Archivio per la categoria ‘Festival delle cerase’

MONTEROTONDO, 5 giugno 2016,  Cortile Palazzo Orsini

Cerimonia conclusiva del XXXI Festival delle Cerase

I vincitori premiati con le Ciliege d’oro del Cinema Italiano

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Apre la serata SILVIO LUTTAZI, ideatore e anima del FESTIVAL DELLE CERASE

XXXI festival delle cerase, serata di premiazione

I premi assegnati dalla GIURIA POPOLARE

ATTRICE RIVELAZIONE

ILENIA PASTORELLI  per il film  LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT di Gabriele Mainetti

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ATTORE RIVELAZIONE

ALESSANDRO BORGHI  per i film SUBURRA di Stefano Sollima  e NON ESSERE CATTIVO di Claudio Caligari

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FILM RIVELAZIONE EX AEQUO

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT e UN POSTO SICURO di Francesco Ghiaccio

Sul palco a ritirare il premio Claudio Santamaria, Francesco Ghiaccio e Marco D’Amore

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MIGLIOR ATTRICE

MONICA GUERRITORE per il film LA BRAVA GENTE di Ivano De Matteo

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MIGLIOR ATTORE

CLAUDIO SANTAMARIA per il film LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

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MIGLIOR SCENEGGIATURA

PAOLO COSTELLA, PAOLA MAMMINI per il film PERFETTI SCONOSCIUTI di PAOLO GENOVESE

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MIGLIOR CAST

PERFETTI SCONOSCIUTI a ritirare il premio Giuseppe Battiston, Valerio Mastrandrea, Edoardo Leo, Anna Foglietta e Marco Giallini

Edoardo Leo, Valerio Mastrandrea, Marco Giallini, Anna Foglietta, Giuseppe Battiston IMG_2857

MIGLIOR FILM

NON ESSERE CATTIVO di CLAUDIO CALIGARI

A ritirare il premio Valerio Mastrandrea ricordando il regista scomparso

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MIGLIOR COLONNA SONORA a ENNIO MORRICONE per il film LA CORRISPONDENZA

MIGLIORE REGIA a CLAUDIO CUPELLINI per il film ALASKA

 

 

torneranno i prati - Copia

Lunedì 16 marzo, ore 20,

al Teatro Comunale Ramarini di Monterotondo,

il Festival delle Cerase ripropone

il film di Ermanno Olmi

Torneranno i prati.

Incontro con l’attore Alessandro Sperduti

 

Il film già proiettato il 23 novembre 2014, al Cinema Nuovo Teatro di Palombara, sempre nell’ambito della XXX edizione del Festival delle Cerase, viene ora riproposto a Monterotondo per quanti non lo avessero visto.

Qui la recensione del film e la cronaca della serata a Palombara.

Buona visione 🙂

Giusi R.

Lunedì 2 febbraio 2015 ore 20

CINEMA NUOVO TEATRO Palombara
Proiezione 14° film in concorso
HUNGRY HEARTS
di Saverio Costanzo

con Alba Rohrwacher, Adam Driver, Roberta Maxwell, David Dennis Rees, Roberta Aaron Baker.

Sceneggiatura Saverio Costanzo, dal romanzo Il bambino indaco di Marco Franzoso
Fotografia Fabio Cianchetti
Musica Rossano Baldini
Produzione Wildside, Rai Cinema, MIBACT
Distribuzione 01 Italia 2014 durata 1h e 49′ uscito sala 15-1-2015

MANIFESTO x MAILLa Biennale di Venezia 2014: Venezia 71 – Coppa Volpi per il Miglior Attore Adam Driver, Coppa Volpi per la Migliore Attrice Alba Rohrwacher.

