I consigli di lettura di Maria Civita d’Auria oggi ci regalano un libro inserito nella dozzina del Pemio Strega 2019. Una lettura degna di essere segnalata a quanti amano la riflessione, l’introspezione e l’onirico chiamati a fare i conti con il reale

 

Avevo sempre l’impressione che noialtri fossimo una strana famiglia di gente né ricca né povera, molto piú ricchi dei poveri e molto piú poveri dei ricchi, con un giardino che era una cosa da gente ricca, ma con un cesso buio dove ci crescevano i funghi.

NATALIA GINZBURG, Infanzia.

 

ADDIO FANTASMI

di NADIA TERRANOVA

Editore: Einaudi
Collana: Einaudi. Stile libero big
Anno edizione:2018
Pagine: 208, Brossura
Euro 17,00
EAN: 9788806237455
54° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana – Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

Leggi un estratto

Un giorno Ida, la protagonista di questo romanzo, riceve la chiamata di sua madre che la invita a raggiungerla a Messina, dove è nata, perché si deve ristrutturare l’appartamento di famiglia per poi metterlo in vendita. Inizialmente Ida è stupita che la madre chiami ancora “nostra” quella casa perché ormai lei se ne sente tagliata fuori. Attualmente Ida è sposata da oltre dieci anni anche se il suo matrimonio è un po’ stanco. Vive a Roma dove ha messo radici, anche se la capitale non è la sua città natale. Lavora per una radio, per la quale inventa storie di personaggi che non esistono. E da questo lavoro trae grandi soddisfazioni. Della richiesta di sua madre ne parla con il marito e riflettendoci un po’ decide di raggiungere Messina. Ma una volta in quella casa, mentre sceglie gli oggetti da tenere e cosa buttare, viene invasa dai ricordi del passato e non può ignorare il dolore che prova ancora per la perdita del padre, anche se non è morto. Ventitré anni prima, difatti, dopo una lunga depressione il professore Sebastiano Laquidara si alza alle sei e sedici ed esce di casa per non tornarvi più. L’unica traccia del marito che la moglie trova tornando dal proprio lavoro al museo, è lo spazzolino blu del marito poggiato sul lavabo ancora sporco di dentifricio. Ida non se ne fa una ragione dal momento che ha anche assistito il padre giorno dopo giorno durante la sua malattia.

Se ne addolora ancora di più perché dopo la scomparsa del caro genitore il rapporto di Ida con la madre diventa molto problematico e piano piano lei diventa una donna piena di ansie e paure e solo nel marito trova un’ancora di salvezza. Ma ora, nella casa di Messina, ripercorrendo tutta la sua storia riesce ad abbattere il fantasma del padre che finalmente esce di scena.

Consiglio la lettura di questo romanzo non solo perché la trama è avvincente, ma anche perché l’autrice ha una grande sensibilità che riversa nella sua scrittura chiara e precisa tanto da non stancare mai il lettore.

Maria Civita D’Auria

 

L’AUTRICE

Nadia Terranova, Addio fantasmi, Einaudi, Einaudi stile libero big, Premio Strega 2019

Nadia Terranova, nata a Messina nel 1978 vive a Roma. Per Einaudi Stile Libero ha scritto il romanzo Gli anni al contrario (2015, vincitore di numerosi premi tra cui il Bagutta Opera Prima, il Brancati e l’americano The Brdge Book Award). Ha scritto anche diversi libri per ragazzi, tra cui Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo 2012) e Casca il mondo (Mondadori 2016). E’ tradotta in francese, spagnolo, polacco, lituano. Collabora con la Repubblica e altre testate.

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Mai banali gli incontri con l’autore Franco Piol e non è stata da meno la presentazione del 24 febbraio presso la libreria Feltrinelli, Galleria Alberto Sordi di Roma.

TEATRO MONELLO

Teatro monello, Franco Piol, Edizioni Corsare, #mestierelibro,

Testi e pretesti teatrali – Il teatro come approccio all’universo bambino

Franco Piol

Edizioni Corsare

€ 12,00 Spese di spedizione incluse, pagine 150

ISBN 978-88-99136-04-8

 

Sulla scena romana degli anni ‘70, Franco Piol con il Gruppo del Sole si dedicò interamente al teatro ragazzi in un’attività polivalente decentrata, in stretto rapporto con le strutture, le istanze e le esigenze del territorio. Al centro di tutto questo, i bambini. Soprattutto quelli della vasta periferia romana.

