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Appuntamento Venerdì 31 marzo, ore 18,30, libreria Cartacanta, Monterotondo (Rm)

Il manoscritto di Dante, Claudio Coletta

Claudio Coletta

Il manoscritto di Dante

Sellerio Editore

2016
La memoria n. 1049
192 pagine
13,00 euro
EAN 9788838935497
Formato e-book: epub
8,99 euro

 

Incuriosita dal successo e dalle presentazioni dei due precedenti libri di Claudio Coletta inizio la lettura di questo autore dall’ultimo intrigante titolo Il manoscritto di Dante.

Dopo Roma e Amserdam, lo scenario dell’ultima investigazione di Nario Domenicucci, ispettore della Europol, si sposta a Parigi, fra il Quai des Orfèvres e il Marais, fra ricche nobildonne proprietarie di ingenti fortune, fedeli maggiordomi, avvocati con pochi scrupoli.

Un atmosfera carica di rimandi, uno fra tutti quel commissario Maigret che a tratti ci sembra di intravedere fra la brasserie e Boulevard Saint Germain o nei corridoi del Quai.

L’autore cita quasi di sfuggita Maigret, ma la struttura del racconto, l’investigazione, i luoghi, gli stessi protagonisti, il colore dello stile limpido sono un omaggio alla penna di Simenon.

Sui personaggi aleggia l’atmosfera cupa del prologo, quasi li avesse raggiunti direttamente dal lontano A. D. 1323, insieme a documenti di valore inestimabile.

A Parigi in un lussuoso appartamento del Marais è stato rinvenuto il cadavere di Clothilde Dumoulin, milionaria, donna d’affari, e collezionista di opere d’arte. Nario Domenicucci, ispettore dell’Europol incaricato delle indagini, insegue una traccia di sangue e di secoli per districare un complicato labirinto di delitti e misteri. Fino a imbattersi in due fogli bruciacchiati, unico autografo esistente della Divina Commedia di Dante, avventurosamente finiti nelle mani di un nobile francese e custoditi segretamente nel suo castello per settecento anni.

 

L’AUTORE

Claudio Coletta (Roma, 1952) è cardiologo e docente a contratto presso l’Università degli Studi di Roma «La Sapienza». È stato membro della giuria internazionale del Roma Film Festival 2007. Con questa casa editrice ha pubblicato Viale del Policlinico (2011) e Amstel blues (2014).

Giusi R.

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Tana libera tutti, un romanzo che il suo autore definisce “Il mio gioiellino” e che del piccolo gioiello ha tutta la luminosità e la grazia. È il gioco dell’infanzia che ci ha visti tutti partecipi, chi più e chi meno.

A dicembre al Palazzo dei Congressi di Roma per la Fiera Più libri più liberi, l’incontro fra alcuni rappresentanti di #Librinfestival e Franco Piol presente con il suo nuovo libro fresco di stampa Tana libera tutti e già in gara alla prima edizione della maratona letteraria che premia i mestieri del libro.

Tana libera tutti, Franco Piol, Paola Rotella, Roberto Stocchi

Sabato 25 febbraio ci siamo dati appuntamento alla Feltrinelli di Roma, Galleria  Alberto Sordi, per assistere alla presentazione del libro, è intervenuta Selene Gagliardi, letture di Paola Rotella e Roberto Stocchi.

Tana libera tutti, Franco Piol, mestierelibro, Feltrinelli

Tana libera tutti

Franco Piol

Augh Edizioni

Euro 13,00

pagine 154

 

Tana libera tutti, Franco Piol, Paola Rotella, Roberto StocchiSelene GagliardiFranco Piol inizia la conta stanando uno ad uno i suoi amici, nascosti fra le pieghe dei ricordi e chiamati a raccolta, invitati a giocare ancora una volta tutti insieme, anche se il fiato si è fatto più corto e le gambe non reggono lo sforzo.
Siamo a Piazza Navona, al calar del sole di una giornata di fine estate, e qui prendono il via i momenti di nostalgia, un affresco della Roma ormai sparita come racconta l’autore, quella del dopoguerra, quella dove la gerarchia si faceva sentire anche fra i bambini orfani, come Alvaro Paolino un orfano privilegiato perché ameno aveva la mamma. Nella gerarchia dell’orfanotrofio erano comprese anche le suore e lo scalino più basso era riservato alle sorelle di serie “c” come suor Gertrude, la suora novantenne con il suo intercalare in stretto dialetto calabrese, custode del terrazzo, addetta al bucato e ai panni stesi, ma non al grande orologio della torre, come aveva immaginato Alvaro.