sinossi
New York, Brooklyn. Mina (Alba Rohrwacher) è italiana, Jude (Adam Driver) newyorkese. Il colpo di fulmine scatta nel posto più improbabile, una toilette, in una situazione oltremodo imbarazzante. I due finiscono per innamorarsi e decidono di sposarsi. La festa di matrimonio è colorata, allegra e Jude canta per la sua sposa Tu si ‘na cosa grande, canzone di Domenico Modugno. Fra gli invitati anche la madre di Jude che si mostra felice della scelta del figlio. La vita procede molto serenamente fino a quando Mina rimane incinta e strani sogni iniziano a turbarla. Dopo l’incontro con una specie di veggente, Mina si convince che il suo sia un bambino “indaco”, un bambino speciale che andrà protetto da ogni tipo di contaminazione. Mina sviluppa nei confronti del bambino un’attenzione morbosa: convinta che l’alimentazione ordinaria sia un ostacolo al corretto vivere e terrorizzata dalle contaminazioni, tiene il neonato lontano dalla luce, dai contatti col mondo esterno e lo nutre esclusivamente di specifici cibi e a specifici orari. Jude si accorge che il bambino cresce male e, quando lo porta dal pediatra, il medico gli comunica che il bambino è denutrito. Inizia così un braccio di ferro tra i due genitori che porterà a sviluppi drammatici.

note di regia

trailer


Avevo letto il libro un anno e mezzo prima di scrivere Hungry Hearts. Mi aveva colpito ma allo stesso tempo respinto, forse perché la storia, da qualche parte, mi riguardava. Il tempo è passato e un giorno ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura seguendo solo quello che ricordavo, senza rileggere. La storia di Franzoso mi ha accompagnato in questo modo nella ricerca di quello che poi si è trasformato in un racconto molto personale.

 

 IMG_1531Hungry hearts, film scritto e diretto da Saverio Costanzo, è uscito nelle sale il 15 gennaio, a quattro mesi dalla favorevole accoglienza ricevuta alla 71esima edizione della Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia.
Come spesso accade, un libro può essere la fonte di un’idea e dare il via a un film. E in questo caso il libro è Il bambino indaco di Marco Franzoso, che ancora non ho letto, mancanza che colmerò al più presto, non tanto per un confronto fra libro e film, quanto per cogliere l’essenza di una problematica, quello della nutrizione, che può coinvolgerci tutti, consapevoli o no.

IMG_1537Il regista parla di una storia contemporanea ma, a un livello più profondo, possiamo anche parlare di conflitti ancestrali, legati all’interiorità e alla famiglia, trasferiti dalla tragedia antica alla contemporaneità. Precisa inoltre il regista che il suo narrare non aveva nessuna pretesa di giudizio, ma fermare lo sguardo sulla vita dei protagonisti in un loro momento di crisi. Inoltre Costanzo sottolinea il fatto che ha scritto la sceneggiatura senza rileggere il libro, in base solo a percezioni e ricordi che si era portato dietro per un anno e mezzo e questo è già un primo segno di distanza fra libro e film. Nel film poi la storia è narrata nel suo progredire nel tempo, mentre il libro procede a ritroso, tramite flashback e flashforward. Il libro è ambientato a Padova, città che Costanzo dice di non conoscere, almeno non quanto New York, luogo di ambientazione del film. E qui termina per il momento il resoconto delle differenze, anche perché film e romanzi usano strumenti narrativi completamente diversi, che respingono i confronti diretti.

 IMG_1552Degna di nota l’interpretazione dei due attori protagonisti, meritatamente vincitori entrambi della Coppa Volpi alla Biennale di Venezia 2014. Alba Rohrwacher si immedesima nel personaggio dando spessore anche alle più piccole sfumature, riportando sullo schermo il ritratto di una giovane madre che perde il contatto con la realtà e si ritrova incapace di gestire un cambiamento di vita totalizzante. Mina appare una donna sensibile, incapace di odio o violenza, a volte anche di reazione, ma che incosapevolmente mette in pericolo la sua vita e quella del figlio. Vuole proteggere il bambino a ogni costo, ma il distacco dalla realtà e il rapporto esclusivo con il figlio la rinchiude in una bolla in cui esistono solo lei e il bambino, tagliando fuori l’amore di Jude, incapace anche lui di gestire questo cambiamento. Alterazioni fisiche e psicologiche vengono rese sullo schermo dalla regia nervosa di Saverio Costanzo, dalla distorsione dei corpi, degli sguardi, dall’uso di primissimi piani, sapientemente funzionali ai passaggi di registro emotivo. Hungry hearts non è un film contro, ma un atto d’amore verso l’essere umano e le sue fragilità.