Come scrive Marco Baliani nella nota introduttiva al libro:
“Furono anni di sperimentazione totale… e per il teatro furono anni fecondi, di nascita di gruppi di base, diffusione di idee e pratiche, lavoro nelle scuole, coi ragazzi, uso sociale del teatro, teatro di strada, nuovi linguaggi scenici e tutto accadeva sotto gli occhi di tutti, c’era un livello di confronto e condivisone che non si è mai più ripetuto da allora.”

Franco Piol, Teatro Monello, Paola Rotella,

La giornalista e poetessa Daniela Cecchini ha presentato questa nuova pubblicazione di Franco Piol tutta dedicata al Teatro dei monelli.

Le due Madrine Simonetta Centi e Paola Rotella hanno ricordato la splendida avventura del “Gruppo del Sole”.

Hanno collaborato Sacha Piol e Rara Piol

Ospiti speciali l’attrice e scrittrice Martine Brochard e il poeta Giorgio Linguaglossa!

 

 

La raccolta Teatro Monello unisce al suo interno sette testi teatrali fra quelli di maggior successo, scritti diretti e interpretati dallo stesso Franco Piol, dove, sotto forma di gioco teatrale si alternano canzoni, filastrocche, dove si coinvolge un pubblico composto maggiormente di bambini e dove tanta parte la fa l’improvvisazione.
Il tema ricorrente, il filo che unisce tutti i testi è la ribellione, uscire dagli schemi e liberare la fantasia. Non a caso i protagonisti delle rappresentazioni il più delle volte sono i burattini, metafora dei bambini, opposti a un burattinaio che li vuole sempre uguali e obbedienti, non rispettando né cogliendo quelle che sono le esigenze di crescere liberi e scegliere il proprio percorso.
E allora La rivolta dei manichini ci restituisce questa aspirazione alla libertà mentre in Alice si rivendica lo “spazio” e il “verde” che non deve mai mancare a nessuno. Ritroviamo poi il magico mondo della musica in Sconcertino e il diabolico e perverso inganno dei soldi in Che bolle in pentola.
Un vecchio asino opposto al padrone che vuole farlo fuori per ricavarci qualche soldo è il protagonista di E per finire musica maestro e qui l’autore affronta il tema della vecchiaia.
Big Beng! è ambientato invece nel mondo incantato della favola e della fantasia e per chiuder la carrellata Bit al lampone, dove il piccolo Nicola va alla ricerca dei genitori ideali.

Un saggio, una testimonianza, un documento, per quanti sono interessati a questa esperienza pionieristica, iniziata in anni in cui non si avevano riscontri precedenti.

Daniela Cecchini afferma che Franco Piol con questo libro ci regala una grande opportunità, perché ci dà un assaggio delle esperienze vissute sul palco, accanto ai bambini, con i bambini, con gli adolescenti, a volte anche con adolescenti difficili. Ci sono all’interno del libro dei pezzi di queste rappresentazioni, quindi si ha la possibilità di riuscire ad entrare nella sua ottica per un attimo.

Racconta Franco Piol che l’accoglienza nelle scuole non fu così immediata, si entrava da una porta secondaria – dice – offrendo servizi agli insegnanti e ci sono voluti cinque o sei anni per passare a presentare questa fucina di lavoro straordinario, aprendo un varco impensabile qualche anno prima. Condizione principale è stata soprattutto quella di ascoltare il bambino. E la nostra missione in fondo era di interessarli all’animazione, ai giochi e dai giochi passare alle piccole costruzione di strumenti musicali. Con i calzini facevamo le marionette. Ci impegnavamo in questo modo per attirare la loro attenzione, ma non bastava perché ci chiedevano l’amore di esser ascoltati.

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Il nostro laboratorio terminava alle otto di sera, poi c’erano la pulizia del laboratorio, un panino , in seguito si attaccava con i nostri laboratori, si partiva da Rimbaud, si studiava la storia, O’Neill, per attivare la conoscenza anche degli strumenti da usare, strumenti pedagogici, attraverso il gioco, soprattutto il gioco in senso di formatore e di aggregazione sociale.

