Evelina e le fate

Pubblicato: 20 giugno 2013 in in libreria
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Leggi un estratto del primo capitolo

Copertina Evelina e le fate

“Evelina cercava la pace e il silenzio.
Per quello si svegliava prima di tutti. Prima del padre che andava presto nei campi, prima della madre e della nonna che facevano le faccende, prima dei fratelli più grandi che andavano a scuola e di quelli più piccoli che invece dormivano fino a tardi. Certe mattine si svegliava persino prima del gallo. Le piaceva stare un po’ alla finestra della camera e guardare Candelara. Quella mattina si vedevano solo i rami nudi del noce che spuntavano appena in mezzo al bianco. La neve era arrivata già da un po’ ma quella notte doveva averne fatta così tanta che Cristo non ne poteva mandare giù più.”

Editore: Giunti
256 pagine
Disponibile anche: eBook

Il 25 maggio 2013 la libreria Ubik di Monterotondo ha ospitato Simona Baldelli per la presentazione del suo libro d’esordio Evelina e le fate finalista del premio Calvino 2012.

Dialogava con l’autrice la professoressa Alessandra Valentini che ha definito il libro delizioso, così come “deliziosa” è l’aggettivo che meglio calza a questa scrittrice.

Il modo di porgere le parole, di raccontarsi, il tono modulare della voce, il sorriso, la semplicità, sono un tutt’uno con il mondo che narra. E questo mondo, Simona Baldelli se lo porta dentro e riesce a trasmetterlo con una varietà linguistica fatta anche di inflessioni dialettali, che sono i suoni della sua terra.

È la lingua dell’infanzia quella che parlano i suoi personaggi, i primi suoni che hanno ascoltato, ancora neonati e ripetuto fino a farli propri. Un mondo magico, popolato di fate e personaggi da fiaba, ma anche un mondo duro, perché vissuto all’interno di un evento tragico come la guerra.

Simona Baldelli ci racconta un microcosmo visto con gli occhi di una bambina, Evelina appunto. Una bambina che lei si porta dentro, è il suo sangue, sua madre, la sua terra, le radici.

E a proposito di questa nostalgia del paese d’origine e dell’attaccamento alle proprie radici, Alessandra Valentini fa dono all’autrice di una citazione di Cesare Pavese:

Un paese ci vuole fosse solo per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarci

Il commento dell’autrice è calzante e sintetico: sapere da dove si viene aiuta ad andare lontano.

Poi è lei stessa a donarci un suo pensiero a proposito delle parole e dei suoni che le accompagnano, prima ancora di significarle.

Le viene chiesto, riprendendo il passaggio in cui parla del recupero della parola come strumento di intrattenimento, se ci stiamo perdendo qualcosa dall’aver delegittimato così tanto la parola, dando maggior credito a ciò che si fa piuttosto che a quel che si dice o si promette.

Penso, non dico credo, perché lo sto pensando mentre lo dico, che se prima ho utilizzato il termine “parola” forse intendevo “linguaggio”, una cosa che ha a che fare con il suono. Se qualcuno ti promette che farà una cosa, tu non è che ci credi perché ti dice “te lo prometto”, ma ascolti il suono della voce.

Questo è quanto ho cercato di recuperare, anche di restituire, in questa fatica, di utilizzare termini, di non utilizzarne altri, di mettere dentro filastrocche, le prime cose, quando una voce ti rassicura. Ma è una voce che ti rassicura, non sono le parole, una frase di senso compiuto che ti scende sull’anima, ti calma, ti fa passare la paura, ti dà coraggio… è il suono. Il linguaggio per me è questo. Deve restituire dei suoni credibili che abbiano una verità, una naturalezza al loro interno.

Frasi che siano il meno possibile ideologiche e che siano il più possibile piene di sostantivi, piuttosto che di aggettivi o di avverbi. Credo che sia questo anche che vada recuperato, persino nella scrittura: fare attenzione al suono che hanno le parole una dietro l’altra, perché rassicurano, ti accarezzano, ti abbracciano. È la mano che mette la madre sulla pancia del neonato, che però è già voce. Questi suoni che già si sentivano quando eravamo tutti quanti a galleggiare là al sicuro.

Io credo che i suoni siano importantissimi, dai suoni nascono le filastrocche. Non è un caso che ce ne siano tante di filastrocche, che ogni famiglia, ogni casa, ogni quartiere, ogni paese abbia le sue. Io credo che vadano recuperati i suoni e la verità del suono.

Il trailer del libro

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Giusi R.

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