Archivio per agosto, 2017

Recensione a cura di Stefano Chemelli

Il libro degli amici, Elio Pecora, Neri Pozza

Elio Pecora
Il libro degli amici

ISBN 978-88545-1334-1
Pagine 144
Euro 15,00

 

Un libro degli amici ma anche un romanzo di formazione. Così appaiono queste 142 pagine che Elio Pecora consegna al lettore in una sorta di bilancio assorto e limpido, leggero e intriso di un’umanità così ricca da svelarsi con un tratto di penna felicissimo anche nei marosi di un’esistenza piena. Composto di getto sotto l’influsso non proprio benevolo di una sciatalgia estiva, il resoconto di una vita conduce nel viluppo di un’accelerazione romana durevole dall’ormai remoto settembre 1966, dall’affaccio quasi privilegiato della libreria Bocca di piazza di Spagna dove i conversari professionali di Elio Pecora sostenevano un respiro pregno di cultura destinati ad aprire un dialogo di frequentazioni, conoscenze, occasioni.

Roma abitata, vissuta, esplorata, anche nel peregrinare tra le diverse locazioni (dal 1970 al 1991 la casa di via dei Lucchesi, dopo cinque traslochi), le differenti esperienze, tra recensioni, il cinema, le visite agli amici, i convivi, le mostre, gli appuntamenti, la poesia, le telefonate, i camminamenti intrecciati allo scambio di parole, espressioni, sensazioni.

Ida Magli, Elena Croce, Toti Scialoja, Edoardo Cacciatore, Laura Betti, Luce D’Eramo, Anna Amati… aprono un florilegio della memoria quasi straordinario, ma ciò che colpisce è l’intarsio liminare evocato in un ordito di persone, collaborazioni, lavoro, passioni, conflitti, che lasciano sempre il passo a un tratto distinto ed elegante del ricordo vivo, rispettoso, ironico, sorridente, mai risentito. Netto nel riconoscere contraddizioni ed asprezze, caducità ma anche leggerezza, felicità, letizia e intelligenze. Merita di essere citata Natalia Ginzburg: basterebbe il fatto che è unica in un ginepraio di esseri pensanti ad apprezzare anche altri colleghi; un dato che conferma l’invidia ai vertici dell’italiano di ogni epoca, stirpe, rango, in un libro che avrebbe meritato un indice dei nomi vista la sontuosità dei noti e dei meno noti, nel reticolo delle affiliazioni e delle confidenze mai gratuite.

C’è molta memoria e poco oblio verrebbe da dire, ma Elio Pecora è un maestro della discrezione e del tatto, anche se sa essere puntuale con la levità di un istante. Eppure il suo libro degli amici, molto diverso da quello di Hofmannsthal ma di altrettanta leggibilità aurea, tracima mantenendosi misurato nel sussiego del letterato colto, erudito e mondano, attento osservatore di interiorità e dettagli.

La resa non di rado si rivela una conquista. E arrendersi può significare riappropriarsi del molto o del poco che ci è stato dato e che abbiamo saputo cogliere e accogliere.

Un uomo del 1936, poeta, prosatore, saggista, autore di testi teatrali e di poesie per l’infanzia, critico letterario, tramanda non solo un’introduzione fluorescente, seguita da una decina di ritratti, ma una “chiusa” altrettanto interessante.

Scrivo su fogli rigati, in un giardino lontano da Roma. Giova alla scrittura la lontananza. È un luglio d’afa, un vento sudato muove svogliato l’argento degli ulivi. Abbai oltre gli orti, un esteso brusio per le colline, nubi slacciate avanzano lente, un motore arrota dalla pianura. Forse qui sarà possibile scrivere di anni che si presentano vuoti, confusi. Li ho abitati fino a ieri e ierlaltro, li ho camminati, dormiti, mangiati.

disfacimento del tempo traversato, che pure è il tempo del mio restare.

Tornerà qualcuno in questo giardino a tagliare le dalie secche, a rimirare le ombre che filtrano dal loto sulla tuia e sul melograno?

Un mondo impensato fluttua negli spazi.

Sono alcune battute lette tra le ultime undici pagine dall’intonazione riflessiva, problematica, enigmatica. Qual è “la fodera del mondo” sembra chiedersi Elio Pecora interrogandosi nel profondo. Prima aveva dato spazio agli amici, i protagonisti del libro: Wilcock, Elsa Morante, Bellezza, Amelia Rosselli, Moravia, Palazzeschi, Penna, Elsa de’ Giorgi, Paola Masino, Francesca Sanvitale.