Abbiamo soprattutto usato un criterio che all’epoca funzionava benissimo che era quello Brechettiano proprio perché, a parte lo straniamento, era un modo diretto con il quale si poteva parlare con i bambini e loro potevano parlare con noi, infatti era un teatro di interazione. Non ci siamo mai dichiarati attori, ma operatori culturali, abbiamo parlato sì di teatro, ma teatro inteso come insegnamento reciproco, La lezione importante che mi è rimasta è che sono stati i bambini a trasmettermi il loro desiderio di imparare. Noi assorbivamo e loro si nutrivano di questo nostro riscontro.

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Nel suo intervento Simonetta Centi aggiunge: Noi ascoltavamo i bambini, loro ci davano talmente tanto che lì cominciava il gioco e lo scambio. E una altra cosa importantissima da ricordare è che noi abbiamo fatto anche un lavoro con i genitori e non era soltanto un lavoro che avveniva nel laboratorio, in un ambito ristretto, noi uscivamo insieme ai genitori, cucinavamo insieme, andavamo in gita insieme e i bambini sentivano questa sinergia che avveniva in maniera naturale, sentivano che li amavamo.

Paola Rotella racconta altresì il lavoro degli attori che ha l’obiettivo di entrare in comunicazione con il pubblico. “Abbiamo detto cose bellissime rispetto ai bambini, ma il teatro è tanto divertimento, è tanto gioco e consiste veramente nell’entrare in una comunicazione tutta istintiva tra l’attore e il bambino, non dobbiamo dimenticare che c’è un’immediatezza e che ci dobbiamo divertire. Una cosa io come attrice l’ho imparata, come tutti gli attori ero abituata a lavorare su altri testi e Franco come regista era eccezionale, su qualsiasi tipo di testo, a me ha insegnato tantissimo e sono cresciuta accanto a lui. Oggi insegno strategia della comunicazione e sono felice di portare con me il bagaglio del teatro e soprattutto quella ricchezza e quella difficoltà del relazionarsi con i bambini, perché i bambini non ti perdonano niente, devi esser incredibilmente presente, devi essere con loro, per loro, tutto loro, non ti puoi distrarre un secondo. Una ricchezza straordinaria perché il bambino ti segue, ti accompagna, si entusiasma, urla, gioca, sta dentro il gioco del teatro ed è una cosa che si fa tutti quanti insieme e mai mi sono divertita tanto, emozionata tanto come quando c’era una platea di trecento bambini urlanti, ma che ti seguono come se tu fossi il loro piccolo grande eroe e questa è una cosa meravigliosa, perché finalmente la fiaba diventa realtà e anche noi possiamo vivere la nostra porzione di fanciullezza insieme a loro e per questo mi sento di ringraziare Franco.”

Teatro monello, Edizioni Corsare, Franco Piol, L’AUTORE

Franco Piol, operatore culturale presso la Regione Lazio, già giovanissimo si dedica alla scrittura; compone diverse raccolte poetiche e racconti brevi. Alla fine degli anni Sessanta inizia la sua avventura nel teatro come regista e attore.
Nel 1968 Piol incontra Roberto Galve, pittore, grafico e regista argentino, col quale nel 1971 fonderà lo storico Gruppo del Sole, prima realtà romana di laboratorio permanente di animazione artistica e teatrale, radicato sul territorio della grande periferia romana.
Il Gruppo del Sole per la prima volta coinvolgerà scuole elementari e medie della realtà romana, del Lazio e intraprenderà un percorso itinerante in molte regioni italiane: Puglie, Sardegna, Sicilia, Toscana, Abruzzi, Umbria.
Dal 1975 Franco Piol diviene autore di tanto teatro per ragazzi, avvalendosi di collaborazioni autorevoli. Celebre allora la trilogia La rivolta dei manichini, Alice e Sconcertino, seguita da Favole al telefono. Verso la fine degli anni Ottanta ancora teatro ragazzi con Bit al lampone e Natale in casa Buffardo, infine il tentativo di mettere in scena poesia, musiche dal vivo e danza con Poetesie in concerto e Macchie nere del racconto. Poi nel 1992, cessano gli incentivi ministeriali e il Gruppo del Sole è costretto a chiudere dopo lo sfratto dal teatro «La scaletta».
Nel 1997 Piol apre nuovi laboratori teatrali con il gruppo «LabTea» che opererà fino al 2007, realizzando saggi di teatro, danza e musica. Dal 2008 si dedica nuovamente alla poesia pubblicando brani sparsi in molte antologie fino a pubblicare nel 2013 Poetesie in concerto per “i tipi” delle Edizioni Libreria Croce, intensificando il settore di racconti brevi editati, anche questi, in molte apposite antologie. Nel dicembre 2016 con Alter Ego Edizioni pubblica Tana libera tutti e nel dicembre 2017 Gente del tempo che verrà. Nel dicembre 2018 Teatro monello, raccolta di testi teatrali dedicati ai bambini.
Per la provincia di Treviso ha curato alcuni testi legati all’attività dell’atletica leggera che culmina con l’ultima pubblicazione del 2019 Protagonisti trevigiani attraverso i numeri dell’atletica, dedicata alla storia dell’atletica trevigiana.
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GIUSI R.

