Parigi è sempre una buona idea

Pubblicato: 9 febbraio 2018 in News

libriallospecchio

Con il tempo il suo interesse per la letteratura contemporanea era diminuito. Preferiva rileggere i classici che lo avevano entusiasmato da giovane e che, era chiaro, avevano ben poco a che fare con i libri che oggi le case editrici annunciavano come “casi letterari”. Chi scriveva più come Hemingway, Víctor Hugo, García Márquez, Sartre, Camus o Elsa Morante?
Chi aveva qualcosa d’interessante da dire? Qualcosa d’intelligente? La vita era sempre più frenetica,  più superficiale…, e anche i libri, a quanto sembrava. I più brutti erano i romanzi. Per i suoi gusti, ormai erano troppi. Il mercato era saturo di banalità.

Leggere queste frasi all’inizio di un romanzo contemporaneo, peraltro molto scontato per stile e argomento, fa un po’ sorridere e lascia sorpresi. Mi chiedo se il pensiero espresso da Max, uno dei protagonisti del libro, sia il punto di vista di Barreau, lo scrittore, o semplicemente un’idea messa in bocca…

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Per le nuove uscite in libreria segnalo agli appassionati del thriller questa novità della RIZZOLI, L’uomo di gesso di C.J. Tudor, in libreria dal 30 gennaio 2018.

Nella cittadina di Anderbury, un insegnante di letteratura inglese, Ed, riceve una lettera da Mickey, un vecchio amico che non vede dai tempi dell’adolescenza.

Perché è ritornato? si chiede Ed, ripensando a quando tutto è iniziato. Tante le domande che cercano una risposta, ma non tutte la troveranno e non sempre i tasselli si andranno a collocare al posto giusto.

Ci sono domande. Molte domande. Forse riesco a ricostruire i come, i dove e i cosa, ma per quanto riguarda i perché, non ho tutte le risposte. Non ci vado nemmeno vicino.

L’uomo di gesso che dà il titolo al romanzo non è il protagonista della vicenda, almeno non tanto quanto lo sono i gessetti che un gruppo di cinque ragazzi utilizza come linguaggio segreto, per incontrarsi senza dare conto agli adulti.

Il racconto procede in un continuo giocare a rimpiattino fra passato e presente, un gioco dove i personaggi si specchiano in quello che erano, quasi a cercare una spiegazione, a sollevare un velo per scoprire segreti nascosti,  chiusi a doppia mandata,  serrati da una chiave persa in quegli avvenimenti che hanno deviato senza speranza la loro esistenza.

I diritti del romanzo sono già stati venduti in 25 paesi e il libro è stato un caso internazionale all’ultima fiera di Francoforte.
«Un romanzo pazzesco. Un thriller intricatissimo e un finale
terrificante. Cinque stelle.» – Sarah Pinborough

CARTONATO CON SOVRACCOPERTA
RizzoliLibri
15,2 x 22,7 CM
PP 350
€ 20
√ EBOOK € 9,99

Qui il book trailer

L'uomo di gesso, C.J. Tudor, Rizzoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mestierelibro

Proiettati verso 2018
un omaggio ai libri che hanno accompagnato
#LIBRINFESTIVAL nel 2017

LA TRAMA DELL’INVISIBILE di Maria Cristina MannocchiEdizioni Ensemble

PER ME SCOMPARSO È IL MONDO di Emiliano EreddiaCorrimano Edizioni

CONFORME ALLA GLORIA di Demetrio PaolinVoland Edizioni

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia SukkarIl SirenteAltri Arabi Migrante

IL SENNO DI NOI di Maria Castaldo e Michele GardoniDavid and Matthaus

L’ALTRA METÀ DELLA NOTTE di Fabio MundadoriDamster Edizioni

INSIEME A FELICIA di Gabriella EbanoNavarra Editore

DIETRO L’ARAZZO di Lenny Mcgee traduzione di Riccardo DurantiCoazinzola Press

GIULIA TOFANA di Adriana AssiniScrittura & scritture

LA CRESTA DELL’UPUPA di Daniele BorghiEdizioni Ensemble

IL PESO MINIMO DELLA BELLEZZA di Azzurra De PaolaLiberAria Editrice

STORIA DI CENTO OCCHI di Stefano Tevini Safarà Editore

VARIAZIONI DI…

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Galleria  —  Pubblicato: 31 dicembre 2017 in News

Proiettati verso 2018
un omaggio ai libri che hanno accompagnato
#LIBRINFESTIVAL nel 2017

 

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LA TRAMA DELL’INVISIBILE di Maria Cristina Mannocchi Edizioni Ensemble

