SCRIGNI SEGRETI

di Giusi Radicchio ∗

Feltrinelli Editore propone nella Universale Economica  la ristampa del romanzo memoriale di Elsa de’ Giorgi, Ho visto partire il tuo treno, in libreria nel mese di giugno 2017. Per riportare alla luce un’opera dimenticata e far rivivere i personaggi che animarono i dibattiti politici, le pagine culturali, le piazze, le sale cinematografiche, i teatri, i premi letterari degli anni Cinquanta del Novecento.

Ho visto partire il tuo treno, Elsa de' GiorgiHo visto partire il tuo treno

di Elsa de’ Giorgi

Feltrinelli Editore

Giugno, 2017

Universale Economica

Pagine: 304 – Prezzo: € 9,50

ISBN: 9788807889530

Prefatore: Roberto Deidier

Elsa de’ Giorgi il 7 dicembre 1992, presso la storica libreria Seeber di Firenze, presentava due sue opere appena uscite da Leonardo: la riproposta del libro I coetanei, già pubblicato da Einaudi nel 1955 e la novità Ho visto partire il tuo treno. Quest’ultimo volume voleva essere, nelle intenzioni dell’autrice, un racconto concreto e fedele sulla traccia di stralci della corrispondenza, tenuta con Italo Calvino, un dialogo non solo amoroso nato negli ambienti culturali degli anni ’50.

Ho visto partirte il tuo treno, Elsa de'Giorgi, Leonardo, 1992

Ho visto partire il tuo treno, Leonardo, 1992

I COETANEI, Einaudi, 1955, disegno di copertina di Carlo Levi

 

I Coetanei, era nato dall’interesse verso un brano della De’ Giorgi intitolato Un partigiano torna Firenze, pubblicato sulla rivista «Il Ponte» diretta da Piero Calamandrei.

Ho visto partire il tuo treno inizia con il racconto di questo episodio e il conseguente incontro con Elio Vittorini e quello più rilevante con Italo Calvino, entrambi referenti della casa editrice Einaudi. Il nuovo memoriale riprende, nella sua struttura, l’opera precedente con un asse temporale spostato di circa dieci anni: ne I Coetanei la narrazione era centrata sulla dichiarazione di guerra del giugno 1940, proseguiva con l’occupazione tedesca, la liberazione e le speranze di un nuovo futuro di libertà.

Dieci anni dopo, a risaltare sono di fatto le aspettative disattese, la presa di coscienza, il volgersi al passato per riuscire a superarlo. Elsa de’ Giorgi non fissa esclusivamente lo sguardo sulla sua storia sentimentale con Italo Calvino, va oltre. Spiazza il lettore e servendosi del suo sguardo personale, con un egocentrismo neanche tanto velato, anzi quasi esibito, racconta la dialettica, la genesi e l’inventiva della produzione calviniana, si sofferma con esattezza e garbo su Carlo Levi, Pasolini, Renato Simoni, Anna Magnani, Savinio, Montale, Palazzeschi, sulle donne e gli uomini che gravitavano intorno a lei e al suo salotto. Con tono confidenziale senza sfiorare l’indiscrezione, parla di società, letteratura, politica, in una polifonia di voci che include gli ambienti culturali di quella stagione italiana, la crisi della rivolta ungherese del 1956, l’uscita di Calvino dal Pci. E non ultimo la scoperta di sentimenti nuovi da parte di quel giovane scrittore che si scopre fragile e innamorato.

Era il guizzo per il piacere di un incontro, il ricordo di un gesto, di una parola. Da qui, mano mano prese il via il Calvino ottimista, più adorabile, femminilmente indimenticabile, che pochissimi sospettano in lui: il Calvino del gioco, dell’umorismo sapiente, zavattiano, tofanesco, chagalliano, innocente, che scriveva disegnando avvenimenti e stati d’animo con una grazia che è un delitto non poter portare a conoscenza dei lettori.

Elsa chiamava la sua intera raccolta epistolare “cassaforte del mio spirito”, come racconta la studiosa Maria Corti in Ombre dal fondo. Nel libro postumo poi, I vuoti del tempo, definisce le lettere di Calvino «L’epistolario d’amore forse più suggestivo del Novecento», un carteggio che lei riuscì a depositare al Fondo Manoscritti di Pavia e che le servì, come afferma, «per mettere a fuoco le strategie dello stile» dello scrittore. Racconta inoltre la studiosa: «Ecco Calvino benedire due oggetti odiati nel passato il treno e il telefono, capaci di superare per lui la distanza dall’amata.»
Le lettere sono la testimonianza del confronto fra un uomo e una donna, letterati e artisti entrambi, calati nella comunità intellettuale dell’epoca, opposti di carattere, ma stretti in un incantesimo, in un abbandonarsi e ritrovarsi per quel breve arco di tempo che durò la loro intesa. Preponderante e sovrastante in Ho visto partire il tuo treno appare la figura di lei, la voce narrante sempre in primo piano.