Con un sorriso tra le pagine il consiglio di questa settimana

in libreria dal 9 aprile 2019

L’unico modo per capire le donne è mettersi nei loro panni
Il primo romanzo di Gordon, lo youtuber più amato dalle ragazze.

Gordon, Yuri Sterrore, Rizzoli, youtuber, romanzo

YURI STERRORE

TU CHE MI CAPISCI

RIZZOLI

brossura con sovracoperta
14,2 x 21,7 CM

pp. 284

€ 18 √ EBOOK € 9,99

scarica l’estratto di lettura

Cosa vogliono davvero le donne? È la domanda che frulla nella testa degli uomini ogni volta che le osservano camminare per strada, comprare una borsa, truccarsi allo specchio. La verità è che nessuno di loro sa la risposta. Eppure, basterebbe fare un salto a Lambrate, dal parrucchiere all’angolo, per farsi dare qualche consiglio da Ale. Sì, perché se sei un maschio ma la tua infanzia profuma di balsamo e shampoo invece che di erbetta fresca e spogliatoi, se tua madre fa la parrucchiera e tuo padre è sempre stato assente, se per sbarcare il lunario sei costretto a imparare la differenza tra colpi di sole e shatush… allora ti abitui a vedere il mondo da un’altra prospettiva, e le donne impari a capirle come nessun altro.
Certo, anche Ale ha i suoi problemi. Un conto è dare consigli tra una piega e un taglio, tutt’altra faccenda è conquistare Marta: con la tipa che ti piace, le parole giuste non arrivano mai, soprattutto quando hai la testa piena di pensieri. Nel suo secondo lavoro da copywriter, Ale deve affrontare un boss tiranno che minaccia ogni giorno di licenziarlo, e adesso nella scrivania di fronte alla sua è comparsa Leila, la prima di cui si è innamorato, la prima che gli ha spezzato il cuore. Come uscire da questa situazione senza farsi troppo male? Ale è un ragazzo pieno di risorse, eppure lo sa: nella vita vera, quando una cosa va male può sempre andare peggio…

YURI STERRORE, in arte GORDON, è nato a Segrate nel 1990. Grazie a una parrucca bionda e a una pungente ironia ha subito conquistato il pubblico femminile, con un seguito sui social di oltre 2 milioni di follower, per il 90 % donne. Il suo programma “Il Punto Gordon” è il primo talk show trasmesso in diretta su Facebook. Questo è il suo primo romanzo.

jaime sabines: un poeta quotidiano

Pubblicato: 20 marzo 2019 in News

mestierelibro

di Angela Saliani

Jaime Sabines è un poeta contemporaneo (1926-1999) nato e vissuto inMessico. Poeta al di fuori dei circoli letterari e delle accademie, Sabines è notoriamente amato dai messicani, che assistevano ai suoi reading letterari come a un concerto di una rock star, e che oggi ricordano e cantano le sue poesie più famose come Los amorosos, Algo sobre la muerte del Mayor Sabines, Tarumba, per citarne alcune.

Sabines

Sabines è un poeta carnale, empirico, dionisiaco. Consapevole, e per questo amareggiato, che l’uomo è un fiore che marcisce, un frutto che matura e cade dall’albero, il poeta messicano non s’interroga sull’aldilà, ma si aggrappa a tutto ciò che qui e ora, su questo nostro mondo, può darci piacere, allegria; su tutto ciò che può momentaneamente farci dimenticare che siamo creature a tempo, sotto la tirannia di un dio, che come un vecchio giocherellone e sbadato…

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Dopo il successo di SARA AL TRAMONTO, torna la donna invisibile di MAURIZIO DE GIOVANNI nel secondo capitolo della serie che riscrive al femminile il noir italiano.

