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Jaime Sabines è un poeta contemporaneo (1926-1999) nato e vissuto in Messico. Poeta al di fuori dei circoli letterari e delle accademie, Sabines è notoriamente amato dai messicani, che assistevano ai suoi reading letterari come a un concerto di una rock star, e che oggi ricordano e cantano le sue poesie più famose come Los amorosos, Algo sobre la muerte del Mayor Sabines, Tarumba, per citarne alcune.

Sabines

Sabines è un poeta carnale, empirico, dionisiaco. Consapevole, e per questo amareggiato, che l’uomo è un fiore che marcisce, un frutto che matura e cade dall’albero, il poeta messicano non s’interroga sull’aldilà, ma si aggrappa a tutto ciò che qui e ora, su questo nostro mondo, può darci piacere, allegria; su tutto ciò che può momentaneamente farci dimenticare che siamo creature a tempo, sotto la tirannia di un dio, che come un vecchio giocherellone e sbadato, si diverte a giocare con gli uomini come con dei soldatini di piombo.

Sabines ama la donna e il suo corpo. Adamo ed Eva s’incontrano e amandosi tengono a distanza la morte, la dimenticano per un istante. Ma Sabines è anche il poeta dell’ironia, nei confronti di se stesso, del mondo che lo circonda, di dio ( con il quale egli nella parte finale della sua produzione poetica dialoga scherzosamente); è il poeta romantico e tenero che dichiara il suo amore alla donna amata in stile nerudiano, paragonandola al corpo disteso di una cordigliera con le sue forme sinuose, le sue rotondità; è il poeta padre che inventa filastrocche per fare addormentare il figlio malato; è il poeta che canta il dolore per la perdita di un genitore o di un persona cara.

Jaime Sabines nei suoi versi grida la vita, la sua normale e dolorosa quotidianità, e per questo ci piace.

TI AMO ALLE DIECI DEL MATTINO, e alle undici, e a mezzogiorno. Ti amo con tutta l’anima e con tutto il mio corpo, a volte, nei pomeriggi di pioggia. Ma alle due del pomeriggio, o alle tre, quando mi metto a pensare a noi due, e tu pensi al pranzo o alle faccende domestiche o ai passatempi che non hai, comincio a odiarti sordamente, con la metà dell’odio che ho per me.

Poi ti amo di nuovo, quando dormiamo e sento che sei fatta per me, che in qualche modo me lo dicono il tuo ginocchio e il tuo ventre, le mie mani me ne convincono, e non esiste per me un altro luogo dove andare, dove arrivare, migliore del tuo corpo. Tu mi accogli con tutta te stessa, ed entrambi scompariamo un istante, ci mettiamo nella bocca di Dio, fino a che non ti dico che ho fame o sonno.

Tutti i giorni ti amo e ti odio irrimediabilmente. E ci sono anche giorni, ci sono ore, in cui non ti conosco, in cui mi sei estranea come la donna di un altro. Mi preoccupo degli uomini, mi preoccupo di me, mi distraggono le mie pene. È probabile che non penserò a te per molto tempo. Chi potrebbe amarti meno di me, amore mio?

(Introduzione e traduzione di Angela Saliani)

 Nella pagina Una rosa una poesia un libro  si possono leggere queste tre poesie di J. Sabines La lunaSpero di riuscire a guarire da teChe usanza barbara

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