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La consegna dell’olio di Palombara Sabina agli ospiti del Festival delle Cerase!

Giusi R.

Foto: mestierelibro

XXX FESTIVAL DELLE CERASE

SCUSATE SE ESISTO

Venerdì 19 dicembre 2014 ore 20, Cinema NUOVO Teatro di Palombara Sabina, proiezione del 11° film in concorso, Scusate se esisto con Paola Cortellesi e Raul Bova. Al termine della proiezione incontro con l’autore RICCARDO MILANI e la protagonista PAOLA CORTELLESI, vincitrice lo scorso anno del Festival delle Cerase come migliore attrice.

Conclusione della serata con la cena offerta dagli Sgabarruni, i cuochi del Festival, offerta a tutti i presenti.

Paola CortellesiRiccardo Milani, con SCUSATE SE ESISTO firma una nuova e divertente commedia con protagonista la coppia  Paola Cortellesi e Raul Bova!

Serena è un architetto dal talento straordinario. Dopo una serie di successi professionali all’estero, ha deciso di tornare a lavorare in Italia, perché ama il suo paese. Nell’avventurosa ricerca di un posto di lavoro si trova di fronte a una scelta folle, farsi passare per quello che tutti si aspettano che lei sia: un uomo…O così pare. Nel frattempo incontra Francesco. Bello e affascinante. Il compagno ideale. Se non fosse che a lui non piacciono le donne… O così pare. Tra Serena e Francesco nasce un rapporto intenso e diventano la coppia perfetta… Pronti a tutto pur di darsi una mano saranno costretti a condividere segreti e inganni perché a volte, per essere davvero se stessi, è meglio fingersi qualcun altro!
DATA USCITA: 20 novembre 2014
GENERE: Commedia
ANNO: 2014
REGIA: Riccardo Milani
SCENEGGIATURA: Giulia Calenda, Furio Andreotti, Paola Cortellesi, Riccardo Milani
ATTORI: Paola Cortellesi, Raoul Bova, Corrado Fortuna, Lunetta Savino, Marco Bocci, Ennio Fantastichini

FOTOGRAFIA: Saverio Guarna
MONTAGGIO: Patrizia Ceresani
PRODUZIONE: Italian International Film, Rai Cinema
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
PAESE: Italia
DURATA: 106 Min
(da http://www.comingsoon.it)

Traile ufficiale

 

Festival delle Cerase, CinePalombara, giovedì 27 novembre ore 20, direttamente dalle Giornate degli Autori di Venezia, è il turno dell’Autore Ivano De Matteo che presenta I NOSTRI RAGAZZI, settimo film in concorso.

I nostri ragazzi

con Alessandro Gassmann, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio, Barbora Bobulova, Rosabel Laurenti Sellers, Jacopo Olmo Antinori, Lidia Vitale, Antonio Salines.
sceneggiatura Valentina Ferlan, Ivano De Matteo, da La cena di Herman Koch
fotografia Vittorio Omodei Zorini
musica Francesco Cerasi
produttore Marco Poccioni, Marco Valsania
Italia 2014 durata 1h e 29′ uscito sala 5/9/14

 

NOTE DI REGIA:
Sono sempre stato affascinato dalle famiglie intese come riproduzioni in miniatura della società che le circonda. Io vengo da una di queste. Una famiglia numerosa che mi ha sedotto con le sue grandi contraddizioni. Con La bella gente e poi con Gli equilibristi, ho voluto indagare su ciò che accade quando un elemento esterno incrina la vita tranquilla e sicura di una normalissimo e almeno apparentemente nucleo felice. Con I nostri ragazzi invece volevo andare oltre, tentare di mostrare cosa accade quando l’esplosione parte direttamente dal nucleo stesso

“Cosa faresti se tuo figlio trasformasse una bravata in tragedia?”: la risposta è “impossibile da dare”, dice Ivano De Matteo, regista dei NOSTRI RAGAZZI, passato con grande successo alle  Giornate degli Autori alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Il film, liberamente ispirato al bestseller La cena di Herman Koch, descrive due fratelli opposti e le loro mogli alle prese con il dramma di una bravata dei loro ragazzi.

