Archivio per 28 maggio 2013

Ballata per violino e pianoforte è il romanzo d’esordio di Anna Mainardi.

Autrice: Anna Mainardi
Editore: Iacobelli
Collana: Frammenti di memoria
Euro: 14.00
Sito dell’editore

Anna Mainardi è nata a  Cagliari il 26 marzo 1952, è sposata e ha tre figli. Ex bibliotecaria presso l’Università degli Studi Roma Tre, dice di sé «Ho la passione della scrittura, ho pubblicato alcuni racconti, ho ricevuto nel 2002 un premio dell’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano, collaboro alla rivista “Leggendaria” e faccio parte del movimento “Se non ora quando”. In passato sono stata volontaria per il Telefono Rosa e per la Comunità Terapeutica di Villa Maraini»

L’autrice in questa intervista ci racconta la sua esperienza di scrittrice e di donna

MestiereLibro è un blog  nato unitamente ai corsi sui mestieri dell’editoria. Per questo motivo la prima domanda sarà finalizzata ad accrescere la conoscenza della complessa macchina editoriale.

Scrivere un testo non basta. Occorre che l’editore lo stampi affinché un lettore lo legga. Semplice a dirlo, più complicato metterlo in pratica. Puoi raccontarci il tuo percorso e come hai affrontato e superato gli ostacoli che hai incontrato? Qual è stata la forza che ti ha spinto a non demordere?

Come quasi tutti gli esordienti ho incontrato molte difficoltà nella ricerca di un editore disposto a stampare questo mio primo romanzo. Capisco il punto di vista di chi investe su un autore senza la certezza di un ritorno economico ma, per un esordiente appassionato, la trafila è molto scoraggiante. Ricevevo solo offerte di pubblicazione da case editrici a pagamento e, a parte il fatto che non me lo potevo permettere, non credevo al loro impegno per la distribuzione, una volta incassato il mio contributo. Così rifiutavo e continuavo a sperare. Se proprio nessuno mi avesse risposto positivamente, avrei pubblicato il mio libro online, a spese mie come omaggio a mia madre.

Quando però rileggevo il testo rilevavo dei punti deboli: dialoghi non convincenti, ripetizioni, luoghi comuni ecc… per cui ho deciso di frequentare un buon laboratorio di scrittura che mi è stato utile soprattutto a capire cosa non dovevo fare. Ho lavorato allora sulla scrittura, sullo stile narrativo, ho tagliato, cercato di approfondire i contenuti. Penso che tutto quel lavoro mi sia stato utile anche per la pubblicazione dei racconti che inviavo a vari concorsi letterari, rientrando spesso tra i finalisti. Questi piccoli successi mi hanno incoraggiato a perseverare con il romanzo. La svolta c’è stata poco più di due anni fa quando, per una serie di circostanze casuali, ho iniziato a collaborare (gratuitamente, va da sé!) con una rivista letteraria femminista per cui scrivo recensioni. Lì ho conosciuto altre collaboratrici, giornaliste e letterate, una delle quali era anche l’editor della casa editrice che poi ha pubblicato il libro. L’anno scorso le ho chiesto di darmi un parere spassionato e amichevole sul mio testo. Se anche questa volta avessi ricevuto un giudizio negativo mi sarei messa l’anima in pace, definitivamente. Invece dopo qualche mese l’editor mi ha detto di averlo trovato interessante e di averlo proposto alla direttrice editoriale che poco dopo lo ha accettato senza porvi alcuna variazione. È stata una grande gioia per me, quando ormai mi stavo arrendendo e avevo deciso di scrivere solo racconti. È troppo faticoso, emotivamente coinvolgente e scoraggiante, scrivere per mesi e mesi e poi non trovare un editore. Invece adesso mi è tornata la voglia di impegnarmi nella scrittura di un secondo romanzo. In questo senso la pubblicazione è un ottimo incoraggiamento.

La tua esperienza di figlia e poi di donna, che in parte narri nel libro, hanno influito sul tuo impegno sociale in difesa dei diritti e della libertà delle donne?