IN LIBRERIA DAL 12 MARZO 2019

Maurizio De Giovanni, Le parole di Sara, Nero Rizzoli, #mestierelibro

Maurizio de Giovanni

Le parole di Sara

Nero Rizzoli

Brossura con sovraccoperta

14,2 x 21,7 cm

pp 352

€ 19 – ebook € 9,99

Due donne si parlano con gli occhi. Conoscono il linguaggio del corpo e per loro la verità è scritta sulle facce degli altri. Entrambe hanno imparato a non sottovalutare le conseguenze dell’amore. Sara Morozzi l’ha capito molto presto, Teresa Pandolfi troppo tardi. Diverse come il giorno e la notte, sono cresciute insieme: colleghe,
amiche, avversarie leali presso una delle più segrete unità dei Servizi. Per amore, Sara ha rinunciato a tutto, abbandonando un marito e un figlio che ha rivisto soltanto sul tavolo di un obitorio. Per non privarsi di nulla, Teresa ha rinunciato all’amore. Trent’anni dopo, Sara prova a uscire dalla solitudine in cui è sprofondata dalla scomparsa del suo compagno, mentre Teresa ha conquistato i vertici dell’unità. Ma questa volta ha commesso un errore: si è fatta ammaliare dagli occhi di Sergio, un giovane e fascinoso ricercatore. Così, quando il ragazzo sparisce senza lasciare traccia, non le resta che chiedere aiuto all’amica di un tempo. E Sara, la donna invisibile, torna sul campo. Insieme a lei ci sono il goffo ispettore Davide Pardo e Viola, ultima compagna del figlio, che da poco l’ha resa nonna, regalandole una nuova speranza.
Maurizio de Giovanni esplora le profondità del silenzio e celebra il coraggio della rinascita, perché niente è davvero perduto finché si riescono a pronunciare parole d’amore.

MAURIZIO DE GIOVANNI ha creato le serie bestseller del commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone. Per Rizzoli ha pubblicato Il resto della settimana (2015), I guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), per cui esiste un progetto di fiction televisiva, e l’antologia Sbirre (2018) con Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo.

«Leggere le storie dei vivi è il dono di Sara, così come sentire le voci dei morti è quello del commissario Ricciardi.» – “Corriere della Sera”

«Con Sara al tramonto Maurizio de Giovanni riscrive al femminile il noir italiano.» – “la Repubblica”

 

 

Il mio consiglio di lettura per la prossima settimana è un romanzo storico di un autore italiano, Franco Buso.

Devora narra del viaggio attraverso il tempo di due donne eccezionali. Sono protette dai Cavalieri Templari e hanno il dono della chiaroveggenza; sono due donne libere, che amano chi vogliono e sono in grado di difendersi a suon di spada.

Il romanzo è stato presentato a Treviso e a Roma.

Siete curiosi? Anche io! E allora cosa aspettiamo a leggere questo intrigante thriller storico!

Devora, Franco Buso, Scrittura A Tutto Tondo, #mestierelibro

 

Franco Buso

Devora

Romanzo

Paperback,

364 pagine

ISBN: 978-1790365920

€ 10,40

Parigi, 1314. Presso la cattedrale di Notre-Dame è allestita una pira e la folla si accalca, bramosa di assistere allo spettacolo: l’ultimo Maestro dei Cavalieri Templari sta per essere mandato al rogo. L’uomo sale sulla legna accatastata, il boia appicca il fuoco, le fiamme si levano. Ma un istante prima che lo avvolgano, il Maestro lancia una fiera invettiva contro il re Filippo IV il Bello, che ha voluto la sua fine. E una cupa profezia: il destino del sovrano è segnato, così come quello del papa e della stessa Chiesa, che tra settecento anni cesserà di esistere.
La folla è sbigottita. Solo una ragazza dai magnifici occhi color oro sembra credere per prima alle parole del Templare. Quella ragazza, che osserva il rogo silenziosa, ha il dono della chiaroveggenza.
Tutto era iniziato molto prima della sua nascita, quando sua madre, nata in Palestina, era rimasta orfana a seguito dello sterminio della sua famiglia da parte dei Mamelucchi. Ed era stata punta da uno scorpione del deserto, il cui veleno è in grado di compiere miracoli…
In un affascinante romanzo, i cui protagonisti sono legati da fili invisibili sempre più connessi, il viaggio di due donne eccezionali attraverso epoche remote e ammantate di mistero. Ma più vicine di quanto non si creda: il gran finale vi lascerà senza fiato.