Trailer

 

Ivano De Matteo al Festival delle Cerase intervistato da Daniela Cocchi. Video della serata a cura di Franco Maggio

Domenica 23 novembre 2014, per la XXX edizione del Festival delle Cerase, al Cinema Nuovo Teatro di Palombara, è stato proiettato il sesto film in concorso

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di Ermanno Olmi

con Claudio Santamaria (il maggiore), Alessandro Sperduti (il giovane tenente) , Francesco Formichetti (il capitano), Andrea Di Maria, Camillo Grassi, Niccolò Senni

sceneggiatura Ermanno Olmi
fotografia Fabio Olmi
musica Paolo Fresu
produzione Ipotesi Cinema, Rai Cinema, con il contributo del MiBACT
Italia 2014 durata 1h e 20′
uscita sala 6-11-2014

Il 4 novembre, giornata dell’unità nazionale e delle forze armate è stato presentato in anteprima al cospetto del Presidente della Repubblica Italiana torneranno i prati di Ermanno Olmi. Nel centenario della I Guerra Mondiale, è anche il film che dovrebbe raccontare «la grande guerra degli italiani». E questa rilettura anti-eroica, amara e tragica era forse davvero la miglior “celebrazione” possibile. Un film con pochi personaggi e pochissimi luoghi, un racconto di trincea che mostra l’inutilità e la disumanità di quella guerra.

Siamo sul fronte Nord-Est, dopo gli ultimi sanguinosi scontri del 1917 sugli Altipiani, alla vigilia della disfatta di Caporetto. Nel film il racconto si svolge nel tempo di una sola nottata.
Gli accadimenti si susseguono sempre imprevedibili: a volte sono lunghe attese dove la paura ti fa contare, attimo dopo attimo, fino al momento che toccherà anche a te. Tanto che la pace della montagna diventa un luogo dove si muore. Tutto ciò che si narra in questo film è realmente accaduto. E poiché il passato appartiene alla memoria, ciascuno lo può evocare secondo il proprio sentimento.

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NOTE DI REGIA
Cento anni di storia che si allontanano sempre più nel passato mentre il fiume del tempo avanza sotto i ponti del progresso che inesorabilmente sbiadisce ogni altra memoria. Tuttavia ci sono momenti in cui una data sul calendario, un titolo di giornale, una fotografia, smuovono ricordi sopiti che si chiamano tra loro, irrompono nel nostro tempo da protagonisti e giustamente pretendono d’essere riconosciuti e risarciti del loro valore speso per noi: primo fra tutti, la vita.
Mio padre aveva 19 anni quando venne chiamato alle armi. A quell’età, l’esaltazione dell’eroicità infiamma menti e cuori soprattutto dei più giovani.
Scelse l’Arma dei bersaglieri, battaglioni d’assalto, e si trovò dentro la carneficina del Carso e del Piave, che segnò la sua giovinezza e il resto della sua vita.
Ero bambino quando lui raccontava a me e a mio fratello più grande, del dolore della guerra, di quegli istanti terribili in attesa dell’ordine di andare all’assalto e sai che la morte è lì, che ti attende sul bordo della trincea. Ricordava i suoi compagni e più d’una volta l’ho visto piangere.
Della 1a Guerra Mondiale non è rimasto più nessuno di coloro che l’hanno vissuta e nessun altro potrà testimoniare con la propria voce tutto il dolore di quella carneficina. Rimangono gli scritti: quelli dei letterati e quelli dei più umili dove la verità non ha contorni di retorica.

