Non ci poteva essere film migliore di Che strano chiamarsi Federico – Scola racconta Fellini , per aprire Il Festival delle cerase 2013, una manifestazione lunga un’intera stagione, che propone i migliori film italiani in uscita nelle sale

Il titolo del film riprende il verso finale della poesia di Federico García Lorca De otro modo

Entre los juncos y la baja tarde,

¡qué raro que me llame Federico!

Che strano chiamarsi Federico è un film che non si racconta perché, come dice lo stesso regista, Non è una storia narrativa. È una descrizione di momenti, di atmosfere, di aree. Le costruzioni non sono finite, non hanno un tetto, non hanno una parete. Il film non è delimitato, non è preciso. C’è la confusione tipica del ricordo.

Dall’idea di un breve documentario, per ricordare l’amico Federico Fellini in occasione del ventennale della morte (il prossimo 31 ottobre), a un vero e proprio film che vede riunita tutta la famiglia Scola. Il regista e sceneggiatore Ettore Scola è affiancato dalle figlie Silvia e Paola, la stessa moglie Gigliola interpreta un brevissima scena nella parte della madre di Mastroianni e i nipoti Tommaso e Giacomo Lazotti sono Fellini e Scola da giovani.

Un’elaborazione di ricordi personali uniti a materiali documentari ricercati nelle Teche Rai e negli archivi dell’Istituto Luce. Un amarcord meta-cinematografico che racconta trucchi, bugie, illusioni e sogni della settima arte. Settima e ultima arte, come la qualifica lo scettico madonnaro, interpretato da Sergio Rubini, caricato a Piazza Navona sulla celebre Lincoln nera con cui Fellini sequestrava gli amici per interminabili passeggiate notturne, cura per la sua insonia. Molto ristretto il tempo a disposizione per terminare il lavoro, ma alla fine è nato un film che è un atto d’amore non solo verso un amico ma anche verso il cinema italiano.

Tutto ha inizio nel 1939 quando alla redazione della rivista umoristica «Marc’Aurelio» bussa il diciannovenne Federico Fellini, in un susseguirsi di narrazione, immagini e musica, fino al quinto Oscar nel 1993, anno del settantatreesimo e ultimo compleanno Di Fellini. A condurre il filo della narrazione la presenza e la voce narrante di Vittorio Viviani.

L’amico Ettore ricorda Federico come un grande Pinocchio che, per fortuna, non è mai diventato “un bambino perbene”, ne è dimostrazione il finale fantasmagorico del film quando, durante l’estremo saluto dei romani a Fellini, il morto risorge e scappa, inseguito da due carabinieri in alta uniforme, fra le scenografie di Cinecittà.

Dicono le sceneggiatrici Silvia e Paola Scola che entrare in più epoche, per omaggiare uno dei più grandi registi italiani, si è rivelato un lavoro magico. Nulla di preciso nell’illustrare la scenografia, non ci sono ricordi ricostruiti, c’è solo la “casa” di Fellini, il mitico Teatro 5 di Cinecittà e un modo di stare insieme, un modo di vivere un’amicizia, non assidua ma fondamentale. Ed è anche la risposta a quanti hanno criticato la mancanza del lato artistico del regista Fellini o della figura di Giulietta Masina, sfiorata di sfuggita.

Per l’occasione di fine riprese del film, il mitico Teatro 5 di Cinecittà è stato aperto al pubblico fino al 23 giugno 2013 per riscoprire anche nella scenografia di Luciano Ricceri ambienti e oggetti della vita di Fellini e Scola, agli inizi della loro carriera come vignettisti della rivista satirica «Marc’Aurelio», di cui è ricostruita la redazione.

Prossimo film in programmazione

Lunedì 28 ottobre 2013 ore 20

VIA CASTELLANA BANDIERA

di Emma Dante con Alba Rohrwacher, Emma Dante, Elena Cotta, Renato Malfatti, Dario Casarolo, Carmine Maringola

Sarà presente Elena Cotta, Coppa Volpi per la Migliore Attrice

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