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È il racconto del primo amore fanciullo, “Amore Maria”, come il titolo della poesia dedicata alla bambina che Alvaro non rivedrà più. E di Nando il sognatore, che insieme all’uomo venuto dal mare scava nella sabbia e trova una grande biglia che sprigiona energia pura e riflette la luce dal mare. E come dimenticare la Sora Cencina amministratrice di un variopinto pensionato o le Madonnare di Rione Ponte che a giugno andavano in processione al Divino Amore e di mestiere si arrangiavano con l’usura spicciola.

Accorrono tutti al richiamo dell’autore, al richiamo della memoria che preesiste sotto forma di testimonianza, inventando qualcosa, trasformandone qualche altra e quei ricordi d’infanzia si scolpiscono indelebili, come il viaggio a Conegliano del piccolo Mattia. Un viaggio che è stato una favola, una grande favola per un bambino che l’ha vissuta da solo, ad appena cinque anni. Da Roma a Conegliano con un cartellino che riportava scritto: “Per Conegliano scendere a Mestre”. Dietro ovviamente c’era tutta una rete protettiva, la Polfer, la mamma che curava la mensa dei ferrovieri, una collega che lavorava nelle ferrovie. E il bambino aveva gli occhi sgranati per la curiosità, rimasto sveglio per l’eccitazione, fino a crollare vinto dal sonno.

Paola Rotella - Roberto Stocchi

Paola Rotella – Roberto Stocchi

“A un certo punto poi ti fermi e fai la raccolta, dice Franco Piol, una raccolta che nasce anche da venticinque anni di teatro per bambini, laddove a largo Spartaco i ragazzini abbandonati si riunivano e raccontavano le loro storie, storie pesanti e noi le raccoglievamo e, con l’onestà dell’autore, dell’attore, della compagnia, le trasformavamo in fiabe e queste fiabe colpivano nei loro temi sociali tanto che ci si innamorava di queste fiabe, incantavano soprattutto gli adulti che magari facevano altre letture. La differenza la facevamo noi, più o meno bene. La vera caratteristica del bambino è teatro puro”.

Un vero peccato non aver potuto arricchire le pagine di Tana libera tutti dei disegni di Roberto di Costanzo. Sarebbero state quelle illustrazioni un valore aggiunto a una percorso fiabesco, lungo le strade di una città che iniziava a ricucire gli strappi della guerra fra mille difficoltà che ricadevano soprattutto sui bambini.

Il sipario cala nella stessa piazza dove si è aperto, in quella Piazza Navona quando ormai si è fatta alba e il Nostro narratore può finalmente gridare “Tana libera tutti”
Il tocco leggero di Piol nel narrare anche gli episodi più duri è la cifra stilistica di questo autore poeta, animatore, narratore. Aspettiamo allora di leggere una sua nuova fiaba.

Giusi Radicchio

L’amica lettrice Maria Civita D’Auria ci invia la sua recensione al libro Follia di Patrick McGrath ricordandoci così il concorso RiSCRIVI il tuo finale indetto dalla libreria Cartacanta di Monterotondo e abbinato ai corsi di scrittura creativa di #mestierelibro

Follia, Patrick McGrath

Follia (Asylum)

di Patrick McGrath

ADELPHI edizioni

marzo 1998

pp. 294, copertina flessibile

collana Fabula

 

Incipit

Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni.

Siamo nel 1959, Stella è la moglie infelice di Max, vicedirettore del Mental Health Act, un grande manicomio criminale nei pressi di Londra. Lei è bella, florida e un po’ regale. Lui è un uomo cupo, freddo, debole e senza fantasia. Hanno un figlio di dieci anni che si chiama Charlie. Ma il loro è un matrimonio di apparenza. Così quando Stella conosce Edgar se ne sente subito attratta sessualmente. Edgar è uno scultore, un artista, ma è anche un paziente dell’ospedale. Difatti si trova ricoverato in questo manicomio, per aver ucciso sua moglie Ruth perché convinto della sua infedeltà. Essendo un paranoico con violentissime crisi di rabbia, dopo averla uccisa, la fa a pezzi e scava la sua testa come fosse una scultura. Adesso all’ospedale si trova in regime di semi libertà ed è ingaggiato da Max, il marito di Stella, per curare l’orto e la serra della sua casa. E’ qui che Stella e Edgar si conoscono. E’ estate, Stella indossa abiti leggeri che esaltano la sua sensualità e anche Edgar con il suo corpo atletico è molto attraente. Così, tra i due, è inevitabile fare sesso insieme. La prima volta accade nella serra in modo un po’ primitivo, con un misto di smania famelica e di istinto. Gli incontri si ripetono e tra i due scoppia una passione selvaggia e ossessiva che, con il tempo, danneggia la salute mentale di Stella. Amare Edgar in questo modo distrugge la vita della donna e quella dei suoi familiari.