PER ME SCOMPARSO È IL MONDO di Emiliano EreddiaCorrimano Edizioni

CONFORME ALLA GLORIA di Demetrio PaolinVoland Edizioni

IL RAGAZZO DI ALEPPO CHE HA DIPINTO LA GUERRA di Sumia SukkarIl SirenteAltri Arabi Migrante

IL SENNO DI NOI di Maria Castaldo e Michele GardoniDavid and Matthaus

L’ALTRA METÀ DELLA NOTTE di Fabio MundadoriDamster Edizioni

INSIEME A FELICIA di Gabriella EbanoNavarra Editore

DIETRO L’ARAZZO di Lenny Mcgee traduzione di Riccardo Duranti Coazinzola Press

GIULIA TOFANA di Adriana AssiniScrittura & scritture

LA CRESTA DELL’UPUPA di Daniele BorghiEdizioni Ensemble

IL PESO MINIMO DELLA BELLEZZA di Azzurra De PaolaLiberAria Editrice

STORIA DI CENTO OCCHI di Stefano Tevini Safarà Editore

VARIAZIONI DI LUNA di Patrizia Fiocchetti – Lorusso Editore

 

Un consiglio di lettura e la recensione a cura di VANNA DAMATO che volentieri pubblico.

Francesca Picone, Visti dalla meta siamo tutti ultimi, Lettere animate

VISTI DALLA META SIAMO TUTTI ULTIMI

di FRANCESCA PICONE

editore LETTERE ANIMATE #Thriller

Formato: EPUB

Pagine della versione a stampa: 272

 

 

Chi è Sally, il cui nome rievoca una nota canzone di Vasco Rossi, Sally di cui in tutto il libro non riesci a ritagliarti un’immagine al di fuori di quell’essere “secca, imbronciata, spettinata, arti incartocciati, imbrunita”, che gira forsennatamente tra i quartieri di una parte di città come lei incartocciata e imbrunita da lutti e desideri insanati, ma anche piena di mistero e bellezza? La città, Napoli, è quella che si estende tra la collina di Capodimonte e il porto di mare, passando per la vigna di San Martino: luoghi dove si consuma il suo molto camminare, come dice di sé l’autrice nelle note di copertina, alla ricerca di senso. Il tempo è il nostro, questo tempo ubriaco e corrotto, che sembra non avere altra via di salvezza che buttarsi nella grande commedia. La storia comincia con una perdita violenta, per uno scippo che insieme alla borsa le porta via l’agenda con dentro “la poesia della sua fanciullezza”. Questa perdita le aleggia intorno, in forma di stazzonate pagine ritrovate qua e là, che in parte la riconoscono, in parte la accusano di fronte al mondo brulicante di concretezza e malvolere del vicolo in cui vive, o diremmo si ostina a vivere, un mondo senza pensiero. La bellezza e il pensiero sono confinati di là dal muro dove finisce il vicolo e comincia il respiro del bosco, negli innamoramenti improvvisi che gettano squarci di luce, prima di annegare nella delusione dell’imbroglio, nell’ebbrezza del fumo che rende liberi e schiavi, malati e curatori. C’è una diversità in Sally, una volontà che non fa sconti nel perseguire un progetto non ben definito di sé, ma che di sicuro la vuole libera dalla schiavitù del mondo precostruito con mattoni di pseudocompetenza e conformismo, soprattutto la vede fuori da una corsa insensata verso una Meta a cui tutti vogliono arrivare per primi, senza accorgersi che siamo tutti ultimi, proprio come tutti pensano di stare sotto al cielo e “non sanno che ci stiamo dentro”. Inadatta a lavori salariati, a relazioni di complici opportunismi, si ostina a non indossare la maschera necessaria per stare al gioco, ma non getta la spugna. E mentre coraggiosamente si avventura, senza altra difesa che le parole, tra scippatori e bulletti forniti di coltello, tra aspiranti scrittori e improbabili psicoperatori, tra giri di spaccio e di pseudo protettori, o pseudo amori, Sally non è mai al suo posto, forse perché l’altra metà di sé, che è la sua gemella, e cammina e parla nella sua testa e nei sogni, pure a chilometri di distanza, non è mai d’accordo con lei; o forse perché è una scrittrice, sempre in bilico tra la vita e l’osservazione della vita, per quanto caotica possa essere, o forse perché lei stessa è l’anima di questa città, contraddittoria e dolente, ma viva, in questo tempo e dentro a questo cielo.