Ma chi era Elsa de’ Giorgi, nome d’arte di Elsa Giorgi Alberti?

T'amerò sempre, Elsa de' Giorgi

Nel 1933 all’età di diciotto anni Elsa, umbra di origine, bellissima, debutta nel film di Mario Camerini T’amerò sempre ottenendo un successo che la porta in poco tempo a diventare una delle attrici più amate e seguite degli anni Trenta.

Negli studi della Cines, conosce Alberto Moravia, Carlo Levi, Mario Soldati e lo stesso Emilio Cecchi.
Risale a questi primi anni di vita romana l’incontro con Anna Magnani alla quale Elsa rimarrà legata per la vita da profonda amicizia. All’amica, l’Elsa scrittrice dedicherà un intero capitolo in Ho visto partire il tuo treno, così come farà per Pasolini che conosce nella metà degli anni Cinquanta.

Il mistero alchemico di Pier Paolo è forse tutto là. In quelle ore oscure cariche di tensione, di rischio vitale, di cui decantava la violenza il giorno successivo all’azione poetica, in quella civile del vivere.

Nel 1942 Elsa accantona il cinema per dedicarsi al teatro. È scritturata dalle più importanti compagnie teatrali e affianca attori del calibro di Andreina Pagnani e Renzo Ricci. Nel giugno del 1949, un anno dopo il matrimonio con il conte Sandrino Contini Bonacossi, interpreta Elena di Troia nell’indimenticabile allestimento del Troilo e Cressida di Shakespeare, per la regia di Luchino Visconti nei Giardini di Boboli.
Il 27 luglio del 1955 Sandrino Contini Bonacossi scompare senza una spiegazione. Elsa è distrutta, intraprende una infinita ed estenuante battaglia legale con la famiglia del marito. Il legame con Italo Calvino, che aveva curato l’editing de I coetanei, diviene più stretto.

Fiabe Italiane, Italo Calvino, Einaudi

 

La vita di Elsa prosegue tragica, densa ed esaltante allo stesso tempo. Calvino le dedica Le fiabe italiane e Il barone rampante, ma già nel 1959 il rapporto fra i due si poteva dire concluso.

Italo Calvino, Il barone rampante

Nei primi anni Novanta la pubblicazione del memoriale Ho visto partire il tuo treno, suscita scalpore, interesse, pettegolezzi e divieti in ambito letterario, giornalistico ed editoriale, ma altri scandali subentrano a scavalcarne l’importanza e il libro viene presto dimenticato, (dimenticanza voluta?) nonostante il suo valore letterario e storico.

Il titolo del libro riprende la frase di una lettera inviata da Calvino a Elsa.

Ho visto partire il tuo treno, tu al finestrino, t’ho salutato non visto, dal finestrino di coda del mio treno, bellissima.

La narrazione si apre con due dichiarazioni dell’autrice, il cui senso include intenzioni e memoria. «Conobbi Calvino nel ’55. Un anno che fu poi fatale per me.»
La memoria riguarda quanto avvenne in quel lontano 1955. L’intenzione è di narrare la testimonianza diretta di chi la storia l’aveva vissuta, per spegnere le polemiche nate intorno alla pubblicazione di quelle lettere di Calvino, fino ad allora rimaste segrete.

Le polemiche avevano preso il via nel 1988 con la pubblicazione da parte di Elsa del saggio-testimonianza L’eredità Contini Bonacossi: l’ambiguo rigore del vero, incentrato sulla vicenda che ruota intorno alla scomparsa del marito. Il libro contiene tra l’altro riferimenti precisi rispetto alla relazione sentimentale e a una fitta corrispondenza fra l’autrice e il giovane Italo Calvino. Elsa scrive che quel periodo era stato il più fecondo della scrittura del grande autore:

Da quel momento, Calvino prese a starmi vicino con lettere che mi raggiungevano quotidianamente e sfidavano il riserbo e la solitudine entro cui, avvocati a parte, vivevo quel crudele momento.
L’intreccio epistolare si snodava in misteriosa armonia che riusciva a entrambi stimolante. Fu il periodo più fecondo del lavoro di Calvino, dalle Fiabe, nella cui prefazione, in chiave fabulistica, descrisse la storia straordinaria di sparizioni e metamorfosi che io stessa vivevo e che mi dedicò chiamandomi Raggio di Sole; al Barone rampante, dedicatomi col nome di Paloma; ai Racconti e al Sogno di un poeta, fino al Cavaliere inesistente, che in sostanza descriveva il mio amore ostinato per un cavaliere che non c’è, eppure è più presente della concretezza nella sua armatura.