torneranno i prati

N’anema pare rassignata e stanca, Sott’ ‘a cuperta ‘e chesta luna janca, canta il soldato rischiarato dal livore della neve. Un canto che risuona oltre la trincea.
Come si legge nei titoli di coda il film è ispirato al racconto La paura, uno dei quattro racconti di Federico de Roberto che l’editrice E/O ha ristampato, in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale, nel volume, La paura e altri racconti della grande guerra, con l’introduzione di Antonio Di Grado.
Lo stesso racconto è servito da traccia per il cortometraggio L’avamposto di Leonardo Di Costanzo, inserito nel progetto artistico Les ponts de Sarajevo che ha coinvolto tredici registi europei, presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2014. Documentario e film usano linguaggi espressivi diversi. Il cortometraggio è il racconto di una giornata in trincea e dell’orrore di un pugno di soldati costretti a morire per l’assurda logica di ordini insensati. Il film di Ermanno Olmi racconta la stessa giornata ma vive di immagini, di poesia, di silenzio, di esplosioni, di riflessioni, in una dimensione rarefatta di attesa e paura.

Intervista di Daniela Cocchi ad Alessandro Sperduti

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Foto mestierelibro

Questo è un film totalmente diverso da quelli che abbiamo visto sulla grande guerra Come ti sei preparato?

Ho letto dei libri, ho letto Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu, era una cosa importante da fare, ma non strettamente necessaria, sempre per il discorso di ottenere la sorpresa e la verità; è importante la preparazione, ma quello che riesci ad avere dai libri o da altri film è un emozione che rischi di portare in modo quasi artificioso sul set. Si, c’è stata una certa preparazione ma poi, scordatevi tutto e iniziamo da zero.

Il primo incontro con il Maestro Olmi è stato ad Asiago, dove abbiamo girato per 8 settimane. L’incontro è stato un po’ surreale perché mi hanno vestito subito da tenente ed era già tutto pronto per iniziare le riprese. Sono miope, porto gli occhiali e prima di incontrare il maestro mi hanno chiesto di toglierli, poi mi hanno accompagnato nel dormitorio, un set del film già costruito, con il fumo, i soldati. Così quando per la prima volta ho incontrato il Maestro, vedevo tutto in penombra, ed ero emozionatissimo.

Tutti i soldati vengono chiamati con il loro nome, a differenza dei graduati.

Uno degli intenti del regista era dare nome a tutti quegli uomini morti e dimenticati, motivo delle scene con la consegna della posta. L’unico graduato di cui si conosce il nome è Emilio, omaggio a Emilio Lussu.

Il tuo personaggio all’inizio è molto silenzioso, poi inizia a parlare, fino ad arrivare al monologo finale: la lettera alla madre.

Il tenente viene da una famiglia aristocratica, si è preparato sulle carte, non conosce quello che è realmente la guerra ed è costretto a fare un percorso, passando quella notte in trincea. Noi non avevamo una sceneggiatura. Olmi ci dava le indicazioni su quello che c’era da fare ogni mattina quando ricevevamo gli stralci delle sceneggiature. Per il monologo finale non ci sono state indicazioni precise. Olmi mi ha dato la lettera e mi ha detto: leggila. E io l’ho fatto e in quelle parole c’era già tutta l’emozione.

Anche voi attori vi siete emozionati e avete pianto durante la lavorazione. Qual è stato il  momento più importante per te?

Quando abbiamo visto il film per la prima volta tutti insieme abbiamo pianto, tutti. Con Olmi era una ricerca continua di verità. Non so scegliere il momento più importante. Erano tutti momenti unici. Come la scena del capitano che incontra il maggiore e anche lì ho pianto. Oppure la scena del primo bombardamento. Il rumore delle bombe le faceva Olmi attraverso una radio ed avevano la stessa intensità che avete potuto sentire in sala.

La lavorazione è durata otto settimane. Siete stati otto settimane al freddo?

La neve era vera. Quando siamo arrivati sul set non c’era ancora la neve. Poi le nevicate sono state abbondanti e sono arrivate con un’intensità maggiore del previsto. Avevano costruito due trincee di cui una è stata completamente sepolta dalla neve. Alla fine la neve ha fatto da protagonista. Olmi ne ha fatto un personaggio del film.