Non è un romanzo di facile lettura il libro di Francesca Picone: ti immerge in un’atmosfera di malessere palpabile, come certi film di Sorrentino, dove la distanza tra l’opera e il fruitore si accorcia al punto che ti senti dentro alla storia, e certe volte è come un pugno allo stomaco. Ho provato questa sensazione rispetto a tre autori: Malaparte , quando ho letto “La pelle”, i film di Sorrentino, e il libro di Francesca. E sicuramente è merito anche del linguaggio, di corsa, sulla strada, senza essere un linguaggio di strada, sovraffollato di immagini, pensieri, dialoghi stralunati tra poeti, matti e fumatori, un linguaggio che a tratti ti affatica in percorsi allucinati e tortuosi, altri ti incanta con la bellezza di certe immagini, che “svelano senza badare a quanto sgrammaticata sia la mia follia”. “Quand’è che si è seduto, l’assurdo, al posto vuoto della bellezza? Quand’è che la bellezza si è alzata e ha ceduto il posto e si è messa a guardare questo burlone con il pennello in mano?”

Ecco, alla fine della storia, iniziata con una perdita, mi rimane l’eco di questa nostalgia di bellezza, di quando “la bellezza era una cosa banale, mentre l’assurdo invocava la meraviglia”, ma anche la fiducia che Sally, a dispetto di tutti i tonfi sul bagnato, con la sua faccia senza maschera, il suo passo disinteressato di “quello andante di un adulto”, continuerà a cercarla. E forse è questo il senso di tutto.

LEGGI UN ESTRATTO

Librinfestival i libri fanno festival

Sorgente: #Librinfestival premiazione finale: la parola alle organizzatrici

Recensione a cura di Stefano Chemelli

Il libro degli amici, Elio Pecora, Neri Pozza

Elio Pecora
Il libro degli amici

ISBN 978-88545-1334-1
Pagine 144
Euro 15,00

 

Un libro degli amici ma anche un romanzo di formazione. Così appaiono queste 142 pagine che Elio Pecora consegna al lettore in una sorta di bilancio assorto e limpido, leggero e intriso di un’umanità così ricca da svelarsi con un tratto di penna felicissimo anche nei marosi di un’esistenza piena. Composto di getto sotto l’influsso non proprio benevolo di una sciatalgia estiva, il resoconto di una vita conduce nel viluppo di un’accelerazione romana durevole dall’ormai remoto settembre 1966, dall’affaccio quasi privilegiato della libreria Bocca di piazza di Spagna dove i conversari professionali di Elio Pecora sostenevano un respiro pregno di cultura destinati ad aprire un dialogo di frequentazioni, conoscenze, occasioni.

Roma abitata, vissuta, esplorata, anche nel peregrinare tra le diverse locazioni (dal 1970 al 1991 la casa di via dei Lucchesi, dopo cinque traslochi), le differenti esperienze, tra recensioni, il cinema, le visite agli amici, i convivi, le mostre, gli appuntamenti, la poesia, le telefonate, i camminamenti intrecciati allo scambio di parole, espressioni, sensazioni.

Ida Magli, Elena Croce, Toti Scialoja, Edoardo Cacciatore, Laura Betti, Luce D’Eramo, Anna Amati… aprono un florilegio della memoria quasi straordinario, ma ciò che colpisce è l’intarsio liminare evocato in un ordito di persone, collaborazioni, lavoro, passioni, conflitti, che lasciano sempre il passo a un tratto distinto ed elegante del ricordo vivo, rispettoso, ironico, sorridente, mai risentito. Netto nel riconoscere contraddizioni ed asprezze, caducità ma anche leggerezza, felicità, letizia e intelligenze. Merita di essere citata Natalia Ginzburg: basterebbe il fatto che è unica in un ginepraio di esseri pensanti ad apprezzare anche altri colleghi; un dato che conferma l’invidia ai vertici dell’italiano di ogni epoca, stirpe, rango, in un libro che avrebbe meritato un indice dei nomi vista la sontuosità dei noti e dei meno noti, nel reticolo delle affiliazioni e delle confidenze mai gratuite.

C’è molta memoria e poco oblio verrebbe da dire, ma Elio Pecora è un maestro della discrezione e del tatto, anche se sa essere puntuale con la levità di un istante. Eppure il suo libro degli amici, molto diverso da quello di Hofmannsthal ma di altrettanta leggibilità aurea, tracima mantenendosi misurato nel sussiego del letterato colto, erudito e mondano, attento osservatore di interiorità e dettagli.

La resa non di rado si rivela una conquista. E arrendersi può significare riappropriarsi del molto o del poco che ci è stato dato e che abbiamo saputo cogliere e accogliere.