I fatti sono raccontati proprio dal dottor Peter Cleave, psichiatra che ha in cura Edgar e voce narrante di questa storia. Consiglio di leggere “Follia” perché è molto coinvolgente. Il lettore resta incollato dalla prima all’ultima pagina senza mai stancarsi, attratto da una buona scrittura e dal ritmo incalzante. La trama e i personaggi sono forti, complessi, ma il finale non è come ce lo siamo immaginato e ci lascia un po’ amareggiati, anche se ci rendiamo conto che, dati i fatti narrati, l’autore scrive la conclusione più logica.

Maria Civita D’Auria

Continua l’appuntamento con le recensioni di Maria Civita. Oggi tocca al romanzo La rabbia che rimane di Paolo Di Reda, Edizioni Fahrenheit 451, che ha aperto la seconda edizione di #Librinfestival, la maratona letteraria che prema i mestieri del libro.

la rabbia che rimane, Paolo Di Reda

La rabbia che rimane

Paolo Di Reda

Edizioni Fahrenheit 451

Pagg.389

Euro 11,50

Giorgia, la protagonista di questo romanzo, è vittima di uno stupro a soli 17 anni. Dopo la vergogna e l’umiliazione, si accorge di aspettare un figlio dall’uomo che l’ha violentata.

La ragazza decide comunque di portare avanti la gravidanza, anche se il padre e la matrigna, per paura di uno scandalo, la cacciano fuori di casa. Giorgia si rifugia da Agnese, la nonna materna.

Quando nascerà Andrea, il bambino sarà la prima cosa al mondo completamente sua, ma il dolore per la violenza subita, rimarrà incancellabile. Nella casa di via Corsica a Roma, Giorgia pensa spesso a sua madre, morta mentre le sta dando la luce. La nonna, con le sue attenzioni, riesce a farle superare i sensi di colpa. Agnese, difatti, diventa l’unico punto di riferimento della giovane nipote. La protegge, l’appoggia e la sostiene, soprattutto quando Giorgia manifesta la sua voglia di studiare.

Così Giorgia prende il diploma e a dispetto di quello che pensa il padre delle donne che, in quanto tali, possono fare solo le maestre, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza. Per mantenersi agli studi lavora prima in una salumeria, poi in una fabbrica come operaia. Qui inizia la militanza al sindacato. A questo punto entra in scena Corrado, un giovane avvocato, che simpatizza con le idee dei sindacalisti perché anche lui odia il mondo borghese del padre, ma non riesce a pensare a un’alternativa che lo liberi dall’influenza paterna.

Corrado incontra Giorgia a una manifestazione ed è subito attratto da lei e dal suo bambino. Quando Giorgia, a causa delle sue idee, ha problemi con la giustizia e finisce in galera, Corrado va in suo soccorso. Tra i due nasce una profonda amicizia, anche grazie ad Andrea che si lega molto a Corrado. Così presto, tutti insieme, costruiscono un’insolita famiglia.

Ma intorno a Giorgia, Andrea e Corrado, ruotano le vite di altri personaggi che, insieme a loro, vivono le vicende che hanno contraddistinto gli anni tra il ’50 e il ’90 come la violenza, le stragi, il terrorismo, l’eroina, il femminismo e le battaglie per i diritti.

La rabbia che rimane è un libro che consiglio di leggere perché Paolo Di Reda, con una scrittura chiara e coinvolgente ha saputo descrivere quegli anni di piombo, che molti di noi, come l’autore, hanno vissuto in prima persona, provando oggi un po’ di nostalgia per alcuni ideali che li hanno caratterizzati, anche se spesso sono rimasti tali e la violenza li ha distrutti portandoseli via.

Maria Civita D’Auria

PRIMA PARTE

#LIBRINFESTIVAL MINUTO PER MINUTO 2

SFOGLIANDO LE PAGINE DI “STAGIONINCITTÀ”, LA CARRELLATA DEGLI INCONTRI DI #LIBRINFESTIVAL CONTINUA CON I LIBRI PRESENTATI NELL’AMBITO DELLA MARATONA LETTERARIA NEI MESI DI NOVEMBRE, DICEMBRE 2015, GENNAIO 2016

#Librinfestival, mestierelibro

#lIBRINFESTIVAL, MESTIERELIBRO

Sorgente: #Librinfestival minuto per minuto

Agosto, tempo di relax! 

Mentre la giuria di #Librinfestival, ligia al regolamento, approfitta del periodo di riposo per portare a termine la lettura dei tredici testi in concorso, ai blocchi di partenza si preparano autori, editori e libri in concorso per la Seconda Edizione di questa entusiasmante maratona letteraria.