Scrittura A Tutto Tondo

Devora ordina su amazon

Franco Buso nasce nel 1952 a Meda, allora provincia di Milano e ora Monza-Brianza. A sette anni si trasferisce con la famiglia a Treviso, dove vive tuttora. Consegue la Maturità Classica e si iscrive alla facoltà di Ingegneria presso l’Università di Padova. Nel 1977 sposa Chiara e dal matrimonio avrà una figlia, Irene. È autore di racconti e questo è il suo primo romanzo, nato dal suo interesse per la storia nonché ispirato dalla tesi di laurea della figlia, incentrata sul processo a Jacques de Molay: l’ultimo Maestro dei Cavalieri Templari.

«(…) dai diamanti non nasce niente 
dal letame nascono i fior.»
(Fabrizio De André, Via del Campo)

Ai “Fiori mai nati” e a quelli che come canta De André nascono dal letame e non certo dai diamanti!

Fiori mai nati, Giankarim De Caro, Navarra Editore, Germana Recchia, #mestierelibro

 

 

A seguito della recensione di Malavita, libro d’esordio di Giankarim De Caro, Germana Recchia ci invita alla lettura di Fiori mai nati, da poco in libreria, arricchita da una preziosa intervista all’autore.

Voglio iniziare dalla fine, dai ringraziamenti per Fiori mai nati. Il secondo libro di Giankarim De Caro, che ci ha rivelato essere in realtà la sua opera prima, che poi l’editore Navarra ha preferito presentare dopo Malavita.
Siamo a Palermo nel secondo dopoguerra e ancora una volta questa bella e grande città siciliana si fa teatro di vicende ‘familiari’ quasi private, intime per gli intimi misfatti che avvincono l’animo umano e ne guidano sentimenti e comportamenti. Ma intimi anche perché profondi e oscuri, al punto che li preferiremmo taciuti dietro le mura di casa, se non diventassero protagonisti di un romanzo. Un racconto, una saga familiare, in cui si sente la vicinanza emozionale alle vicende descritte – qui come in Malavita – come se i fatti fossero stati visti o sentiti e poi, grazie all’autore, avessero ripreso vita propria per non essere trascurati dall’oblio. Perché il sonno della memoria non avrebbe ragione nemmeno su un’umanità che, leggendo, vorremmo rinnegare, per quanto abietta e malfattrice.

De Caro sembra voler ritrarre così le tinte più buie di una Palermo non troppo remota, in cui pare che vinca l’atrocità umana di chi non riconosce in sé alcuna forma di amore vero, che non sia quello del piccolo compiacimento e del soddisfacimento di sé. Madri e padri, non conta, si può sempre ‘vendere’ un figlio al miglior offerente. Ma a vincere non è il male, bensì l’intensità drammatica di storie esclusive, che arrivano a noi per rinforzare un senso di coscienza, collettiva non solo personale, in grado di ridefinire i contorni e i contenuti di un mondo migliore nella sua umanità preponderante.

Per tutto questo e per molto altro mi viene voglia di parlare con Giankarim, la tecnologia a distanza ci aiuta e avvicina Palermo a Roma. Perché poi il mondo non ha distanze vere, a parte quelle segnate dal dolore e dall’assenza di amore. E l’unico domicilio che fornisca un’identità riconoscibile e non confondibile è quello nella casa dell’uomo, che ciascuno e tutti abitiamo o dovremmo abitare.

Giankarim, che tempo fa da te, si sente la primavera?

A Palermo è sempre primavera. Nella mia terra sembra che tutto debba sbocciare da un momento all’altro. Purtroppo, i germogli stentano ad aprirsi lasciandoci nell’attesa di un estate, ormai tanto attesa, che non arriva mai. Anche la primavera può diventare un ospite indesiderato.