Sono ritratti essenziali, la prosa asciutta, rigorosa, la vita nelle schegge di frequentazione, dell’accettazione e dell’accoglienza che non esclude il conflitto, l’incomprensione.

Wilcock e Penna vengono accomunati per il senso di egocentrismo ed egotismo che emanavano, ma era qualcosa di estremamente particolare. Come peculiare è stato il rapporto difficile con la Morante, non con la sua opera. Dario Bellezza è poeta di un’amicizia ventennale costellata da un umore veemente e imprevedibile, sono cinque pagine emblematiche per profondità e distacco simultaneo. L’intensità della vera conversazione – nell’incontro – è avvenuta con Amelia Rosselli, nella sua singolarità icastica e molteplice, “voce calda, tenera, aspra, spietata: tastiera d’organo, viola vibrante, flauto avanzante in un Erebo sconfinato, viatico amabile e doloroso”, tra pensieri chiari e sottili ironie. C’è un grande affetto per Moravia (quanto per Penna), la sua intelligenza e la sua curiosità affollano un ricordo istantaneo, hanno riempito i suoi giorni al pari di chi l’ha avuto come amico. “Ingovernabile propensione empatica” autodefinisce Elio Pecora la sua innata capacità di entrare nelle pieghe dei propri interlocutori, nel caso di Palazzeschi ne ritrae solo beneficio, per l’immediata sintonia che accompagna l’uomo anche attraverso la sua pagina, mai dimenticando la persona, l’aspetto umano nel suo più alto grado.

Sopra Sandro Penna c’è anche un Meridiano che parla (per la cura di Roberto Deidier, con una esemplare cronologia dello stesso Pecora), un volume di straordinaria qualità e cura, ricordando pure la biografia che Pecora fece uscire da Frassinelli nel 1984. Anche per Elsa de’ Giorgi, Elio Pecora e Roberto Deidier, con Adelaide Cioni, hanno giocato un ruolo importante per proporre da Feltrinelli “Ho visto partire il tuo treno”, uno spaccato novecentesco che Elsa de’ Giorgi ha affrescato da par suo, chiarendo il suo importante rapporto con Italo Calvino ma anche molto altro.

Paola Masino esce malconcia dalle quattro pagine a lei dedicate, Francesca Sanvitale decisamente è nelle grazie dell’autore (“l’ho sentita e vista senza maschera, mai atteggiata”) ma lo sguardo di Elio Pecora raramente sfuoca il bersaglio. Anzi, per quel poco che lo conosciamo, vi è un’acutezza di pensiero e di scrittura che viene da un raziocinio esigente dapprima con se stesso. Tagliente come una lama ben conservata, ma di umanissima fattura.

L’AUTOREElio Pecora

Elio Pecora è nato nel 1936, vive a Roma dal 1966. Ha pubblicato libri di poesia, di prosa, di saggistica, testi teatrali, poesie per l’infanzia. Ha curato antologie di poesia italiana contemporanea e raccolte di fiabe popolari. Ha collaborato a lungo per la critica letteraria a quotidiani, settimanali, riviste e ai programmi culturali della Rai. Dirige la rivista internazionale «Poeti e Poesia».

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conversazoni con Lucia Lusvardi

di Rita Charbonnier

SATT Scrittura A Tutto Tondo

www.scritturaatuttotondo.it

Può l’incontro con un Maestro segnare un “prima” e un “dopo” nella vita di un allievo? L’amore per la musica si può insegnare? E ancora: a cosa serve la tecnica, da dove viene l’ispirazione?

Chopin vu par moi, Lucia Lusvardi, Rita Charbonnier

Chopin vu par moi.

Conversazioni con Lucia Lusvardi

Scrittura A Tutto Tondo — giugno 2017

Brossura, 118 pagine

€ 14,00

Per questo ultimo scorcio di agosto consiglio la lettura di un libro lieve e intenso al tempo stesso, spesso ironico, il cui pregio maggiore, oltre a farci conoscere l’intensità dello studio del pianoforte, è di prenderci per mano e condurci nel meraviglioso universo musicale di Lucia Lusvardi.

Chopin vu par moi, la frase che dà il titolo a queste conversazioni è un richiamo al saggio del musicologo svizzero Jean-Jacques Eigeldinger, Chopin vu par ses élève, un testo che Lucia Lusvardi, protagonista di questo viaggio, considera come il punto di partenza delle sue ricerche chopiniane.

L’epigrafe introduttiva, che racchiude in sé lo spirito del libro, riporta a ragione la frase di Fryderyk Chopin

Si fa uso dei suoni per creare la musica così come si usano le parole per creare una lingua

da cui il titolo della seconda conversazione: Parole e suoni.