E qui la contesa viene accolta e trova ampio spazio sulle pagine della stampa.
Pietro Citati su «La Repubblica» del 17 luglio 1990 smentisce le parole della de’ Giorgi con un pungente articolo sulle “false contesse” colpevoli di guai e pene d’amore del primo Calvino, un Calvino che a suo dire può considerarsi “minore”. Elsa non manca di rispondergli su «Epoca» del 26 settembre 1990, con un articolo titolato “Il mio Calvino”, armata di penna, intelligente ironia e documenti, primi fra tutti quelle lettere di Calvino, rimaste segrete per trent’anni, lettere che parlano d’amore, di filosofia, di letteratura, di teatro, di politica. Elsa divulga alcuni stralci del carteggio, ma le polemiche si concludono con il divieto da parte di Esther Calvino, vedova dello scrittore, di pubblicazione delle lettere.
Elsa deve adeguarsi alla legge ma il suo carattere energico e combattivo la porta a decidere di raccontare la sua versione dei fatti, usando la scrittura.
Si è voluto insinuare come Elsa dimostri di ricordare fin troppo bene vicende molto lontane nel tempo, perché quando scrive ha più di settant’anni anni e ne sono passati circa quaranta dagli avvenimenti. La donna che racconta però è una donna intelligente, attenta, ben consapevole di quanto vuole o non vuole dire, e una autobiografia non sarà mai del tutto aderente alla realtà.
Inoltre, nel momento in cui nel libro si sofferma sul racconto della notte trascorsa ad ascoltare Calvino leggerle la prima stesura del Barone, è lei stessa a ricordare che gli anni avrebbero potuto cancellare i ricordi un tempo vividi «Quante ore durò? Devo ricordarmene. Fino a poco tempo fa lo ricordavo. Ora non più.»

E poi prosegue

Per questo non ho voluto rinviare queste note, il recupero di un tempo non perduto, ma vissuto in una storia che non è soltanto d’amore. Una storia che dovevo consegnare alla memoria di altri prima che una mano ignara e presuntuosa ne profanasse la verità.

Quelle lettere, conservate per tanti anni e da cui tutto era iniziato, testimoniavano una storia breve e intensa, “un involontario romanzo d’amore” come sottotitolava l’articolo dell’Europeo. Come tante storie d’amore si consumò in breve tempo e poco importa se i protagonisti furono una diva del cinema – attrice di teatro, memorialista – e un giovane scrittore impegnato politicamente e intento a costruirsi il suo personale profilo letterario che lo avrebbe portato a valicare confini molto vasti.

Il cavaliere inesistente, Einaudi, 1959

Il cavaliere inesitente, Einaudi, novembre 1959

La storia d’amore si concluse con la partenza dello scrittore per New York quasi preannunciata in quel futuro da conquistare che si prefigura nella chiusura de Il cavaliere inesistente, ultimo capitolo che chiude la trilogia degli Antenati e quel periodo fiabesco che aveva caratterizzato la produzione calviniana del decennio che si lasciava alle spalle.
Calvino si sarebbe dedicato alle innovative ricerche del processo combinatorio ed Elsa de Giorgi avrebbe continuato a cavalcare il futuro con il cipiglio cavalleresco di Bradamante.
In seguito Italo Calvino non abbandonò del tutto l’immaginario fiabesco, che rileggiamo nitido nelle visionarie Città invisibili, attualmente oggetto di studio e culto proprio in quell’America che lo scrittore visiterà da ottimista e che segnerà per lui l’inizio di una nuova età.

 

∗Le citazioni riferite a Ho visto partire il tuo treno sono tratte dall’edizione Leonardo del 1992.

 

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commenti
  1. Stefano Chemelli ha detto:

    OTTIMO L’ARTICOLO DEL SITO E IL LIBRO CHE RIMANE UNO DEI MEMORIALI PIENI DI TATTO E DELIZIA GRAZIE A UNA SCRITTURA ENERGICA E RICCA DI SUGGESTIONI IN UNA TEMPERIE COMPLESSA COME QUELLA NOVECENTESCA.
    VALE LA PENA RICORDARE CHE ELSA HA 40 ANNI E CALVINO 31 NEL CONTESTO CHE TRATTA DI MOLTO ALTRO E IN ISPECIE DI TEATRO AI MASSIMI LIVELLI.
    IL FOTOMONTAGGIO DI COPERTINA QUINDI RISULTA …..

  2. mestierelibro ha detto:

    Questo libro è davvero uno scrigno, e solo un’attenta lettura può svelare le ricchezze che è capace di contenere e veicolare.