 Giusi R.

 

SE CHIUDO GLI OCCHIDomenica 12 ottobre 2014 ore 18

presso il cinema Nuovo Teatro di Palombara

 la proiezione del primo film in concorso

SE CHIUDO GLI OCCHI NON SONO PIU’ QUI

di Vittorio Moroni con Giorgio Colangeli, Giuseppe Fiorello, Mark Manaloto, Ivan Franek, Ignazio Oliva, Vladimir Doda, Anita Kravos, Elena Arvigo, Stefano Scherini.

 

 

Se chiudo gli occhisceneggiatura Vittorio Moroni, Marco Piccarreda

fotografia Massimo Schiavon, Andrea Caccia

musica Mario Mariani produttore Vittorio Moroni

produzione 50N, con il contributo del MiBACT, Rai Cinema

distributore MARE MOSSO

Italia 2013 durata 1h e 50′ uscito sala 18 /9/14

premi e festival

SANTA BARBARA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL 2014: International Competititon

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA 2013: Alice nella città – In Concorso

PREMIO SOLINAS 2009: vincitore Borsa di studio

Trama

Kiko è un adolescente, immigrato di seconda generazione. La madre Marilou è filippina, il padre, italiano, è morto investito da un auto. Marilou e Kiko vivono in Friuli con Ennio, il nuovo compagno della madre, un caporale che recluta e sfrutta lavoratori clandestini. Kiko va a scuola, ma al tempo stesso è costretto a lavorare nei cantieri edili di Ennio. Il ragazzo sente di non essere come gli altri coetanei italiani. C’è un solo luogo per Kiko dove sognare: un vecchio autobus abbandonato in una discarica, che il ragazzo ha trasformato nel suo rifugio. Ma il suo destino sembra poter cambiare quando un anziano amico del padre, Ettore, va a cercarlo e si propone come suo precettore. Superata l’iniziale diffidenza, Ettore riesce ad accendere nel ragazzo l’interesse profondo per un sapere radicalmente diverso da quello che propone la scuola. L’influenza di Ettore è così potente da dare a Kiko finalmente la forza di ribellarsi. Finché le cose si complicano di nuovo e infine la caduta delle maschere mette il protagonista di fronte a scelte più decisive e impreviste per la sua giovane età.

Trailer

 

La giornalista Daniela Cocchi ha intervistato in sala il regista Vittorio Moroni e l’attore Giorgio Colangeli

La prima domanda riguarda la lunga genesi del film e la scoperta di una scuola diversa da quella delle generazioni precedenti o da quella che vivono i nostri figli.

Una genesi che è durata cinque anni. Più o meno il tempo che ci metto per realizzare un film di regia ed è vero che il film è iniziato dalla scuola. Volevo parlare di adolescenza. Ancora 5 anni prima. Avevo cercato di nascondermi dietro questo tema per parlare della mia adolescenza, ma con un occhio a quello che vuol dire oggi essere adolescente. Mi è stato così concesso di frequentare, come alunno, per 30 giorni una classe di una scuola della Prenestina a Roma. Condividere la fatica, la noia di certe ore con i ragazzi faceva in modo che si potesse solidarizzare. La prima domanda che ho fatto loro riguardava le motivazioni; se credevano necessario quel momento di studio, a sedici anni, per fondare il loro futuro (la classe era una III superiore), se frequentavano la scuola perché lo richiedevano i genitori o perché lo desideravano. I figli degli immigrati erano cinque e sentivo che avevano delle differenze di fatto. Una prima differenza era che quei ragazzi non erano portatori solo del loro sogno ma anche di quello della loro famiglia. Era come se fossero richiamati a dover riscattare un investimento che era partito dal paese di origine dei genitori. Due di loro (uno era filippino) mi dissero che prima di studiare dovevano lavorare 5 ore al bar dei genitori, inoltre molti compiti assegnati in classe erano da svolgere al computer, presupponendo che tutti i ragazzi fossero collegati al web. Il ragazzo filippino non aveva il computer. Quando ne ho parlato al professore mi ha detto che aveva dato per scontato che ogni ragazzo possedesse un computer.