Cosa stai leggendo in questi giorni? Mi incuriosisce sapere cosa leggi mentre di certo starai scrivendo

Leggo diversi romanzi contemporaneamente. Davanti ai miei occhi c’è un libro di Gurdjieff, I racconti di Belzebù a suo nipote, e L’educazione di Tara Westover. Sul comodino ne ho diversi, Le quindici, di Christian Bartolomeo che ho finito di leggere proprio ieri sera, Rapporto al Greco di Karantzakis ormai ospite fisso da sei mesi e La ragazza di Bube.

Dovremo aspettare a lungo il tuo prossimo libro?

Ho due libri finiti nel cassetto e sto lavorando ad altri due. Ho scoperto che la scrittura mi è amica e mi tiene compagnia. Preferisco scrivere che guardare la tv. Penso che il prossimo libro vedrà la luce l’anno prossimo; i libri sono come figli, hanno bisogno di essere seguiti ed io per ora ne ho due entrambi appena nati.

Giankarim, tua mamma che ringrazi alla fine di Fiori mai nati ha dunque conservato fino a te la memoria di alcune storie familiari palermitane?

Ho dedicato il libro a mia madre perché penso che ogni figlio dovrebbe farlo. Lei mi ha dato le radici e le ali, al contrario dei Calamone ai quali i genitori hanno saputo dare solo odio e insicurezze. La memoria del racconto è corale. Ho avuto la fortuna di lavorare con degli anziani e ognuno di loro per ricambiare la mia compagnia mi ha voluto regalare una storia. Io non ho fatto altro che metterle insieme.

Una storia con tanto dolore, ancora una volta. È così difficile trovare amore?

L’Amore è sotto gli occhi di tutti, forse per questo lo snobbiamo perché pensiamo di averlo sempre sotto mano. Ma col tempo ci dimentichiamo che esiste e quando ne sentiamo il bisogno siamo diventati duri come pietre. Ci siamo disabituati e permalosamente decidiamo di continuare a non approfittarne. Piero ne è l’esempio (Piero Calamone è uno dei protagonisti di Fiori mai nati – n.d.r.).

Sia in Malavita, sia in Fiori mai nati c’è un’attenzione speciale per chi è debole e non può scegliere e quando arriva a poterlo fare ne pagherà un caro prezzo. Il riscatto è tanto faticoso?

Ho vissuto tanti anni in Asia e là mi sono accorto che esistono gli ultimi, quelli che nessuno vuole vedere. Solo allora mi sono accorto che anche nella nostra avanzatissima Italia esistono i “paria”, gli ultimi, gli invisibili che non possono scegliere e che quando ci provano vengono ricacciati nel buio dal quale vorrebbero uscire. I loro nemici sono principalmente l’ignoranza e la mancanza di riferimenti sani. Io poi mi domando, cosa è un riferimento sano? Se uno non ha mai saputo su cosa si deve basare il proprio riscatto come fa a farlo? Questi sono i Calamone. Bravi ragazzi che inseguono ciò che gli è stato raccontato come esempio giusto da seguire. Anche in Malavita alle protagoniste è stata segnata la strada in cui non c’era scelta e quando Grazia ha capito che c’era un’altra possibilità, coi mezzi in suo possesso, ha provato a cambiare strada ma non aveva gli strumenti per farlo.

Leggendo Fiori mai nati ho pensato continuamente (forse l’ho desiderato) che sia la seconda parte di una trilogia. Ci stai per caso lavorando?

Fiori mai nati e Malavita sono legati dalla voglia di riscatto che si respira in entrambi i libri. Entrambi i libri sono liberi dal tempo e dal luogo. Queste storie si ripetono anche oggi, basta cambiare gli abiti ai protagonisti ed eccoli apparire. Spero che il prossimo libro possa piacere come i primi due.

Sento un amore per la tua Palermo, quasi una identificazione fisica, non so! Come se raccontarla nel modo particolare, dettagliato e profondo, in cui lo fai ti consenta di riappropriarti del suo tessuto umano e narrativo.

Io amo la mia città. Per questo ho provato a descriverla in maniera diversa dagli stereotipi a cui siamo abituati. Sono nato in un quartiere popolare e rare volte ho visto descrivere nei film o nei libri l’autenticità di quegli ambienti.

Recensione e intervista di Germana Recchia