Dopo una prima parte esplicativa che intoduce l’artista mantovana e il suo lavoro di insegnante, pianista e concertista, Rita Charbonnier con metodo e discrezione dà vita a sette conversazioni con la sua Maestra di pianoforte, sette come le note musicali che muovendosi nello spazio di uno speciale spartito ripercorrono le tappe fodamentali della carriera della pianista e maestra, Lucia Lusvardi, del suo amore per la musica, in particolare per la musica del compositore polacco Fryderyk Chopin.

Viaggio entusiasmante anche per chi poco si intende di musica, alla scoperta di quello che la prefatrice Elena Bittasi chiama “il dono della musica, il dono della vita”, una vita quella di Lucia Lusvadi dove i punti fermi sono il pianoforte, la famiglia, l’insegnamento.

In questo modo il lettore riesce ad avvicinarsi in punta di piedi e sbirciare con sguardo curioso e attento cosa si nasconde dietro gli studi e le tecniche alla base della bravura di un musicista.

Il percorso artistico di Lucia Lusvadi inizia molto presto. A soli sei anni esegue a memoria la Polacca di Chopin, la cosidetta Eroica, dopo averla ascoltata alla radio. In casa c’era il pianoforte in legno rosso di palissandro della madre. Lucia racconta come allora fosse quasi d’obbligo insegnare lo studio di uno strumento alle ragazze di buona famiglia, ma la madre non era particolarmente interessata allo strumento. Scoperto però questo talento innato e tanto precoce nella piccola Lucia i genitori pensarono di farle prendere lezioni di pianoforte. All’età di otto anni poi, dopo un audizione con il Maestro Ettore Campogalliani, sostenne al Conservatorio di Parma l’esame del quinto anno di compimento inferiore che lei superò a pieni voti.

In seguito la piccola musicista si esibì nei salotti musicali della città di Mantova, anche se lei stessa afferma che non amava esibirsi né essere additata come talento precoce.

L’incontro con Fryderyk Chopin

All’età di 14 anni il dono da parte di Ettore Campogalliani di un libro che parlava di Chopin, darà un’ulteriore svolta agli studi della Lusvardi.

Il racconto del percorso di Chopin la affascinò a tal punto che, nell’approfondire gli studi su questo autore, si accorse di un ostacolo tecnico: “la legatura a due”, ovvero quella che dava gli ansiti ripetuti e una prassi esecutiva sdolcinata che non corrispondeva al musicista dotato e dai sentimenti forti che era Chopin.

A questo punto inizia la ricerca musicale filologica sui documenti autografi di Chopin, basata sulla convinzione che non si dovrebbe mai sovapporre la personalità dell’esecutore a quella del compositore.

il desiderio, quasi un rovello, di restituire la sua musica inalterata e pura. Perché Chopin è ben diverso dall’eterno malato che sospira alla luna.

Nel corso delle conversazioni non mancano da parte di Lucia Lusvardi alcune critiche, soprattutto nei confronti delle eccentricità della scrittrice francese George Sand per un certo tempo compagna di Chopin.

E poi gli ostacoli, le tante prove da superare e lo studio, raccontati con verve anche quando la sofferenza e le rinunce sembravano insormontabili. Niente è tralasciato nella intensa conversazione con Rita Charbonnier che omaggia la sua Maestra con la musica delle parole.

Lucia Lusvardi_Foto

Lucia Lusvardi

Nata a Mantova, dove vive tuttora, Lucia Lusvardi è stata titolare della cattedra di pianoforte principale presso il Conservatorio “Lucio Campiani”. La sua attività concertistica ha avuto inizio a un’età molto precoce. Dopo aver intrapreso studi pianistici regolari con il maestro Ettore Campogalliani, si è diplomata con lode, appena quattordicenne, presso il conservatorio “Arrigo Boito” di Parma. A determinare una svolta nel suo percorso di musicista è stato l’incontro con il pianista Nunzio Montanari, docente presso il Conservatorio “Claudio Monteverdi” di Bolzano fin dalla sua fondazione, insigne didatta e fondatore del Trio di Bolzano, una delle più acclamate e longeve formazioni cameristiche italiane del dopoguerra.

Dopo un periodo di forzata inattività, Lucia Lusvardi ha ripreso la propria carriera musicale, affiancando l’insegnamento a una selezionata attività concertistica nelle principali sale da concerto italiane, sia in veste di solista, sia in concerti con orchestra — sotto la direzione di Romano Gandolfi, Piero Guarino, Agostino Orizio e altre figure di primo piano del panorama musicale.