Un uomo del 1936, poeta, prosatore, saggista, autore di testi teatrali e di poesie per l’infanzia, critico letterario, tramanda non solo un’introduzione fluorescente, seguita da una decina di ritratti, ma una “chiusa” altrettanto interessante.

Scrivo su fogli rigati, in un giardino lontano da Roma. Giova alla scrittura la lontananza. È un luglio d’afa, un vento sudato muove svogliato l’argento degli ulivi. Abbai oltre gli orti, un esteso brusio per le colline, nubi slacciate avanzano lente, un motore arrota dalla pianura. Forse qui sarà possibile scrivere di anni che si presentano vuoti, confusi. Li ho abitati fino a ieri e ierlaltro, li ho camminati, dormiti, mangiati.

disfacimento del tempo traversato, che pure è il tempo del mio restare.

Tornerà qualcuno in questo giardino a tagliare le dalie secche, a rimirare le ombre che filtrano dal loto sulla tuia e sul melograno?

Un mondo impensato fluttua negli spazi.

Sono alcune battute lette tra le ultime undici pagine dall’intonazione riflessiva, problematica, enigmatica. Qual è “la fodera del mondo” sembra chiedersi Elio Pecora interrogandosi nel profondo. Prima aveva dato spazio agli amici, i protagonisti del libro: Wilcock, Elsa Morante, Bellezza, Amelia Rosselli, Moravia, Palazzeschi, Penna, Elsa de’ Giorgi, Paola Masino, Francesca Sanvitale.

Sono ritratti essenziali, la prosa asciutta, rigorosa, la vita nelle schegge di frequentazione, dell’accettazione e dell’accoglienza che non esclude il conflitto, l’incomprensione.

Wilcock e Penna vengono accomunati per il senso di egocentrismo ed egotismo che emanavano, ma era qualcosa di estremamente particolare. Come peculiare è stato il rapporto difficile con la Morante, non con la sua opera. Dario Bellezza è poeta di un’amicizia ventennale costellata da un umore veemente e imprevedibile, sono cinque pagine emblematiche per profondità e distacco simultaneo. L’intensità della vera conversazione – nell’incontro – è avvenuta con Amelia Rosselli, nella sua singolarità icastica e molteplice, “voce calda, tenera, aspra, spietata: tastiera d’organo, viola vibrante, flauto avanzante in un Erebo sconfinato, viatico amabile e doloroso”, tra pensieri chiari e sottili ironie. C’è un grande affetto per Moravia (quanto per Penna), la sua intelligenza e la sua curiosità affollano un ricordo istantaneo, hanno riempito i suoi giorni al pari di chi l’ha avuto come amico. “Ingovernabile propensione empatica” autodefinisce Elio Pecora la sua innata capacità di entrare nelle pieghe dei propri interlocutori, nel caso di Palazzeschi ne ritrae solo beneficio, per l’immediata sintonia che accompagna l’uomo anche attraverso la sua pagina, mai dimenticando la persona, l’aspetto umano nel suo più alto grado.

Sopra Sandro Penna c’è anche un Meridiano che parla (per la cura di Roberto Deidier, con una esemplare cronologia dello stesso Pecora), un volume di straordinaria qualità e cura, ricordando pure la biografia che Pecora fece uscire da Frassinelli nel 1984. Anche per Elsa de’ Giorgi, Elio Pecora e Roberto Deidier, con Adelaide Cioni, hanno giocato un ruolo importante per proporre da Feltrinelli “Ho visto partire il tuo treno”, uno spaccato novecentesco che Elsa de’ Giorgi ha affrescato da par suo, chiarendo il suo importante rapporto con Italo Calvino ma anche molto altro.

Paola Masino esce malconcia dalle quattro pagine a lei dedicate, Francesca Sanvitale decisamente è nelle grazie dell’autore (“l’ho sentita e vista senza maschera, mai atteggiata”) ma lo sguardo di Elio Pecora raramente sfuoca il bersaglio. Anzi, per quel poco che lo conosciamo, vi è un’acutezza di pensiero e di scrittura che viene da un raziocinio esigente dapprima con se stesso. Tagliente come una lama ben conservata, ma di umanissima fattura.

L’AUTOREElio Pecora

Elio Pecora è nato nel 1936, vive a Roma dal 1966. Ha pubblicato libri di poesia, di prosa, di saggistica, testi teatrali, poesie per l’infanzia. Ha curato antologie di poesia italiana contemporanea e raccolte di fiabe popolari. Ha collaborato a lungo per la critica letteraria a quotidiani, settimanali, riviste e ai programmi culturali della Rai. Dirige la rivista internazionale «Poeti e Poesia».