Per gli assenti e per ricordare quanto fatto nella prima edizione, passiamo la parola a «StagionInCittà», progetto di rivista nato dai laboratori di editoria e scrittura di Mestierelibro, piccola scuola del libro, con articoli e racconti firmati dagli allievi dei corsi.

L’inserto, firmato da Silvia Di Tosti, propone una carrellata degli incontri che, nei primi nove mesi di vita di #Librinfestival, hanno visto protagonisti: libri, autori, editori, pubblico e giuria!

Si inizia con il mese di ottobre 2015: anteprima e primi due libri in concorso:

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Sorgente: StagionInCittà

#StagionIncittà numero 0: Un piccolo sogno di carta, testimonianza di un anno di impegno, libri, letture, allegria, amicizia e fiumi di té (offerti da Silvia Di Tosti) a cura di #mestierelibro e dei laboratori di editoria e scrittura.

StagionInCittà, mestierelibroLe riviste che prendono vita da un laboratorio hanno sempre un sapore artigianale. #StagionInCittà è appena nata e ha ambizioni artigiane, ma non solo. Partiamo dalla prima ambizione, il titolo: StagionInCittà. La scelta nasce sia dalla raccolta Le stagioni in città di Italo Calvino, sia dai progetti che hanno dato origine alla rivista, uno per ogni stagione.

Si inizia con mestierelibro, piccola scuola del libro, progetto finalizzato a incrementare la lettura e la conoscenza del “prodotto libro”. Riprende le linee guida delle opere di Italo Calvino che esordisce raccontando la guerra con gli occhi di un bambino e mette in scena un mondo fiabesco passato, specchio dei mali della società presente. In seguito Calvino continuerà a esplorare la fiaba, anche quando la ricerca strutturale e combinatoria si fisserà in quel piccolo capolavoro in cui Marco Polo narra all’imperatore Kublai Khan Le città invisibili, in una visione immaginaria e poetica.

Segue il progetto letteratura di carta che ama la letteratura del Novecento, quella dei contemporanei, i sempreverdi e i titoli vintage, una letteratura per ogni stagione. Si entra subito in tema con la nascita di una nuova voce nel coro dell’editoria italiana «La nave di Teseo», casa editrice diretta da Elisabetta Sgarbi fuoruscita dalla Bompiani dopo la fusione Mondadori-Rizzoli e seguita in questo nuovo progetto da un nutrito gruppo di autori.

La rubrica è curata da Emanuele Trovò, che nei fine settimana gestisce Cartacanta, bancarella dell’usato, e dal mese di agosto 2016 trasferirà la sua passione nell’omonima libreria dell’usato in via E. Riva 21, Monterotondo (Rm).

E ancora l’idea di garantire un punto informativo sul panorama dell’offerta culturale alle porte di Roma, stagione dopo stagione. Se ne occupa Silvia Di Tosti animatrice dell’iniziativa Baratto lib(e)ro, scambio di libri usati, e attiva da anni nel mondo del lavoro sociale e del cooperativismo. Il primo appuntamento per la sua rubrica è con La stagione del teatro Ramarini a Monterotondo. Seguono gli incontri con i protagonisti dei luoghi che in questa prima edizione hanno ospitato#Librinfestival.

Per finire la proposta di una guida informale su una sana e consapevole alimentazione, al passo con le stagioni, senza rinunciare al gusto. Ad animare la rubrica M. Cristina Lemmi, attenta lettrice e convinta che il mangiar sano migliori l’umore. In questo caso al nastro di partenza è presente La Pasta Madre: una moda o un ritorno alle tradizioni?

Cuore della rivista sarà un inserto reportage, completamente dedicato a #Librinfestival, maratona letteraria e festival itinerante che premia i mestieri del libro e che ha la durata delle quattro stagioni.

#StagionInCittà ha l’ambizione di voler essere una rivista curata, creativa, utile, leggera, chiara, autentica. Parla di cultura, è ricca di eventi, piena di stimoli, al punto da intrigare il fruitore più attento e partecipe. Si avvale di un gruppo di moderni apprendisti: curiosi, tecnologici, grandi camminatori, sguinzagliati alla scoperta di nuovi e più interessanti incontri culturali. Promuove i racconti degli allievi del corso di scrittura creativa sul tema del tutto casuale dei Non luoghi racconti inseriti in Prospettive.

Un programma dove l’ambizione è la spinta a realizzare un sogno, grazie anche alla partecipazione e alla generosità di quanti ci hanno creduto, seguito e sostenuto con un impegno costante. I laboratori di mestierelibro, partiti nel mese di novembre 2015 con l’entusiasmo dell’esordio, hanno superato autunno e inverno e, con l’arrivo della primavera, si apprestano a dare prova di quanto appreso. L’estate godrà dei frutti del lavoro svolto.

A tutti voi il piacere di leggerci.

Giusi R.