Sì, credo proprio di sì. Sono cresciuta in una famiglia tutta maschile: padre, due fratelli e cugini tutti maschi. Mia madre finiva sempre per essere subordinata alle aspettative altrui e trovava “normale” rinunciare alle proprie. Non so se si sia mai resa conto di quanto la sua tendenza alla depressione, che poi la portava a compiere atti autolesionistici, fosse legata alla sua rinuncia a realizzare sé stessa, nonostante le sue qualità e competenze. All’inizio dell’adolescenza sono entrata quasi subito in collisione con lei, non tanto perché cercava di limitare la mia libertà, quanto perché non si opponeva all’autorità di mio padre. Io le dicevo che non avrei mai fatto come lei. Credo di averla ferita spesso con la mia ribellione, ma nello stesso tempo ottenevo che mi lasciasse piuttosto libera e mi “coprisse” parecchio con mio padre che a casa c’era pochissimo per via del suo lavoro. Ogni tanto lei esclamava preoccupata: “se lo sapesse papà!”. Il fatto, poi, che la mia giovinezza si sia svolta negli anni delle contestazioni del Sessantotto ha facilitato la presa di coscienza femminista e politica e alla fine lei era anche contenta che mi fossi liberata del bozzolo tradizionale e che, nonostante ciò, avessi pure trovato marito! Se non mi fossi ribellata per tempo, del resto, che fine avrei fatto con tre figli maschi?

Il libro narra la storia di tua madre e della tua famiglia, ma è anche l’affresco della società italiana, dagli anni di guerra al boom economico. Come e se, tu pensi si sia evoluta, rispetto al passato, la posizione della donna nella società contemporanea?

Indubbiamente la condizione della donna nella società italiana si è modificata in meglio rispetto agli anni che prendo in considerazione nel mio libro, ma non ancora abbastanza se consideriamo quanto poco è presente la donna nei posti di potere (a meno che non sia cooptata dal capo e a lui subordinata nelle decisioni), quanto il lavoro femminile sia più ripetitivo e spesso subordinato a quello maschile e quanto il fenomeno del femminicidio dimostri la difficoltà per il maschio di accettare una vera parità di genere perfino nei rapporti famigliari e sentimentali. Del resto spesso le donne si ribellano molto tardi ai soprusi o si lasciano strumentalizzare come oggetti sessuali per cui, a fronte di un diritto di famiglia tra i più evoluti, fa riscontro una concezione dei rapporti uomo-donna non troppo lontana da quella di cinquant’anni fa. L’esperienza del femminismo che ha portato a importanti conquiste in campo legale (divorzio, aborto, diritto di famiglia, pari opportunità), si è infine a lungo impantanata come se i diritti acquisiti lo fossero una volta per tutte e solo di recente le giovani donne stanno accorgendosi che bisogna tornare a lottare per difendere i propri diritti continuamente minacciati. Tuttavia un vero cambiamento culturale, secondo me, non c’è ancora stato neanche dal punto di vista delle donne, poco consapevoli del valore della propria diversità e finché non si punta su quello, fin dalla scuola dell’infanzia, penso che la parità vera tra i generi non ci sarà.

Ho letto che la tua ultima fatica di scrittrice è un racconto fiabesco Maria nel bosco di prossima pubblicazione per Iacobelli Editore. Quanto ha contato la lettura per te bambina? Quali le tue fiabe o i tuoi autori preferiti, se ne avevi? Oltre a Maria nel bosco quale altre fiabe narreresti ai tuoi nipotini?

 Maria nel bosco è uno dei tanti racconti che ho scritto negli anni, ma uno dei pochi per bambini o ragazzi. Mi piacerebbe approfondire questo tipo di scrittura, ma è difficile perché non sempre riesco ad avere quello sguardo limpido e libero che richiede una storia per ragazzi. La vita a volte è dura e a me non piace scrivere racconti senza speranza, quindi rimane una scrittura relegata in pochi momenti fortunati. Fin da bambina sono però stata una lettrice compulsiva. I libri che più di tutto ho amato sono, ovviamente per la mia epoca, Piccole donne, Piccole donne crescono e I figli di Jo che era anche il mio personaggio preferito, Pollyanna, Scarpette rosse e Pinocchio, ma verso i dodici anni ho iniziato con testi più “da grandi”: i racconti russi e francesi cui mio padre mi proibiva di avvicinarmi e che invece leggevo di nascosto. Mi piacevano molto perché c’erano tanti personaggi e molta introspezione che mi faceva comprendere meglio la natura umana.

Alle mie nipotine racconto per lo più storie che invento lì per lì perché è quello che mi chiedono, oppure leggiamo insieme i loro libri o fumetti, però alla più grande di 9 nove anni non ho resistito dal regalare Piccole donne che, con mio grande stupore, le è piaciuto.

Torino è stata per molti anni la tua città. Quale emozione hai provato nel ritornarci come autrice del Salone del Libro?

Non avrei mai pensato di andare al Salone del libro come autrice e ne sono stata molto contenta, naturalmente, anche se poi vedere tutte quelle migliaia di libri in vendita ha ridimensionato moltissimo il valore del mio libro ai miei occhi. Ma questo lo considero un bene.

Giusi R.

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