Questo film ora sta tornando, come progetto di lavoro, nelle scuole da dove è partito, e io ci tengo tanto. L’idea è che, a partire dal personaggio di Kiko, che attraversa una crisi e incontra una persona molto importante, i ragazzi ci raccontino una loro crisi e la raccontino in forma di film. Il più originale, dopo un workshop sarà trasformato in cortometraggio.

Il sito del progetto è: www.50notturno.it

Colangeli

Il personaggio di Ettore, poi, sembra disegnato su misura per Giorgio Colangeli. E anche se nella finzione filmica non è chiaro se Ettore abbia mai insegnato, Colangeli ha fatto l’insegnante per davvero, anche se per pochissimo tempo.

Moroni dice che non conoscendo ancora Colangeli poteva solo confrontarsi con gli altri personaggi da lui interpretati nella sua lunga carriera. Poi, sul set, ha capito quanto fosse vicino a Ettore: «Volevo che lui richiamasse il personaggio, con la sua capacità di ricondurre tutto alla terra, agli elementi».

Perché la scelta di Giuseppe Fiorello che, per la prima volta, non interpreta né un santo né un eroe

Ho conosciuto Fiorello nelle riprese di Terra Ferma. Ne ho approfittato per parlargli e ho scoperto che c’era in lui una parte diversa dall’eroe ed era quella del piccolo siciliano e allora gli ho parlato di questo ruolo, non da protagonista. Ha tergiversato per un po’ poi mi ha chiesto:

– Cosa vorresti?

Ti vorrei con i capelli rasi a zero. E lui lo ha fatto.

Al di là dei capelli l’accordo era di raccontare l’altra parte della sua anima. Per esempio l’addestramento della lavorazione della malta, lo aveva già come patrimonio di conoscenza. L’altra cosa che contava era la contraddizione. Nessuno è buono o cattivo. Il suo personaggio in questo caso era l’antagonista.

E l’interprete di Kiko come lo ha trovato?

Ho la sensazione anch’io di fare un viaggio di conoscenza. Un momento decisivo è stato quello del casting. Mark Manaloto non aveva mai recitato, e il film è incentrato su di lui. Ai tempi aveva 17 anni. Non era un attore e il primo lavoro da fare era di togliere una serie di pregiudizi sull’attore. Già togliere è un lavoraccio. C’era bisogno di molta concentrazione e che dentro di lui ci fosse Kiko Ho incontrato circa 200 ragazzi e ho scoperto che nella comunità filippina c’è la pratica di lasciare ai nonni i bambini fino all’età di dieci anni. In questi primi anni i bambini vedono i genitori solo un paio di volte all’anno e per loro sono come estranei, mentre i genitori veri sono i nonni, poi tutto si ribalta. Loro lasciano le Filippine per raggiungere e conoscere i genitori mentre i nonni rimangono lontani. Non ritornano più per mancanza di soldi e i nonni intanto invecchiano o muoiono. Questa lacerazione è così simile fra Mark e il personaggio di Kiko. Mark inoltre mi aveva colpito per la sua trasparenza per il modo di mostrare subito le sue emozioni.

Come è stato per Giorgio Colangeli lavorare con attori esordienti?

È stato facile grazie alla guida limpida e chiara del regista. Rosa è stato un riferimento molto solido e sul ragazzo ha svolto un ruolo fondamentale: trasmettergli disciplina. C’era un’etica del lavoro che era comune a me che lo faccio per mestiere e a Mark che era la prima volta che lo faceva. Questo ci ha come messo sulla stessa barca e abbiamo remato tutti.

«Da un mese abbiamo consegnato il film agli spettatori» dice Vittorio Moroni «Sono felice di riscontrare un grande entusiasmo verso il film e un’approvazione enorme verso Giorgio».

Giusi R.