

Maria, un’insegnante di liceo di mezza età, è una donna chiusa nei suoi rituali quotidiani come in una tana, avvelenata da una solitudine di vecchia data e avvilita dai cambiamenti in atto nella scuola italiana. Ma, a dispetto di tutto, è gustosamente ironica e autoironica con quello che è l’unico depositario della sua frustrazione, il suo “diario segreto”.
Vira e i suoi figli sono immigrati moldavi che hanno dovuto lasciare il loro Paese a causa dell’inasprimento della crisi economica e per gli esiti della Rivoluzione-Twitter. La loro drammatica vicenda impatta sonoramente con la vita di Maria, il cui fluire, monotono e silente, si fa improvvisamente vorticoso assumendo i contorni di una narrazione fiabesca metropolitana.

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Cronache metropolitane

Autore Cristiana Bullita

Editore Watson Edizioni

collana Luci

prezzo Euro 10,00

maggio 2015, pp. 130, Formato brossura

ISBN: 9788898036196

Lo sviluppo della storia procede secondo due punti di vista distinti: il narrato è in terza persona e usa il tempo passato; il diario, in prima persona è scritto al presente.

Così conosciamo Maria, ritratta da due  angolazioni diverse, ma concordi nel mostrare  una donna insicura che riversa le sue frustrazioni di cinquantenne single e delusa nel suo diario. Più che un diario un Cahiers de doléances, come lo chiama lei, a imitazione degli scritti di lamentele, rivendicazioni e bisogni nella Francia prerivoluzioaria.

Soggetti di queste sue lamentele sono i colleghi, il preside, la riforma della scuola, “la TV spazzatura, le pubbliche confessioni”, la famiglia dei vicini chiassosa e piena di figli che Maria proprio non sopporta, perché Maria odia il “familismo”e tutta l’umanità con cui viene a contatto ogni giorno, con i suoi vizi, virtù, difetti, anche se poi ama guardare i film del genere romantico.

Maria si erge a paladina delle ingiustizie, ma i suoi sdegni, i suoi sfoghi finiscono per assumere i toni del livore di una vita irrisolta, una palude da cui non riesce ad emergere, anzi la affonda sempre più nella solitudine, nella monotonia del vivere quotidiano, allineandola suo malgrado proprio agli oggetti di quelle lamentele di cui si nutre.
Così la prima parte del libro potrebbe risultare monotona, proprio come le recriminazioni del personaggio che racconta, che contraddicono e contrastano le convinzioni stesse di Maria, rischiando pericolosamente di scivolare sulla china del paternalismo pedagogico.

Maria sembra vivere di memoria, di rimpianti, di amori irrisolti o perduti, ripiegata in se stessa e nella sua incapacità di farsi valere. “Maria era afflitta da ansia sociale. Quando si trattava di difendere le proprie opinioni sperimentava un malessere, piombava in una vera e propria paralisi intellettiva”. Eppure è una donna intelligente, spiritosa, ironica e ama il suo lavoro anche se si scopre incapace di sostituire un pneumatico.

Per raccontare Maria l’autrice mette in campo riferimenti culturale politici e storici, perché Maria non è altro che la metafora della società in cui vive ed è alla ricerca del suo riscatto che arriverà per vie inaspettate e insospettate. Saranno infine i segreti custoditi nel cahier de doléance a rompere le sbarre della gabbia in cui lei stessa si è rinchiusa.

L’Autrice

Cristiana BullitaCristiana Bullita è nata a Roma nel 1963. Insegna Storia e Filosofia presso il Liceo “G. Peano” di Monterotondo (Rm). Ha di recente deciso di assecondare un’antica vocazione per la scrittura. Il primo romanzo Il sapore della prugna selvatica è stato pubblicato nel maggio 2011 dalla casa editrice DEd’A.
Il secondo romanzo Il latte versato, anche questo pubblicato da DEd’A, è stato presentato al Salone internazione del libro di Torino.
A maggio 2015 è in libreria il terzo romanzo dell’autrice, Cronache metropolitane, pubblicato da Watson Edizioni.

Giusi R.