Il repertorio della pianista mantovana spazia da Bach al Novecento, con una particolare predilezione per Ravel e la musica francese in generale. Tuttavia, Lucia Lusvardi ha focalizzato ben presto la propria attenzione sul repertorio romantico e, in particolare, sull’esecuzione dell’opera di Fryderyk Chopin, nell’intento di restituire la sua musica — come spiega ai propri allievi — “così come egli l’ha concepita e voluta”.

Di questo ha sempre reso partecipe il pubblico dei propri concerti, instaurando con gli spettatori un rapporto di cordiale partecipazione umana, oltre che culturale, in tutte le sedi concertistiche dove hanno avuto luogo le sue esecuzioni e che hanno ospitato anche i suoi seminari di approfondimento sull’interpretazione chopiniana, come il Trinity College di Dublino. Il valore della sua opera di rilettura filologica dell’opera di Chopin è stato riconosciuto e apprezzato, infatti, anche all’estero. All’apice di questo percorso si situa la tournée in Polonia, dove ha eseguito i Concerti per pianoforte e orchestra di Chopin su invito delle autorità polacche, sotto la direzione di Stefan Marczyk.

Rita Charbonnier
Rita Charbonnier

Bibliografia

  1. Chopin vu par moi. Conversazioni con Lucia Lusvardi — libro-intervista di argomento musicale, 2017
  2. Le due vite di Elsa — romanzo. Edizioni Piemme, 2011
  3. La strana giornata di Alexandre Dumas — romanzo. Edizioni Piemme, 2009
  4. La sorella di Mozart — romanzo. Casa Editrice Corbaccio, 2006. Edizioni Piemme, collana Bestseller, 2011.

Biografia

Rita Charbonnier è nata a Vicenza e vive a Roma. Il suo primo romanzo La sorella di Mozart è stato tradotto in diverse lingue e distribuito in dodici Paesi. Il secondo, La strana giornata di Alexandre Dumas, ha ottenuto la Medaglia della Presidenza del Senato. Nel 2011 è uscito Le due vite di Elsa, che chiude il trittico. Dal tardo ’700 al primo ’900, occupandosi di creatività e di arte, le tre appassionanti storie offrono uno spaccato della condizione femminile.

Charbonnier ha inoltre scritto, per il Trio des Alpes — formazione musicale cameristica italo-svizzera — il monologo teatrale Beethoven si diverte, interpretato da Pamela Villoresi.

Ha fatto studi di pianoforte e canto, si è diplomata presso la Scuola di Teatro Classico “Giusto Monaco” dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa e ha frequentato il Corso di formazione e perfezionamento per sceneggiatori della RAI.

Ha collaborato come giornalista ed esperta di teatro musicale con diverse riviste culturali e scritto soggetti e sceneggiature per la RAI e per Mediaset. Un suo soggetto cinematografico ha vinto un concorso europeo (Euroscript, Programma Media) e un suo trattamento per docu-fiction ha ottenuto la menzione speciale della giuria nel corso del XIX Torino Film Festival. Inoltre la sua sceneggiatura basata sulla biografia di Nannerl, sorella di Mozart, è stata finalista al festival cinematografico americano Moondance nell’edizione 2011.

Ha anche avuto una rilevante esperienza come attrice di teatro. Ha lavorato con Nino Manfredi, Aldo Trionfo, Lucia Poli, Antonio Calenda, Renato Nicolini, Tonino Conte, Vito Molinari, Sandro Massimini e altri artisti. È stata coprotagonista del musical “On Broadway”, prodotto dalla New York University e andato in scena a New York.

IL SEGRETO DEL FIGLIO

Pubblicato: 19 agosto 2017 in News

libriallospecchio

Mai nessun tempo come il nostro ha dedicato tanta attenzione premurosa al rapporto tra genitori e figli.
Il figlio assomiglia sempre pi a un principe al quale la famiglia offre i suoi innumerevoli servizi.
Il rischio che questa premura inedita giustifichi un’alterazione della differenza simbolica che distingue i figli dai genitori…

Un figlio non precisamente un punto di differenza, di resistenza, di insorgenza incontenibile della vita?
Non la sua vita, un segreto indecifrabile che deve essere rispettato come tale?

Il rispetto per il segreto del figlio non indica forse che la genitorialit non mai un’esperienza di acquisizione, di appropriazione, ma di decentramento di s?

L’amore non empatico, non si fonda sulla comprensione reciproca, sulla condivisione, ma rispetto per il segreto assoluto dell’Altro, della sua solitudine; l’amore si fonda sulla lontananza della differenza, sull’incondivisibile…
Ci vale nel rapporto fra genitori e figli e ancor pi in ogni legame d’amore.

Inizia…

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